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Priorità ignorate: il ponte di Lama Martina a Molfetta e le piste ciclabili parziali. Un lettore scrive a “Quindici”
29 agosto 2019

MOLFETTA – Torniamo sulle priorità ignorate a Molfetta da un’amministrazione di destracentro che sceglie il bello, o presunto tale, ignorando le vere esigenze dei cittadini e le urgenze dei lavori pubblici che sfuggono all’assessore “cantiere perenne” che sembra vivere in un’altra città.

Uno di queste priorità che riveste un’urgenza particolare per la sua pericolosità, è rappresentato dal ponte di Lama Martina, divenuto snodo principale dei quartieri di nuove espansione urbana. Sul quel ponte strettissimo, che si sarebbe dovuto allargare per tempo, prima dell’insediamento urbano, transitano pedoni, ciclisti e automobili che a malapena riescono ad incrociarsi.

Ecco la nota inviata dal lettore Francesco del Vescovo a “Quindici”:

«Egregio Direttore,

si parla molto in questo periodo dell’argomento in oggetto e da ieri più che mai mi sto convincendo che esistono nella nostra città  lavori di adeguamento che hanno un’urgenza maggiore dei lavori che attengono il decoro urbano in quanto  essi non solo possono ridurre disagi alla vita quotidiana ma in alcuni casi sottovalutati i rischi cui i cittadini possono andare incontro.

Uno di questi l’ho sperimentato ieri in via del Mina all’altezza della lama Martina, nel punto in cui la carreggiata si restringe al punto che se passano dei pedoni, e molte persone percorrono tale strada facendo jogging, diventa un inevitabile senso unico alternato.

Stavo percorrendo quel tratto in bici quando all’improvviso mi sono visto sorpassare da un’auto che se mi fossi spostato seppur involontariamente di qualche millimetro mi avrebbe travolto e, per la velocità con la quale ha effettuato tale sorpasso, non credo che potrei stare ora a raccontare questo episodio.

Così come ho forti dubbi sul fatto che se mi avesse travolto il conducente di quell’auto si sarebbe fermato….  

Credo quindi che le stesse piste ciclabili che si stanno costruendo hanno nel nostro contesto urbano il limite di essere circoscritte a percorsi parziali che non investono quella che è la realtà a 360 gradi di chi utilizza la bicicletta per spostarsi. Per questa volta mi è andata bene…

E intendo quindi pubblicizzare l’episodio accadutomi ieri, sperando di contribuire a sensibilizzare i nostri politici a prestare attenzione a questi problemi per prevenire guai irreparabili.  

Sperando che nessuno nel frattempo si faccia male in quel restringimento, né ciclisti, né pedoni, né joggers. Ringrazio dell’attenzione.

Francesco del Vescovo».

 Ringraziamo il lettore per aver sollecitato un problema reale, completamente ignorato, forse perché non di facile risoluzione. Ma un buon amministratore si misura non sul numero dei comunicati elogiativi inviati dall’ufficio propaganda, ma sulla capacità di individuare le priorità e sulla tempestività nella risoluzione dei problemi reali. In Italia, si dice, che per risolvere un problema ci debba essere il morto. Ci auguriamo che anche a Molfetta non si debba aspettare l’incidente per intervenire. A posteriori.

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