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Piano delle coste commissariato dalla Regione. Articolo Uno-Mdp: il sindaco di Molfetta non si occupi dei tori a Pamplona, ma del mare e dei molfettesi. Ci sono in gioco interessi contrastanti nella maggioranza? Gli organi istituzionali del nostro Comune vengono spogliati completamente di una loro competenza e non saranno minimamente coinvolti nell’approvazione del Piano, ma Tommaso Minervini preferisce insultare le opposizioni e dissertare su immaginari commissariamenti tout court
11 maggio 2018

 

MOLFETTA – Ancora un attacco delle opposizioni di sinistra al sindaco di Molfetta Tommaso Minervini, che appare sempre più debole, mentre la maggioranza sembra in imbarazzo. Dopo Rifondazione, ora è la volta di Articolo Uno-Mdp che critica il comportamento dell’amministrazione comunale che rinuncia a governare la città facendo commissariare dalla Regione Puglia il Piano delle coste.

«Tradisce un insospettabile nervosismo del sindaco, Tommaso Minervini, la sua risposta stizzita alle critiche piovutegli addosso un po’ da tutte le parti dopo la decisione della Regione Puglia di procedere, su richiesta dello stesso primo cittadino, al commissariamento del Comune di Molfetta per l’approvazione del Piano Comunale delle Coste – dice il comunicato -.

 E questo stato d’animo inquieto lo porta ad affermazioni che ci appaiono poco lucide e completamente fuori luogo, come la lunga dissertazione, del tutto inappropriata in questo caso, sulla differenza tra “commissariamento tout court” e “commissariamento ad acta”. In realtà la legge regionale n. 17/2015 che disciplina l’iter di approvazione del Piano Comunale delle Coste prevede esplicitamente un solo caso di “potere sostitutivo” da parte della Regione, e cioè il commissariamento ad acta del Comune nel caso in cui quest’ultimo non porti a compimento l’iter di approvazione del Piano delle Coste nel termine stabilito, nonostante la diffida ricevuta. Non è prevista, nella normativa di riferimento, nessun altro caso di “commissariamento tout court”, né può ritenersi che per la mancata approvazione del Piano delle Coste si possa procedere al Commissariamento dell’Ente, con lo scioglimento del Consiglio Comunale, conseguenza che la legge contempla in ben altri casi (mancata approvazione del bilancio di previsione o del rendiconto di gestione, solo per citare due esempi). D’altro canto il Comune di Molfetta è stato commissariato esattamente come accaduto a molti altri comuni di tutta la Regione, con la differenza che il nostro è l’unico caso in cui il commissariamento è stato… richiesto dallo stesso ente commissariato! In tutte le altre realtà locali contro il commissariamento regionale c’è stata una levata di scudi delle amministrazioni che si sono sentite defraudate di una loro prerogativa, venendogli di fatto sottratta la possibilità di decidere del proprio futuro. Qui a Molfetta, invece, il Commissario lo abbiamo voluto noi! E nonostante l’affannarsi del sindaco nella sua spiegazione (che non spiega niente) non si è ancora capito perché.

 La domanda alla quale il sindaco continua a non voler fornire una risposta, infatti, è per quale ragione abbia richiesto alla Regione che a completare l’iter di approvazione del Piano Comunale delle Coste fosse un burocrate inviato da Bari e non, piuttosto, gli organi democraticamente eletti per fare questo, e cioè Giunta e Consiglio Comunale. Quel che appare gravissimo, in questa circostanza, è che gli organi istituzionali del nostro Comune vengono spogliati completamente di una loro competenza e non saranno minimamente coinvolti nell’approvazione di uno strumento urbanistico che interesserà fortemente, per i prossimi anni, la nostra città, sotto molteplici punti di vista, nel suo rapporto con la costa e il mare.

 Il Consiglio Comunale, infatti, contrariamente a quanto sostenuto dal sindaco, non sarà in alcun modo chiamato a deliberare sull’approvazione di questo Piano, in quanto la delibera di Giunta regionale prevede, per il Commissario, solo un dovere di “informare” gli organi istituzionali cittadini dell’attività dallo stesso posta in essere. Purtroppo la mancata spiegazione da parte del sindaco sulle reali ragioni che hanno indotto il Comune a chiedere addirittura il commissariamento della Regione per il completamento di questo iter, porta a ritenere che in realtà l’amministrazione comunale e la maggioranza consiliare non fossero nelle condizioni di approvare il Piano Comunale delle Coste che, tra l’altro, è già in un’avanzata fase di redazione, essendo stato adottato in Giunta (dopo un lungo processo partecipato condotto in collaborazione con il Politecnico di Bari), nel maggio del 2016, dall’amministrazione di centrosinistra e avviato a Valutazione Ambientale Strategica.

 Vorremmo sapere, a questo punto, quale attività amministrativa ha posto in essere, in questi dieci mesi, l’amministrazione guidata da Tommaso Minervini per giungere al completamento di questo iter. Non vorremmo arrivare a pensare, infatti, che in realtà l’approvazione non è stata possibile per la presenza di interessi contrastanti nell’ambito della stessa compagine politica al governo della città o perché si è ritenuto più opportuno non assumersi la responsabilità di scelte anche difficili, lavandosi le mani e chiedendo che a completare il procedimento fosse la Regione Puglia.

 La verità è che il sindaco – nel silenzio assordante della sua maggioranza e dei suoi assessori che su questo punto hanno preferito un imbarazzato silenzio – può insultare e offendere quanto crede i suoi oppositori, dimostrando in tal modo la sua debolezza, ma questa vicenda rappresenta una pagina buia per le istituzioni democratiche della nostra città messe sotto tutela a causa dell’incapacità o dell’ignavia di questa amministrazione».

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