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Poesia, danza e scultura per narrare Maria di Magdala Grande successo per l'iniziativa promossa dall'Arciconfraternita della Morte con Michele Mirabella, Antonietta Cozzoli, Elisa Barrucchieri e la compagnia Resextensa
19 marzo 2019

MOLFETTA – Sold out e unanimi apprezzamenti per l’azione scenica “Vengo da Migdàl. Il mio nome è Maria”, nata da una idea di Antonietta Cozzoli e promossa dall’Arciconfraternita della Morte dal sacco nero di Molfetta, sodalizio del quale la Maddalena è patrona.

La stessa Antonietta Cozzoli, Michele Mirabella e la danzatrice Elisa Barrucchieri accompagnata dalla compagnia Resextensa, hanno dato vita a una performance tutt’altro che semplice ma immediata e coinvolgente, in cui la perfetta sinergia tra poesia, arte, musica, danza, immagini e testi sacri ha calato gli astanti nel “sentire” di una testimone privilegiata della vita, passione e morte di Gesù di Nazareth quale fu Maria di Magdala.

Ad ospitare l’azione sacra venerdì 15 e sabato 16 marzo, l’Auditorium Salvucci del Museo diocesano di Molfetta, gestito dalla cooperativa FeArT, che da tempo è partner operativo dell’Arciconfraternita della Morte.

Due i temi conduttori della narrazione: il primo era incentrato sulla Maddalena, con il racconto dei momenti in cui la vita della discepola (prima testimone del Risorto) si intreccia con quella del Cristo, sino alla Resurrezione attraverso testi tratti da Antico e Nuovo testamento, Antonio Bello, Gabriele D’Annunzio, Carlo Maria Martini, Ignazio Pansini, Gianfranco Ravasi, Giovanni Testori, Jacopo da Varazze.

Il secondo ha avuto come protagonista Giulio Cozzoli. Michele Mirabella, infatti, ha dato voce allo scultore molfettese che narrava in prima persona le vicende che lo portarono alla produzione delle due versioni della Maddalena, le stesse che sono state parte integrante della messa in scena.

Collocate a segnare, idealmente, il luogo della narrazione (con Antonietta Cozzoli e Michele Mirabella) e il luogo della danza (con Elisa Barucchieri, Teresa Demma, Nicola Gattullo, Germana Raimondo e Marina Roselli).

Suggestiva l’atmosfera creata dai giochi di luci, opera dell’accurata regia di Alessandro Catacchio, e dalle proiezioni di immagini in full hd curate da DOT Studio).

Le pareti dell’auditorium hanno accolto una interessante sperimentazione che ha sovrastato il pubblico con sculture e dipinti di Caravaggio, Cagnacci, Dalì, Bocklin, Masaccio, Giotto, Cozzoli. Un percorso che ha accompagnato gli astanti attraverso secoli di Arte, giungendo alla Maddalena cozzoliniana.

Intenso il connubio tra l’urlo di raccapriccio dei personaggi del “Compianto sul Cristo morto” di Nicolò dell’Arca e l’interpretazione carica di pathos dei danzatori, ispirata proprio dalle espressioni deformate dal dolore delle sculture bolognesi.

Come ha evidenziato il priore dell’Arciconfraternita della Morte Onofrio Sgherza, l’iniziativa «è figlia soprattutto del genio artistico di Antonietta Cozzoli che a quest’idea ha lavorato per alcuni anni, sino alla sua definizione finale».

Come non condividere le affermazioni del priore: «La sua arte (il riferimento è proprio ad Antonietta Cozzoli – n.d.r.)  unita alle eccellenze degli interpreti che ha saputo coinvolgere ci ha stupiti, emozionati, istruiti. La combinazione di diversi linguaggi è indubbiamente riuscita nell’intento di produrre un racconto nuovo, coinvolgente, che sapesse farci riflettere sulla figura della Maddalena, figura emblematica della nostra fede e della tradizione letteraria ed artistica di tutti i tempi».

@Riproduzione riservata

Autore: Isabella de Pinto
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