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Polemica e scambio di accuse sulla transazione del Pala Panunzio di tennistavolo dove il Comune rinuncia a 80mila euro. La protesta dell’ex sindaco Paola Natalicchio e del consigliere comunale di Rifondazione Gianni Porta. Possibile il ricorso alla Corte dei Conti
23 novembre 2018

 MOLFETTA – Sta scatenando polemiche la scelta dell’amministrazione Minervini di fare una transazione con il Circolo Tennistavolo che aveva un debito con il Comune di 90mila euro. Con la transazione il Comune si accontentava di 10.500 euro regalando 80mila euro a chi non ha pagato anche le utenze per 12 anni, aprendo la strada, come è già avvenuto in passato con l’amministrazione di Antonio Azzollini a inadempienze sulle strutture pubbliche, sempre dimenticate.

A lanciare l’accusa al Comune era stato il consigliere comunale dell’opposizione di sinistra Gianni Porta (Rifondazione).

A questa nota ha risposto, con un comunicato stampa, il sindaco Tommaso Minervini: «È mio costume da sempre mantenere la correttezza istituzionale, conservando il garbo pur di fronte alle ingiurie. I consiglieri di opposizione di sinistra dimenticano, a proposito delle fatture relative al Pala Panunzio, che si riferiscono agli anni tutti antecedenti il nostro mandato, iniziato a luglio 2017, e che non sono state prodotte in giudizio per cui le richieste di pagamento non avevano una certezza giuridica. Peraltro – continua - vi era una richiesta di danni della controparte di 150mila euro. Nonostante questo il Comune ha incassato 10.500 euro. Mi chiedo perché i consiglieri di opposizione di sinistra non abbiano esercitato l’esercizio del controllo sugli uffici all’epoca sull’esistenza o meno di atti a fondamento delle richieste. Perché non abbiano verificato all’epoca invece di alzare la voce adesso».

«Oggetto della vicenda giudiziaria che ha portato alla transazione sono gli anni compresi tra il 2006 e il 2016, anno in cui il Comune è rientrato in possesso del Palasport Panunzio. L’amministrazione comunale di Tommaso Minervini si è insediata ad agosto del 2017.

Il primo atto “formale” del Comune nei confronti dei gestori della struttura, il Ctt Molfetta, risale a settembre del 2015. Nulla di incisivo è stato fatto nei mesi e agli anni precedenti.

La questione è poi stata gestita dal commissario straordinario. E si è arrivati alla ingiunzione di pagamento, messa in piedi, la cosa è emersa solo dopo, senza che il Comune avesse la documentazione contabile per dimostrare di vantare un credito certo, liquido ed esigibile.

Per di più il gestore del Pala Panunzio, opponendosi all’ingiunzione di pagamento, ha recriminato un risarcimento danni nei confronti del Comune per inadempimenti in relazione alla convenzione in essere tra le parti: mancata manutenzione straordinaria della struttura; mancato aggiornamento delle tariffe per l’utilizzo della struttura; organizzazione, nella struttura, di iniziative che andavano al di là di quanto previsto dalla convenzione; mancata consegna dell’immobile adibito a casa del custode; mancata attivazione della clausola compromissoria che prevedeva, in caso di contenzioso, il ricorso ad un collegio arbitrale.

Per questo la transazione, che ha portato nelle casse comunali 10mila e 500euro a fronte del 150mila richiesti, come risarcimento, dagli ex gestori, ha risolto una situazione fortemente compromessa».

Al sindaco ha replicato subito l’ex sindaco Paola Natalicchio: «Ho letto la risposta del sindaco sulla vicenda PalaPanunzio. Primo: sindaco, nessuno le rivolge "ingiurie". La smetta di dire che ogni volta che esercitiamo il nostro ruolo di controllori democratici del suo mandato siamo "violenti" o "ingiuriosi". Si contenga nella sua allergia al dissenso e al confronto. Secondo: molte cose si possono dire del triennio 2013-2016. E, a proposito di "ingiurie" e "violenza", ve le abbiamo sentite dire tutte, dal maggio 2016 a oggi. Una cosa, però, no. Non si può dire proprio. E cioè che siamo stati a guardare sulla questione degli impianti sportivi. Il caso della piscina comunale è rimasto nella storia. Abbiamo avuto il coraggio di chiuderla. Risolvere il contratto. Prenderci la delusione dei cittadini, la responsabilità di lasciare la città senza il suo impianto natatorio. Perdere consenso. In nome della legalità e della sicurezza. Su PalaPanunzio e PalaPoli siamo stati noi ad avviare le verifiche. Noi a procedere con i conteggi degli ammanchi. E i suoi attuali assessori, negli anni scorsi protagonisti del centrodestra cittadino che della malagestione degli impianti sportivi sono i principali responsabili cosa hanno da dire? Il suo assessore ai Lavori Pubblici (Mariano Caputo, ndr) gestiva la stessa delega negli anni precedenti al 2013 e ha responsabilità dirette nella questione legata a PalaPanunzio e PalaPoli e nella vicenda della Piscina Comunale. E lei cosa fa? Punta il dito contro di noi, che per primi abbiamo sollevato il vaso di Pandora del patrimonio comunale e della sua svendita e malagestione. Bene, sindaco. Lei pensa sempre di avere l'ultima parola. Anche di fronte a una storia assurda come quella della transazione-tennistavolo lei vuole ragione e gioca a scaricare la tensione sugli anni del "triennio dannato". L'unico triennio che vi ha tolto dalle mani il governo della città negli ultimi 15 anni, a cui si ascrive la colpa di ogni problema, passato, presente e futuro. Lei andrà avanti così ancora per anni. E io le auguro buon lavoro. Però la città ha gli occhi per guardare, sindaco. E io ne sono sicura: si sta facendo un'idea di chi siete e in cosa siete "esperti". E si risveglierà».

Non poteva mancare la replica dello stesso Gianni Porta: 10.500 euro di VERGOGNA/2a parte

«Il sindaco Minervini scrive:

1) "Le fatture relative all'impianto si riferiscono ad anni antecedenti al nostro mandato".

Certo, le fatture si riferiscono ad anni precedenti il suo mandato ma la gestione del contenzioso e della transazione si riferisce tutta all'attuale periodo di sua gestione di sindaco e di assessore allo sport. E a dirla tutta, questo problema nasce durante un’altra sua gestione, da ottobre 2004 a marzo 2006, quando era ancora lui sindaco di Molfetta.

2) “A proposito delle fatture relative al Pala Panunzio […] non sono state prodotte in giudizio per cui le richieste di pagamento non avevano una certezza giuridica”.

E il sindaco invece di mettere a disposizione dei legali le fatture relative alle utenze gas, energia elettrica e AQP – come chiedeva l’avvocato a giugno scorso [Documento 1] – ci risponde, dopo che la battaglia è persa, senza nemmeno annunciare l'avvio di un’inchiesta interna sul perché il Comune non sia stato in grado di dimostrare i propri crediti [Documento 2] o per chiarire come mai si sia “arrivati alla ingiunzione di pagamento, senza che il Comune avesse la documentazione contabile per dimostrare di vantare un credito certo, liquido ed esigibile”.

3) “Vi era una richiesta di danni della controparte di 150.000 euro”.

Vero, così come negli anni scorsi c'erano state proposte di transazione da parte di Fitet e Ctt di 30.000 euro, e invece il sindaco festeggia per aver portato a casa la miseria di 10.500 euro a fronte di 90.000 euro di crediti vantati dal Comune.

4) Perché “i consiglieri di opposizione di sinistra non abbiano esercitato l’esercizio del controllo sugli uffici all’epoca sull’esistenza o meno di atti a fondamento delle richieste. Perché non abbiano verificato all’epoca invece di alzare la voce adesso”.

In primo luogo, come sa un bambino e dovrebbe sapere anche un sindaco, il controllo sugli atti a fondamento delle richieste risarcitorie devono farlo gli uffici preposti.

In secondo luogo, faremo gentile omaggio al sindaco di copia delle interpellanze ufficiali e delle denunce pubbliche a proposito della gestione del PalaPanunzio che il sottoscritto come consigliere comunale di Rifondazione Comunista e il suo partito hanno presentato a partire dal 2009 [Documento 3] fino al 2017 e cioè:

  1. a) Da quando sono venuti a galla i problemi della convenzione che il sindaco Tommaso Minervini ha approvato nel 2004 quando era sindaco [Documento 4] e governava garantito e protetto dal senatore Azzollini.
  2. b) Quando governava direttamente il sindaco Azzollini con una bella fetta di quegli assessori e quei consiglieri che oggi stanno con il sindaco e gli garantiscono la maggioranza.
  3. c) Quando noi eravamo nella maggioranza a sostegno dell’amministrazione Natalicchio e presentavamo apertamente interrogazioni ai nostri assessori, mentre il sindaco Minervini al coperto diceva di dare una mano a leggere e scrivere i bilanci comunali.
  4. d) Quando abbiamo scritto anche al Commissario prefettizio per continuare il procedimento di revoca del palazzetto iniziato dall’assessore Germinario con la precedente amministrazione di sinistra, appunto come il sindaco scrive “a settembre del 2015” (almeno una cosa l’ha azzeccata).
Infine, il sindaco scrive che è suo «costume da sempre mantenere la correttezza istituzionale, conservando il garbo pur di fronte alle ingiurie”.

Quando citerà con le virgolette quali sono state le nostre ingiurie, allora risponderemo.

 In mancanza, stendiamo un velo pietoso e facciamo finta di non sentire lo stridore delle unghie che si arrampicano sugli specchi».

Ora non si esclude che possa esserci un ricorso alla Corte dei Conti che potrebbe condannare gli attuali amministratori del destracentro delle liste civiche, a pagare di tasca propria gli 80mila euro mancanti.

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