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Quando lo stile diventa una questione di identità: come uscire dall'anonimato del costume nell'era del “generico globale”
04 gennaio 2018

E sempre una questione di stile quella che rende inconfondibile la personalità di un individuo. Il carattere si vede dalle scelte e le scelte che operiamo sono quelle che alla fine riconducono a noi, come tracce, segnali, come veri e propri indizi.

Il discorso vale in qualsiasi campo, da quello etico a quello estetico.

Ecco perché ultimamente, sarà forse proprio per via di questa incontrollabile ondata di globalizzazione, temi come “personalità” e “stile” emergono sempre più dalle pagine dei femminili quando si parla di costume, così come vengono dibattuti nelle più articolate riflessioni di taglio antropologico che i media sviluppano intorno all'individuo.

Ricordate il vecchio detto “l'abito non fa il monaco”? Ecco, se ci pensate invece nell'epoca post Guy Debord, autore del noto saggio intitolato “La Société du Spectacle”, l'abito forse il monaco lo fa, e talvolta non solo all'apparenza.

A forza di indossare, come si suol dire, certe vesti o quando ci si trova intorno chi in determinati abiti ti riconosce, si finisce per assumere quella data identità.

Lo sanno bene quelli dello star business televisivo, i politici e ovviamente gli influencer, oggi molto in voga, ovvero quegli utenti con migliaia se non milioni di seguaci sparsi sui vari social network che influenzano chi li segue. Un circolo vizioso? Forse.

Per non parlare poi dei personal shopper che lo stile te lo modellano su misura. Ma siamo sicuri sia davvero il tuo?

E noi comuni cittadini che non facciamo campagne elettorali, che non abbiamo milioni di seguaci e che non siamo soliti usare chi fa shopping per nostro conto, allora vuol dire che non possiamo avere uno stile estetico che sia identitario? Certo che no, possiamo eccome.

E basta davvero poco. È sufficiente non scegliere ciò che si indossa seguendo la modalità “pecoroni”: se quest'anno va di moda il blu non è detto che dobbiamo paludarci di blu per un'intera stagione. Se è il momento del pantalone a zampa, nulla ci vieta di continuare ad usare i jeans stretti. Anzi, è così che rivendichiamo un nostro stile. Non dimentichiamoci che è proprio con l'abbigliamento e gli accessori che possiamo avere tutta la libertà d'espressione che desideriamo. Basta aver voglia di mostrarla, come con il carattere.

Uno delle maniere più gratificanti oltre che inequivocabili è la personalizzazione di ciò che indossiamo: pensate ad una semplice t-shirt e pensate ad un'immagine che ci ha colpito, che sentiamo che ci rispecchia, magari una foto, e che vorremo portare sempre con noi... Non ci vuol nulla a ideare e farsi fare delle t-shirt personalizzate economiche che oggi sono facilmente trovabili anche negli ecommerce. Questo è un esempio semplice, basico, che ci fa comprendere che basta davvero poco per distinguersi dal gregge. Come non costa nulla reinventare i propri indumenti, aggiungervi accessori, accorciare stringere: ci sono un sacco di tutorial in rete, che ci dicono che non serve essere dei sarti per farlo.

Continuare su questa strada è semplicissimo, basta dare spazio al proprio stile con un po' di fantasia.

Meglio una t-shirt con impresso un disegno fatto a mano, magari dal fratellino minore, con quell'effetto un po' alla Basquiat, che scomparire nel grigiore di quel global che ci omologa tutti. Voi che dite?

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