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RESTATE INFORMATI MA RESTATE A CASA. Continua l’iniziativa dei giornalisti di “Quindici” a Molfetta. Cronaca del 17° giorno di “arresti domiciliari” per il coronavirus
Marina Francesca Altomare di "Quindici"
28 marzo 2020

 MOLFETTA – Continua l’iniziativa “RESTATE INFORMATI MA RESTATE A CASA” avviata dai giornalisti di “Quindici” a Molfetta per sensibilizzare i cittadini a restare a casa. Ad informarli, pensiamo noi.
Oggi interviene Marina Francesca Altomare, redattrice di “Quindici”

Suona la sveglia, sveglia impostata alle 8:45 come tutti i giorni, non lavoro più ma studio, non voglio perdere il mio ritmo biologico, o almeno, cerco di non farlo. E’ sabato mi dico, la seconda settimana di primavera capita di sabato, uno dei tanti sabato che vivrò agli “arresti domiciliari” per il coronavirus.

Ma oggi è 28 marzo, cerco di fare mente locale su un eventuale ricorrenza che non mi sovviene, un compleanno, un onomastico che non riesco a ricordare, finalmente il lampo di genio: penso a una settimana fa, la giornata mondiale della poesia! Sfoglio velocissimamente il libro dei ricordi per selezionare la poesia che voglio condividere con il mondo, sono indecisa, ce ne sono talmente tante: volo con le fibre del mio cuore al primo anno di liceo, il mio IV ginnasio.

Ricordo una versione di me diversa, speranzosa e timorosa, intraprendente ma timida, impacciata come adesso. Scelsi con estremo entusiasmo di iscrivermi al progetto di poesia, eravamo tutti alle prime armi, c’era qualcuno che aveva già recitato in pubblico ma la maggior parte no.

Ricordo benissimo il tremolio della voce, il battito del cuore nelle orecchie, il processo di iperventilazione che mi invase quando mi fu assegnata la poesia: “Il più bello dei mari” di Nazim Hikmet. Non avevo mai sentito parlare di questo autore turco, quindi scevra di qualsiasi categoria mentale mi approcciai al testo e feci la cosa che mi riesce meglio fare da che ho memoria: mi emozionai e piansi.

Tornata a casa, incominciai a leggere e rileggere la poesia fino ad impararla subito a memoria:

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.

Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.

I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.

E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.

Nonostante la mia tenera età, nonostante il fatto che non avessi “navigato molti mari” a parte quello adriatico, una volta, per recarmi alle Isole Tremiti con la mia famiglia; nonostante non avessi figli, nonostante io non abbia tuttora figli; nonostante fossi fermamente convinta che uno dei giorni più belli della mia vita lo stessi vivendo proprio in quel momento, grazie al dono inestimabile che mi era stato fatto, ero fermamente convinta che mi stavo accingendo a  pronunciare quello che di più bello potessi dire.

Ritorno al presente, al presente amaro in cui vivo, un presente articolato in continue lotte contro me stessa perché non riesco ad uscire da questo mood altalenante di propositività e rassegnazione. Ogni giorno ci provo, ci provo davvero, cercando una via di fuga dalla mia stessa mente, quel locus amoenus tanto cantato dai poeti, che trovo. E allora decido che almeno oggi posso rifugiarmi in questa poesia, posso pensare che il mio percorso di vita andrà avanti, posso pensare che navigherò tutti e sette i mari e tutti e tre gli oceani; posso pensare di avere un figlio, due, tre quanti il mio compagno, il mio tenore di vita ed il mio utero mi potranno concedere; posso pensare che avrò giorni migliori di questo, giorni che saranno impressi nella mia memoria ed il cui ricordo mi farà emozionare e piangere, questa volta di gioia, posso pensare che potrò ancora essere diretta, rassicurante e comprensiva con le mie parole, posso ancora poter dire cose belle a chi amo e amerò.

La poesia del sublime Hikmet oggi mi ha svegliato dal torpore della mia sopravvivenza e mi ha fatto vivere, respirare e sognare, ah quanto mi mancava sognare! Spero che faccia lo stesso effetto anche a voi, nel frangente non posso che ripetermi e ripetervi “andrà tutto bene!”

© Riproduzione riservata

Autore: Marina Francesca Altomare
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