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Presentato a Molfetta il Centro Antiviolenza “Annamaria Bufi”
Valeria Scardigno e Tommaso Minervini
14 giugno 2019

MOLFETTA – Con la conferenza stampa nella nuova sede del Centro antiviolenza di Molfetta, il sindaco Tommaso Minervini e il presidente dell’associazione “Pandora”, che avrà in gestione la struttura, l’avv. Valeria Scardigno, hanno voluto comunicare l’inizio della operatività del centro. Si è trattato di un momento di riflessione, non proprio inaugurale riferisce il sindaco.

L’esistenza di questa struttura a Molfetta è stata voluta da tutti ed è un servizio che riguarda tutti sostiene il presidente.

Grazie al lavoro dell’amministrazione di Paola Natalicchio è stato vinto dal Comune un bando pubblico regionale per finanziare la ristrutturazione dell’edificio sito nella piazza e precedentemente adibito ad ufficio postale.

Inoltre la precedente l’amministrazione, appena insediata, si era mostrata sensibile al fenomeno della violenza di genere e i tempi si mostravano ormai maturi per prendere iniziative concrete come l’apertura di uno sportello antiviolenza “Pandora” inaugurato nel 2013 presso il palazzo Turtur, nel centro antico di Molfetta.

Lo sportello, dopo cinque anni di attività, si è trasformato in centro antiviolenza ed è divenuto un ente a tutti gli effetti acquisendo una veste istituzionale.

Il lavoro dell’amministrazione Natalicchio è stato portato a termine dall’attuale amministrazione che oltre alla ristrutturazione dell’edificio ha splendidamente curato il restyling della piazza valorizzando anche il contesto in cui la struttura è stata inserita.

Vi è stata caparbietà, nella realizzazione del progetto, sia da parte di chi ha preceduto il sindaco, sia da parte di chi ha proseguito la sua opera.

Noi svolgiamo il nostro lavoro silenziosamente, dichiara la presidente, senza dare clamore agli eventi e senza essere sotto i riflettori, ciò non vuol dire che la problematica della violenza di genere, come qualcuno ha affermato, a Molfetta non esista.

 Il sindaco auspica che si sviluppi una consapevolezza maggiore sulla questione della violenza di genere e che si crei, anche in vista dell’inaugurazione ufficiale del centro (prevista per l’11 luglio), una rete di associazioni femminili, tra cui la consulta comunale, che collaborino tra loro dando luogo a iniziative significative sulla tematica.

La presidente Scardigno non nasconde la propria grande emozione rivolgendosi al pubblico in questa giornata storica. E’ stato, dice, un lavoro svolto in silenzio, fattivamente, nei cinque anni precedenti, prima di arrivare alla gestione istituzionale del centro. La legge regionale n. 29 del 2014, infatti, è una legge molto rigida, non vi può essere inesperienza o improvvisazione. Il personale, per norma esclusivamente femminile, deve aver svolto una esperienza di almeno cinque anni sul territorio prima di passare alla gestione concreta di un centro antiviolenza.

La struttura offre uno spazio di ascolto, di condivisione e di sostegno, caratterizzato da segretezza e anonimato. Purtroppo, sostiene il presidente, vi sono molte resistenze all’accesso per paura di un intervento dei servizi sociali sulle famiglie. Tali timori inibiscono e limitano l’operatività del centro che è diversa da quella dei servizi sociali. Prima che essi vengano coinvolti vi è un lungo percorso di ascolto e di assistenza psicologica che può concludersi anche con la decisione di far trasferire la donna ed i suoi figli in una casa rifugio.

Oltre al sindaco e ad alcuni assessori, tra cui l’avv. Mariano Caputo, l’avv. Angela Panunzio e l’arch. Gabriella Azzollini, alla conferenza stampa è stata presente una classe dell’istituto professionale “Mons. Antonio Bello” accompagnata dalla prof.ssa Irene Amato e dal dirigente scolastico Maria Rosaria Pugliese. Si prevede infatti, nei limiti che la riservatezza impone, di attivare percorsi di alternanza scuola-lavoro.

Le alunne hanno studiato, in psicologia, che esistono vari tipi di violenza e partecipato ad eventi relativi a questa tematica offrendo anche sostegno, con i professori, ad una loro compagna vittima di stalking che hanno protetto e riaccompagnato a casa al momento del suo rientro.

La violenza si presenta in tante forme spesso combinate tra loro. Esse vengono descritte con padronanza dalla presidente Valeria Scardigno.

La violenza economica, è ogni forma di controllo sull’autonomia economica. Comprende forme di controllo economico come il sottrarre o impedire l’accesso al denaro o a altre risorse basilari, sabotare il lavoro. Tale forma di violenza riguarda tutto ciò che concorre a far si che la donna sia costretta in una situazione di dipendenza e non abbia mezzi economici per soddisfare i propri bisogni di sussistenza e quelli dei figli. Tali strategie la privano della possibilità di decidere autonomamente e rappresentano uno degli ostacoli maggiori nel momento in cui la donna si sente pronta per uscire dalla situazione di maltrattamento.

La violenza fisica indica ogni forma di violenza contro il corpo o la proprietà. Comprende l’uso di qualsiasi azione finalizzata a far male o a spaventare. Le aggressioni possono essere evidenti (calci, pugni, spinte) ma a volte sono più sottili e si rivolgono a qualcosa a cui la persona tiene (animali, oggetti, vestiti), ai mobili o a cose che sono necessarie (es. i documenti). Si va perciò dall’aggressione fisica grave, che comporta ferite e richiede cure mediche d’emergenza, ad ogni contatto fisico che miri a spaventare e controllare la persona.

La violenza psicologica consiste in un mancanza di rispetto che offende e mortifica la dignità. È la prima a manifestarsi ed è quella che permette lo svilupparsi delle altre forme. È meno visibile perché non lascia segni sulla pelle, non solo per gli estranei, ma anche per chi la subisce, che spesso finisce con il percepirsi con gli occhi di chi perpetra la violenza. Comprende abusi psicologici come intimidazioni, umiliazioni pubbliche o private, continue svalutazioni, ricatti, controllo delle scelte personali e delle relazioni sociali fino ad indurre la persona ad allontanarsi da amici e parenti, sino al completo isolamento.

La violenza sessuale consiste in qualsiasi imposizione di rapporti sessuali senza il consenso, sia all’interno della coppia che al di fuori di essa. Spesso comporta aggressioni fisiche quali lo strupro, il tentativo di stupro o lo stupro di gruppo in cui la donna viene costretta ad avere rapporti sessuali con una o più persone estranee.

Lo stalking è una violenza psicologica che si manifesta tramite vere e proprie persecuzioni e molestie assillanti che hanno lo scopo di indurre la persona ad uno stato di allerta e di stress psicologico. Essa consiste in telefonate, sms, e-mail, continue visite indesiderate, raccolte di informazioni sulla persona e sui suoi movimenti.

Il mobbing è un insieme di comportamenti violenti (abusi psicologici, angherie, vessazioni, demansionamento, maldicenza, umiliazioni) perpetrati da parte di uno o più individui nei confronti di un altro individuo e lesivi della dignità personale e professionale, nonchè della salute psicofisica dello stesso.

La cyber violenza con questo termine si identificano azioni aggressive ed intenzionali eseguite attraverso strumenti elettronici (sms, immagini, foto, videoclip, chiamate telefoniche, chat-rooms offensivi e molesti) da una persona singola o da un gruppo che mirano a far male o a danneggiare un altro che non può facilmente difendersi e che si ripetono nel tempo protraendosi per settimane e mesi.

L’assessore ai servizi sociali Ottavio Balducci, medico pediatra ci parla della violenza assistita, quella che subiscono i minori in ambito familiare quando divengono oggetto di qualsiasi forma di maltrattamento attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica o sessuale da parte delle figure di riferimento.

L’avv. Angela Panunzio, assessore alle pari opportunità, si congratula per l’apertura della nuova sede del centro antiviolenza sostenendo che l’esistenza di una struttura simile costituisce un passo avanti, un progresso per la città. Il centro, infatti, non si limita ad offrire supporto psicologico alle donne maltrattate ma prevede percorsi formativi per aiutare tutte le donne e per far raggiungere loro una nuova consapevolezza sul loro ruolo

 In conclusione è assolutamente doveroso ringraziare lo staff che si appresta ad operare nel centro e che si compone, oltre che del presidente Valeria Scardigno anche di Francesca Bisceglia, avvocato, di Enza de Palma, psicologa e psicoterapeuta, di Chiara Gravinese, psicologa del lavoro e consulente aziendale ed infine di Claudia de Pinto, educatrice professionale extrascolastica.

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