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Rigenerazione urbana, come la vedono gli studenti dell’Itet di Molfetta Interessante iniziativa di studio del territorio nel filone della smart city
Il plastico di Ruvo
26 marzo 2021

MOLFETTA - Novità interessante all’ITET (Istituto tecnico, economico e tecnologico) “Gaetano Salvemini” di Molfetta. Nell’indirizzo CAT, costruzioni, ambiente e territorio, va avanti un progetto di rigenerazione urbana nel filone della smart city, la città intelligente, affidata dal dirigente scolastico prof. Sabino Lafasciano ai docenti Raffaele Nappi e Valentina Altomare, ingegneri che si occupano anche del territorio cittadino.

L’area scelta è quella del rione Cavalletti a Molfetta, quello compreso tra via crocifisso, via Paniscotti, corso Margherita, via Sergio Pansini e via ten. Ragno. Rigenerazione urbana è un termine che indica lo studio del territorio analizzando la crescita per individuare i possibili rimedi ad un assetto urbanistico ormai superato e quindi poco funzionale. Se questo viene fatto da due ingegneri che sono anche docenti dell’ITET, il lavoro diventa interessante e soprattutto educativo con la proposta agli studenti di analizzare le strutture per individuare quali interventi possono essere realizzati nel territorio.

E’ quanto è stato fatto all’ITET con questa iniziativa. Vediamone i contenuti con la possibilità di indicare agli amministratori comunali anche spunti per eventuali interventi.

Preside Lafasciano, quali iniziative ha adottato il suo istituto per contrastare le limitazioni imposte dalla Dad?
«Quest’anno scolastico, nuovamente caratterizzato in modo pesante dalla pandemia doveva necessariamente ulteriormente integrare la formazione on line sulle discipline tradizionali di insegnamento con percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento definiti PCTO basati su un forte richiamo alla realtà cantieristica da svolgersi fuori dalle aule e dagli schermi del computer a cui sono stati, loro malgrado confinati, gli studenti.

Ci è giunta notizia di una interessante iniziativa a tale proposito, può darci delle anticipazioni?
«Certamente. Nel nostro indirizzo CAT Costruzioni Ambiente e Territorio (ex Geometra, per intenderci) è in atto una interessante ed intrigante iniziativa che ho affidato ai proff. Raffaele Nappi e Valentina Altomare i quali nella loro qualità anche di ingegneri, aggiungono alle competenze scolastiche un lavoro svolto professionalmente sul territorio cittadino.
Il focus dell’argomento trattato è la “Rigenerazione urbana” inserita nel filone della cosiddetta Smart City».
I due termini sono spesso evocati nel dibattito politico ed economico nazionale ed internazionale. Il nostro attuale sindaco Tommaso Minervini, nella scorsa campagna elettorale ha utilizzato il termine “Smart city” per dare una impronta di modernità alla programmazione della sua amministrazione.
Ma come metterli in pratica? Rivolgiamo la domanda al prof. Raffaele Nappi.
«Si tratta di analizzare il territorio cittadino e con spirito critico ma costruttivo porsi il problema di cosa funzioni nell’assetto urbanistico e sociale delle aree centrali e come si possa renderlo più moderno, funzionale ed inclusivo. Abbiamo scelto un’area decisamente trascurata dal PRGC di Molfetta, un’area che assurge, suo malgrado, agli onori della cronaca solo per episodi di microcriminalità e marginalità sociali, macchiando ingiustamente tutti i residenti. Trattasi di un’area edificata a fine XVIII e proseguita nel XIX secolo con un tessuto urbanistico ad alta densità di edifici, che non regge traffico perché con viabilità capillare quasi esclusivamente pedonale.
Le abitazioni, tranne le poche “signorili”, sono tutte sottodimensionate, poco soleggiate, energeticamente dispendiose, con parametri di sicurezza statica alquanto incerti, per non parlare della diffusione di stanze al piano interrato, inagibili e ipocritamente definite “deposito” di non si sa cosa. Insomma abitazioni fortemente inadeguate alla contemporaneità condannate per giunta alla assenza di standard urbanistici fosse anche un semplice marciapiede.  Abbiamo quindi voluto che gli studenti analizzassero sul campo le caratteristiche degli edifici, riportare le eventuali emergenze storico-architettoniche per individuare quale edificio fosse degno di tutela storico-architettonica e quale non. Abbiamo voluto quindi che gli studenti cogliessero l’aspetto, ambientale, igienico, statico, funzionale e quantificassero gli standard urbanistici presenti».

Prof.ssa Valentina Altomare, più concretamente quali operazioni dovranno compiere gli studenti?
«Dopo questa necessaria ed interessante mappatura, edificio per edificio, individuando le particelle catastali, le aree coperte e i volumi urbanistici dei singoli edifici, gli studenti dovranno relazionare i risultati e portarli alla attenzione dei nostri amministratori locali responsabili delle programmazioni urbanistiche della città.
In più, per stimolare ulteriormente il pensiero, la formazione tecnica e la creatività dei nostri studenti abbiamo dato spazio alla formulazione di libere proposte di rigenerazione urbana, magari saranno valutate di non immediata realizzazione, come si può bene capire dalla dimensione degli interventi, ma abbiamo ritenuto che questo lavoro crei consapevolezza di come il progresso passi necessariamente dal coraggio delle proposte visionarie, futuristiche e solo apparentemente utopistiche.
Nella fattispecie sarà ridisegnata la mappa cittadina di quest’ area lasciando come cardini le poche vie essenziali eliminando il dedalo ed il labirinto delle attuali reti viarie pedonali, concentrando le volumetrie esistenti, riducendo le aree coperte in modo da liberare spazi pubblici e inserire quella dotazione di standard urbanistici oggi mancanti.
La soluzione verrebbe incontro alle mutate esigenze di mobilità delle nostre città con un assetto urbanistico più intelligente, più “smart” adeguato alle esigenze della vita contemporanea e alle esigenze di socialità e mobilità.
Utilizzando poi un progetto già sperimentato con successo nell’ anno scolastico 2017/2018 con il Comune di Ruvo di Puglia ossia il Pon “Modulo 3: nucleo antico di Molfetta: stampa 3d della durata di 120 ore da svolgersi in collaborazione con il Politecnico di Bari presso il Fablab di Bitonto sarà possibile stampare in 3d tutto il rilievo eseguito nonché la proposta progettuale e offrila alla Amministrazione come “memènto” per le future  politiche urbanistiche della città».

Prof. Raffaele Nappi, quali ritenete siano gli aspetti innovativi e cosa conserveranno gli studenti di questa esperienza?
«Per svolgere il lavoro preparatorio di mappatura di oltre 500 edifici abbiano attivato le logiche dello smart working, del coworking e del network. Mi spiego: ogni studente sebbene “confinato” a casa dalla pandemia è protagonista individuale del suo lavoro, lo  mette in rete, con cartella condivisa in dropbox. Uno studente regista delle operazioni, nominato di volta in volta, assembla in unico file progressivamente il lavori dell’intero gruppo.
Ognuno quindi esegue la sua parte. Se si considera le diverse città di residenza degli studenti questo studio, che in tempi normali avrebbe richiesto presenza fisica a scuola e una certa dispersone di energia, ha creato un nuovo modello di organizzazione del lavoro valido ed alternativo, eliminando lo spostamento fisico superfluo, lo scambio materiale del lavoro svolto.
In pratica lavorano come all’ interno di una società di ingegneria dove nessuno è “dipendente”, ma ognuno promotore e responsabile della sua parte di lavoro che si deve poi incastonare nel lavoro dell’intero gruppo.
Lo scambio di opinioni, la collaborazione, la correzione reciproca, fa abbandonare la logica puramente concorrenziale con cui a volte anche la scuola oltre che la vita sociale caratterizza l’agire della persona e fa scoprire il valore dell’arricchimento reciproco che proviene dalla condivisione dei saperi».

In conclusione chiediamo al dirigente scolastico prof. Sabino Lafasciano se questa esperienza debba ritenersi episodica o strutturata nella formazione degli studenti dell’indirizzo CAT.
«Ho validi motivi per ritenere che non ci si debba fermare alla esperienza dell’anno in corso, la mole di lavoro da eseguire inglobando successivi quartieri della città e allargando gli studi alle città di provenienza dei ragazzi è tale che le future classi dovranno raccogliere il testimone in una staffetta generazionale continua. Riteniamo che l’iniziativa del corpo docente tutto del nostro Istituto crei maggiori opportunità di crescita professionale nei ragazzi se le discipline di insegnamento si radicano subito nel territorio che costituisce il palcoscenico delle esperienze del vissuto quotidiano dei ragazzi».

© Riproduzione riservata

Autore: Daniela Bufo
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