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Potere al Popolo di Molfetta aderisce all’appello su l'Altra Murgia: costruire la pace, difendere i territori
03 maggio 2018

 MOLFETTA – Potere al Popolo Molfetta aderisce all'appello sull’Altra Murgia e partecipa alla marcia per l'ambiente e pace organizzata Domenica 6 maggio.

La Murgia nel pensiero moderno dominante continua ad essere uno spazio vuoto da modificare e riempire.

In base a questa logica da sempre subisce lo stesso processo, dall’epoca del feudo prima, del latifondo poi, fino ad oggi: prima la si spreme nelle terre più fertili con lavoro intensivo e manodopera a basso costo, poi si lascia alla pastorizia e alla cerealicoltura estensiva quel che rimane, infine si tritura e si spietra la roccia calcarea per dare spazio alle coltivazioni di grano duro, alterando così in modo irreversibile la capacità di assorbimento dell’acqua e il paesaggio stesso, trasformandolo in un deserto dietro casa. Deserto che poi può prestarsi a diversi “nobili” utilizzi.

Arrivarono infatti i militari: prima i missili NATO negli anni ’50 per via della guerra fredda, poi gli anni ’80 con le esercitazioni in funzione dei conflitti in Medio Oriente. Carri armati, artiglieria pesante, mezzi corazzati hanno violato per trent’anni la Murgia, opprimendo popolazione e attività produttive e aggredendo in maniera indelebile un territorio molto delicato.

Ma ecco che la società civile fece sentire la propria voce: sindacati, partiti, associazioni e Chiesa (Antonio Bello, non le gerarchie) organizzarono petizioni, manifestazioni e storiche marce dal 1985 al 2005, mobilitando migliaia di persone.

Oggi abbiamo il Parco Nazionale e abbiamo la responsabilità di non farlo diventare una scatola vuota o un cartellone turistico solo di facciata. Nel corso degli anni abbiamo assistito a nette prese di posizione da parte dell’Ente Parco, pochissime dalla politica locale. E questo è naturale: o ci si accorge dell’incompatibilità dei carri armati con l’agriturismo, il turismo e la sopravvivenza di flora e fauna a rischio o si votano a Roma senza vergogna i bilanci della Difesa, l’aumento delle spese militari dettato dalla NATO, le privatizzazioni delle terre pubbliche e i piani miliardari per gli F35.

Oggi il 30% circa del territorio del Parco è destinato ai poligoni militari. Il poligono che interessa i territori di Ruvo e Corato, “Torre di Nebbia”, racchiude un territorio dall’alto valore architettonico e paesaggistico (boschi, pascoli e campi di cereali) abitato da fauna selvatica e specie vegetali protette. Qui nidificano il nibbio reale e il falco grillaio, che con gli spari fuggono via, mentre rettili, anfibi e vegetazione patiscono sotto carri armati e mezzi pesanti. Alcuni anni fa dati allarmanti nelle cittadine limitrofe hanno dimostrato la cancerogenicità di nano particelle rilasciate dalle esplosioni che hanno inquinato suolo e falde acquifere, arrivando attraverso acqua, cibo e aria, nei tessuti umani.

Per questo Rifondazione Comunista-Potere al Popolo aderisce alla marcia del 6 maggio e invita i comitati, i singoli cittadini, le associazioni a denunciare come fatto in passato, riponendo al centro della discussione politica la denaturazione di cui il Parco è ancora vittima, tra poligoni militari, spietramento, cave e abbandono dei rifiuti.

Un territorio duro e aspro, che lascia spazio solo al vento e al silenzio, ma che in quel vento ha visto tracciare sentieri dalle parole e azioni di profeti che hanno gridato nel deserto. Sentieri di umanità e libertà calpestati da Tonino Bello, Dino Frisullo, Tommaso Fiore, Rocco Scotellaro. Noi vogliamo ripercorrere queste strade, ripartire da qui perché questa è la nostra eredità migliore.

 Per poter avere maggiori informazioni o prendere parte all'appuntamento è possibile scrivere su w.a. ai seguenti numeri: Pasquale 3478962665 Gabriele 3426664189. 

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Amico Antonio, l''uomo e la creazione sono dotati di una bontà innata, ma da qualche parte, lungo il cammino, l''uomo ha commesso un errore. In che consiste la colpa? Dove abbiamo sbagliato? Molte delle religioni tradizionali individuano la caduta in un avvenimento storico, nel senso più profondo della storia che ha origine in un evento cosmogonico. L''errore è avvenuto all''origine dell''uomo. Ci sono varie "correnti" e dalla scelta di una di queste poi, è dovuto l''errore diventato incorreggibile perché c''è stato chi per il potere e l''usufruire di tutti i previlegi che ne derivavano, ha "soggiogato" le masse popolari con paure, misteri, anche punizioni e sacrifici dovuti a tacitare le furie di entità sconosciute e nascoste, "controllori" dell''umana esistenza. Si è sostenuto, ancora oggi anche se labilmente, la conoscenza porta alla contaminazione del progetto umano. Vedi la disubbidienza di Eva e Adamo (il quale alla domanda "chi è stato", vigliaccamente rispose "Eva", scaricando sulla compagna le responsabilità) visto come peccato e non come virtù. Eva ne paga ancora oggi le conseguenze di quella che fu una "scelta" di vita senza interferenze e coercizioni. L''altra corrente individua la fonte della violenza nel funzionamento della stessa psiche umana. La stessa ipotesi darwiniana della selezione naturale e della sopravvivenza del più forte presuppone che l''aggressività opera a favore della vita. L''aggressività - quindi la violenza - in sé e per sé impronta e modella la legge biologica della vita in tutti i suoi aspetti, non escluse le sfere umane e culturali della politica, dell''economia etc., etc.. Una critica a queste teorie è quella di Erich Fromm. Dopo aver esaminato dati fisiologici, neurologici e sociologici, Fromm ha concluso che le guerre e le aggressioni non sono né naturali né normali, ma traggono invece origine dalla sfera culturale. Egli sostiene inoltre che esse non sono presenti in tutte le culture, ma solo in quelle della carenza, vale a dire nelle culture dell''accumulo e del potere. Le supposizioni circa la natura aggressiva dell''uomo avanzate acriticamente dai fautori della teoria dello sfogo non hanno sufficiente avallo storico. La guerra è una forma di violenza istituzionalizzata. La preistoria non conosceva le guerre anche se esisteva la violenza. Il primo esercito permanente, come organismo specializzato nella violenza, nasce a Babilonia nel momento in cui la società da matriarcale si trasforma in patriarcale. La civiltà fondata sul potere ebbe inizio verso il 3000 a.C. Da allora in poi il numero delle guerre e delle loro vittime è aumentato in maniera progressiva. Nessun popolo ha mai concepito guerre e lotte di potere devastanti quanto quelle intraprese dell''Uomo del XX secolo. Così anche la LIBERTA'' ne soffre e viene limitata a quelle poche scelte indirizzate e forzate.
Non c''è PACE senza LIBERTA''. Non siamo UOMINI LIBERI! "LIBERTA''" non vuol dire solo "libertà di scelta". Una maggiore possibilità di scelta può a volte rappresentare una riduzione di libertà. Poter scegliere questo o quello in un supermercato, o poter votare (per questo o quel candidato), in un ristretto ambito di libertà, significa una libertà molto relativa se non, a volte, solo apparente: le opzioni sono ristrette a ciò che viene offerto. La libertà dell''uomo è antecedente e più profonda della capacità di scelta. "LIBERTA''" significa assenza di determinazione, dipendenza e influenze esterne, in modo tale che il mio essere possa manifestarsi, crescere, essere secondo quello che è, senza coercizioni dall''esterno né l''indottrinamento dall''interno. LIBERTA'' consiste nel fare, pensare, agire in conformità a ciò che si è. La libertà si addice a molte manipolazioni note alle tecnocrazie democratiche, volte a compiacere l''elettore per ottenerne il voto. Una pace imposta è una contraddizione, che non c''è PACE senza libertà e che la PACE autentica può esistere solo in un regime di LIBERTA''. Privare l''uomo della sua LIBERTA'' è una minaccia alla PACE. Se la Pace implica ed esige un regime di LIBERTA'', e se questa libertà significa rispetto dell''ontonomia della persona umana, ne consegue immediatamente che la PACE non può essere imposta. La si deve ricevere, meritare, creare. Non esiste pace in presenza di tirannie o dittature di alcun genere: personali o istituzionali, sacre o profane. Una cultura della PACE deve essere una cultura di LIBERTA''.

La PACE? "Si vis pacem para te ipsum" (Se vuoi la pace prepara te stesso). - " A mali estremi, estremi rimedi" - afferma la saggezza popolare. La storia umana non è scritta da nessuna parte, non nel passato, poichè ciò che è stato scritto su di essa sono solo testimonianze molto filtrate dal vaglio del potere, dell''informazione e dal caso. La storia reale degli uomini e più profonda e più misteriosa. Tantomeno la storia è scritta nel futuro, anche se i profeti e intellettuali ne possono predire gli avvenimenti. La storia umana è nelle mani della stessa umanità, anche quando è retta da forze e ideali che essa stessa non controlla. "DIO LASCIO'' IL MONDO ALLE DISPUTE DEGLI UOMINI" dice un testo della Bibbia nella sua versione latina. Se è certo che quasi sempre le minoranze dei più valorosi, dei più intelligenti o di coloro che si fanno meno scrupoli hanno retto i destini della storia, quando si solleva la protesta popolare poichè è stato oltrepassato il limite di ciò che si può impunemente manipolare, l''umanità stessa prende il destino nelle proprie mani - anche se non sempre per il suo bene. E quanto sembra stia succedendo ai nostri giorni. Stiamo esaurendo le risorse interne della civiltà tecnocrata attuale. Ciò che succede generalmente è che il prezzo da pagare per una pace duratura e stabile esige il sacrificio (nel senso storico-religioso) dei nostri egoismi, sacrificio che però evitiamo finchè possiamo trovare un "capo espiatorio" sul quale scaricare le nostre irresponsabilità - che però attribuiamo sempre agli altri: i ricchi, gli sfruttatori, i delinquenti, i terroristi, i violenti, i musulmani, i cristiani, gli antidemocratici......L''alternativa attuale alla sopravvivenza dell''umanità, però, non si ottiene con iniezioni di morale di comodo o cataplasmi tiepidi: esige il cambiamento radicale, vale a dire il cambiamento da una cultura della guerra a una cultura della pace. Questo esige una mutazione di civiltà la sola che possa portare a termine un cambiamento nella stessa autocomprensione dell''uomo. In caso contrario le rivoluzioni si manifestano con violenza e sono spesso controproducenti. Questa è la sfida del nostro tempo: la P A C E. La PACE è condizione indispensabile per la pienezza della vita umana, per la preservazione della specie e per la vita stessa del pianeta.


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