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Quelle sanificazioni dannose a danno dei cittadini di Molfetta. Una lettrice scrive a “Quindici”
03 maggio 2020

MOLFETTA – Una lettrice scrive a “Quindici” per criticare il modo con cui è stata realizzata a Molfetta la cosiddetta “sanificazione” utilizzando i trattori degli agricoltori. Un’operazione, caro sindaco Minervini, che va fatta di notte, non in orari in cui c’è ancora gente in giro e ci sono anche negozi aperti.

Un errore che l’amministrazione comunale ha commesso a danno dei cittadini, che dice di voler tutelare. Forse qualche funzionario, che ha consentito questa operazione, deve rispondere degli errori commessi. C’è troppa leggerezza e non basta annunciare sanificazioni se alla fine producono solo danni. La gente è indignata e chiede più rispetto e razionalità nella gestione dell’emergenza coronavirus.

Ecco la lettera inviata a “Quindici”:

«Gentile Dott. de Sanctis, sono una cittadina e spesso mi rendo conto che occorre fare di necessità virtù, che bisogna provvedere autonomamente, in caso di necessità, a servizi di primaria importanza, che devono essere garantiti da enti come lo Stato o i Comuni, ed invece sono coperti da privati cittadini o dalla volontarietà di organizzazioni di categoria.

Mi hanno insegnato che “a caval donato, non si guarda in bocca”, espressione che invita a non fare domande sulla salute dell’animale donatoci, attraverso l’esame della sua dentatura, metafora del “va bene tutto, se gratis”, ma spesso, occorre guardare l’interno della bocca, per evitare che il dono si trasformi in un “peso” da gestire. Mi sembra il caso, sollevato tra l’altro da altre testate cittadine, della disinfezione ad opera degli operatori Coldiretti che, con grande spirito altruistico, hanno messo a disposizione i propri mezzi per la sanificazione della città. Appuntamenti alla rotonda antistante la Chiesa della Madonna della Rosa.

Il primo appuntamento, anticipato da mezzi di comunicazione, è stato salutato da cittadini, flash, fotografi che hanno reso virale l’assembramento di trattori su cui svettavano le bandiere della categoria, alle ore 20 quando ancora il vicino supermercato osservava i consueti orari di apertura, quelli ante decreto. I mezzi, terminate le foto di rito, andavano velocemente via per raggiungere le zone da sanificare. Idem per il secondo appuntamento ma l’orario di ritrovo veniva anticipato. Il terzo, anticipato ancora.

Sono una residente, assolutamente certa degli orari perché, caro Direttore, ho un orologio che puntualmente mi ricorda i miei impegni: il mio cane. Giro per il quartiere, in serata e le uniche anime che trovo in giro sono coloro i quali, come me, hanno la fortuna di vivere con un essere peloso, cui devono momenti di serenità, soprattutto in questo periodo.

Giovedì 30 aprile, esco col mio cane alle 20, vedo il marciapiede bagnato e un odore di candeggina. Penso ad una pulizia ad opera dell’amministratore condominiale ma allontanandomi dall’abitazione, continuo a percepire l’ “odore”. Il mio cane sembra agitato, spaesato, annusa l’aria, corre via dal marciapiede per entrare nel terreno incolto, uno dei tanti lasciati all’incuria. Continuo ma non vedo nessuno, non c’è un cane in giro, oltre il mio.

Vedo apparire un trattore, spruzza qualcosa, sembra acqua, l’odore diventa più insistente, faccio appena in tempo a citofonare ad una conoscente per farmi aprire il portone affinché io e il mio fedele amico, possiamo rifugiarci. La soluzione è stata nebulizzata a poche decine di centimetri dal suolo, e, se non avessimo trovato riparo, sicuramente ne saremmo stati investiti. Aspetto ancora un po', ringrazio e vado via.

Ho avuto modo di osservare, gentile direttore, che non solo gli appuntamenti successivi ai primi non sono resi noti, ma che sono stati anticipati ad orari in cui, anche in questa terra senza controlli, ci sono lavoratori, non in smart working, che tornano a casa.

La sanificazione, inoltre, ha coperto, viste le “dimensioni” dei mezzi, solo le aree centrali senza coprire strade non ancora asfaltate, per le quali sono stati ampiamente e da tempo immemore, pagati oneri di urbanizzazione, strade che non sono coperte dalla pulizia di operatori ecologici per i quali neanche la comprovata professionalità di Federica Sciarelli, riuscirebbe a portare in questa zona.

Ecco, ho voluto, come già sottolineato da diversi altri residenti in questo comparto, approfittare dell’ospitalità del suo giornale per dar voce a quello che gli altri non dicono, per sottolineare che, con gente e animali ancora in giro, la sanificazione potrebbe rappresentare una medicina pericolosa e inutile per una malattia virulenta.

Appare, se mi è consentito, una operazione di immagine, tesa a dare l’impressione di una sanificazione settimanale, di grande risonanza per una categoria, come i coltivatori diretti, cui, a prescindere dalla sanificazione, dobbiamo tanta riconoscenza.

Spero di sbagliarmi, lo spero anche per altre cose ma quando il mio intuito trova conferme, provo un inconsolabile senso di sconfitta».

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