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Rimesso in libertà il giudice di Molfetta, Giuseppe De Benedictis, che aveva un'arma da guerra in casa Interrogato dal Gip il magistrato, noto collezionista di armi, ha spiegato la vicenda, frutto di una sua leggerezza nell'acquisto della carabina, fatto in buona fede
30 ottobre 2010

BARI - Il gup del Tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis (foto), posto agli arresti domiciliari giovedì, in flagranza di reato, con l'accusa di detenzione illegale di una carabina da guerra è tornato libero.
A prendere questa decisione è stato il gip del tribunale di Trani Maria Grazia Caserta che ha convalidato l'arresto. La decisione è stata condivisa dai Pm inquirenti Francesco Giannella e Antonio Savasta che hanno deciso di non chiedere più la misura cautelare perché De Benedictis avrebbe fornito "ampie spiegazioni" sull'acquisto dell'arma.
Infatti, il magistrato di Molfetta ha risposto a tutte le domande e dall’interrogatorio di garanzia è emersa una sua leggerezza e buona fede in questa vicenda che lo ha visto protagonista.

Il magistrato è un noto collezionista di armi, ne avrebbe oltre mille nella sua abitazione. Ed è proprio a casa sua che mercoledì notte è avvenuta la perquisizione dei carabinieri, che avevano trovato un’arma da guerra, la cui detenzione è illegale.
Il giudice avrebbe acquistato l’arma qualche giorno prima in un’armeria di Caserta. Accortosi subito che si trattava di una carabina illegale, De Benedictis avrebbe telefonato all’armeria affermando che si sarebbe trattato di un errore e che avrebbe provveduto a restituire l’oggetto. Ma la perquisizione è avvenuta prima che tale restituzione avvenisse e quindi è scattato l’ordine di arresto, anche perché l’armeria del casertano era sotto inchiesta.
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Tutto è bene quel che finisce bene. Sembra che i guai del sig. De Benedictis si siano fortemente ridimensionati, se non azzerati. Adesso potrà continuare ad occuparsi di GIUSTIZIA ed anche, con maggiore serenità, dei problemi della sua Signora (con tutto il rispetto e la solidarietà del caso). Detto questo, vorrei dire due paroline sulla "collezione", direi un pò bizzarra del Soggetto. In casa nostra siamo tutti padroni, se non "attentiamo" ai diritti degli altri, di fare quel che vogliamo. Di conseguenza osserviamo che alcuni allevano un cane o un'altra bestiola; c'è chi alleva uccellini, si collezionano francobolli, monete, ultimamente abbiamo preso l'abitudine (demenziale) - esotica - di allevare anche animali pericolosi. Collezionare armi e detenerle (nel caso specifico, si parla di oltre mille esemplari!!) in casa, mi sembra un pò ...eccessivo. Sopratutto se, come sembra dal perfezionismo verso la propria collezione del Giudice, tali armi sono funzionanti. A parte il fatto che per ospitare una tale raccolta, ci vorranno spazi adeguati (e sono problemi del collezionista), io considero un pò sconsiderato detenere tanti ordigni in casa: supponiamo che si verifichi un furto. I malviventi si troverebbero in una specie di "apriti Sesamo" con tutta quell'abbondanza di armi, tale che magari, attratti da tanto "ben di dio", forse trascurerebbero anche bottini più "classici", con conseguenze incalcolabili per la Società. Non mi stanco di ripetere che queste sono MIE CONSIDERAZIONI PERSONALI, però, mi piacerebbe conoscere l'opinione anche di altri partecipanti al Forum.

.....dal SUK.- - 2 - Quando questa fu presentata agli altri lavoratori assenti, alcuni -anche se furono d' accordo sull' importo totale- non accettarono la parte che a loro quel giudice aveva assegnato.- A questo punto, l' avvocato degli operai -al quale la somma totale era stata consegnata per dividerla perchè comprendeva i suoi onorari, e fino a quel momento tenuto ovviamente in disparte dal giudice e da nessuno consultato- espresse il suo parere: il giudice aveva gravemente violato il proprio dovere, e purtroppo l' intesa sul totale era stata raggiunta; dunque, senza l' accordo di tutti la somma non poteva essere divisa.- Quindi assunse l' incarico di riformulare la proposta di ripartizione.- Invece, l'operaio che per primo aveva accettato e che aveva chiesto al giudice di fare la divisione, pretese comunque che gli fosse consegnato quanto il giudice aveva proposto per lui; siccome non l'ebbe, tornò a parlare col giudice senza il suo avvocato ed in compagnia di qualche suo sodale.- Il giudice lo ricevette in privato e gli disse: denuncia l'avvocato; e quello così fece.- Al processo, il denunciante ed altri due testimoni dichiararono falsamente che tutti gli altri erano d' accordo sulla divisione che il giudice stesso aveva proposto; conclusione: l' avvocato fu condannato, le somme furono sequestrate, i falsi testimoni andarono indenni perché nessuno mai ha voluto perseguirli ed a tutt' oggi la squallida ed anomala vicenda non è conclusa.- Si è saputo -e qui siamo a quanto poi venuto ……a galla- che quel giudice era amico dell' avvocato del padrone per averne frequentato lo studio come praticante avvocato, prima di accedere alla magistratura; ancora, l'avvocato del padrone ciò nonostante ha presieduto il collegio disciplinare che ha inflitto la radiazione dall' albo all' avvocato dei lavoratori.-"



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