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Rifondazione: a Molfetta, la salute dei cittadini e la tutela del patrimonio architettonico non sono una priorità Il caso dell'antenna di Piazza Catecombe tra inadeguatezza amministrativa e manifesta incapacità 
28 febbraio 2020

 MOLFETTA – I consiglieri comunali dell’opposizione di sinistra Gianni Porta e Paola de Candia (Rifondazione comunista – Compagni di strada) interviene sull’antenna della telefonia mobile in piazza Catecombe a Molfetta.

 «C’era una volta un’Amministrazione comunale che nel lontano 2008 autorizzava un’impresa a installare un’antenna per la telefonia mobile su un immobile comunale in piazza Catecombe con preoccupazione dei residenti per la salute e grande sfregio al paesaggio della piazza e dell’intero quartiere. Ovviamente il tutto avveniva senza consultazione del quartiere. A nulla valsero al tempo le proteste dei residenti, le cause intentate da alcuni, le petizioni, le interrogazioni e le proposte di regolamentazione di Rifondazione comunista.

Nel 2013 si insedia una nuova Amministrazione comunale e, grazie alla pressione del Comitato di quartiere e alla mobilitazione dei residenti, l’Amministrazione decide finalmente di non rinnovare il contratto.

Quindi nell’aprile 2016 l’impresa è avvisata che deve sloggiare dall’immobile comunale dal Dirigente del Settore Territorio, il quale rinnova l’invito anche nell’aprile 2017 nel mentre continua a prospettare compensazioni e vantaggi economici offerti dall'impresa. Proposte tutte rigettate dal Comitato di quartiere. 

Nel frattempo si insedia nel 2017 una nuova amministrazione comunale, quella degli “esperti” che riorganizza la macchina comunale per farla funzionare meglio… A luglio 2017 sempre il Dirigente del Settore Territorio ribadisce all’impresa che il Comune non è interessato al rinnovo della concessione dell'area, che deve essere lasciata libera entro il 3 maggio 2018. Di nuovo, ad agosto 2018, il Dirigente del Settore Territorio diffida la ditta a rimuovere l’antenna entro 10 giorni. 

Nel settembre 2018 un altro Dirigente, quello del Settore Ambiente, chiede alla Polizia municipale di fare un sopralluogo per verificare l’avvenuta rimozione dell’antenna; fatta la verifica, il Dirigente della Polizia municipale comunica che l’antenna non è stata rimossa. Nel contempo l’azienda (dopo due anni dall’avviso di sfratto…) chiede una proroga del termine, per la rimozione, e anche se l’amministrazione dispone di un’area alternativa in cui localizzare l’antenna.

Il sindaco “esperto”, quello che ha riorganizzato la macchina amministrativa, a ottobre 2018 sollecita i provvedimenti per rimuovere l’antenna, tanto che il Dirigente del Settore Ambiente comunica all’impresa che porrà in essere la procedura della esecuzione in danno, cioè provvederà a far rimuovere l’antenna e poi le spese saranno imputate all’impresa.

A fine mese arriva il contrordine: dopo una serie di incontri e sopralluoghi, si interrompe la procedura di rimozione dell’antenna e, su proposta del Sindaco, tutti insieme – l’impresa, il Dirigente del settore Ambiente, la Polizia municipale – iniziano a cercare altri siti comunali in cui spostare l'antenna.

Tra ottobre e novembre 2018 la faccenda si ingarbuglia: l’impresa chiede un’altra proroga, per lo spostamento dell'antenna, poiché il sindaco avrebbe comunicato la non fattibilità della installazione su altri siti comunali, invece il Dirigente del Settore Ambiente nel gennaio 2019 chiede all’Ufficio legale di provvedere all’incarico di un avvocato per far valere i diritti del Comune, dato atto che alla data odierna non si è rimossa l’antenna né si è trasferita su altro suolo comunale.

Qual è la verità? Nessun lo sa. Cosa succede dopo? Niente per un anno.

Finché l’altro giorno – a febbraio 2020… – è pubblicato il nuovo contratto di locazione per la stessa antenna, sullo stesso immobile comunale, nella stessa piazza Catecombe, nello stesso quartiere, senza nessun coinvolgimento del quartiere e del Comitato di residenti. 

La decisione è di un terzo Dirigente ancora, questa volta del Settore Patrimonio, il quale preso atto “che ad oggi, nonostante reiterati solleciti, l’antenna di che trattasi non è stata rimossa” che cosa fa?

Voi direte “finalmente procede alla rimozione in danno, visti i ripetuti solleciti”, invece no! Sorpresa: di fronte alla richiesta dell’impresa di rinnovare il contratto, il Dirigente del Settore Patrimonio rinnova il contratto per altri 9 anni, anche perché l’impresa paventa lo spostamento dell’antenna su un suolo privato vicino facendo perdere al Comune l’introito di 18.000 euro all’anno.

Risultato: tre dirigenti coinvolti nella faccenda e oplà, alla fine si passa da rimuovere un'antenna, indesiderata nel quartiere e sfregio per il paesaggio, al rinnovo del contratto per altri 9 anni, sotto pressione dell’impresa.

Poche altre vicende raccontano bene come questa il grado di subalternità e disorganizzazione della macchina comunale, con un privato capace di portare a spasso non uno ma tre settori del Comune, compresa la Polizia municipale che ha effettuato i sopralluoghi.

E questo grazie all’amministrazione “esperta” di Tommaso Minervini, capace di sabotare i procedimenti amministrativi. Ovviamente in tutto ciò brilla l’assenza dell’assessore all’Ambiente, Balducci, il quale farebbe bene – dopo la sottrazione della delega alla Socialità – a rassegnare le dimissioni, dopo questa vicenda, per manifesta incapacità.

Ovviamente la nostra storica battaglia per la rimozione di quest’antenna e per una adeguata razionalizzazione delle antenne sul territorio non si ferma qua, insieme a cittadini e comitati di quartiere».

 

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