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Pensando all’estate, le proposte della Diocesi di Molfetta per gli oratori L’editoriale del settimanale “Luce & vita” sul progetto “Aperti per ferie”
07 giugno 2020

 MOLFETTA - Il 18 maggio scorso la CEI ha divulgato la seconda edizione del progetto “Aperti per ferie” con indicazioni per le attività estive, recependo le Linee guida per la gestione in sicurezza di opportunità organizzate di socialità e gioco per bambini ed adolescenti nella fase 2 dell’emergenza COVID-19, a cura del Dipartimento per le politiche della famiglia. Spetta adesso a Diocesi e Comuni fornire direttive localizzate, ma vogliamo qui sintetizzare i criteri imprescindibili, desunti dal documento CEI, cui dovranno ispirarsi le eventuali attività estive che le parrocchie intendono mettere in campo, sapendo che non c’è libertà e disinvoltura nelle decisioni da assumere.
Il progetto è stato condiviso dal Forum Oratori Italiani, ACR, AGESCI, ANSPI, CSI, Congregazione San Filippo Neri, COR, Canossiani, FMA, FSE, Giuseppini del Murialdo, NOI Associazione, SDB,
Le Linee guida delineano un servizio di cui ultimo responsabile politico è il Comune, che deve autorizzare i progetti, in accordo con le autorità sanitarie, ma per poterlo fare l’attività deve essere certificata presso le autorità competenti. Il documento fa esplicito riferimento alle attività dei centri estivi, nominando anche gli oratori: dunque tutto ciò che riguarda i protocolli di sicurezza sanitaria va osservato in modo scrupoloso. Rimane da capire come le norme saranno specificate maggiormente nelle diverse regioni.
Il riferimento al Comune può assumere due forme: la prima è quella che veda il Comune ente capofila e responsabile per tutti dell’intero progetto, elaborato e gestito in collaborazione con vari enti e realtà. La seconda, invece, è quella che vede la parrocchia ente capofila, ma in collaborazione e con l’autorizzazione del Comune. In entrambi i casi sembrerebbe utile attivare un tavolo di rete anche a livello sovracomunale, coinvolgendo le istituzioni scolastiche, le associazioni, gli enti sportivi.
Sarà possibile svolgere attività in presenza per piccoli gruppi (7-10 persone a seconda dell’età). È un aspetto importante che bisogna valutare con attenzione. C’è la possibilità che le attività si svolgano a rotazione negli ambienti dell’oratorio, una sorta di “oratorio arcipelago” che faccia riferimento al proprio territorio: scuole, parchi pubblici, centri polifunzionali… Di fondamentale importanza la disponibilità di adulti che devono accompagnare i bambini, formati in quanto a distanziamento sociale e sorveglianza. I piccoli gruppi possono consentire una più efficace inclusione delle persone con disabilità.
Rispetto a gite ed escursioni è preferibile ipotizzare uscite per gruppi più piccoli, magari in bicicletta (in collaborazione con le associazioni sportive per l’accompagnamento in sicurezza) o percorsi a piedi, soprattutto dove ci si trova già in prossimità di boschi e campagne. Incerto, secondo il documento, è il discorso legato ai campiscuola, che interessa molto il mondo scout, l’Azione Cattolica e le parrocchie che hanno l’abitudine di organizzarli, ma sappiamo che pressoché tutte le nostre parrocchie hanno rinviato i campi che erano stati già programmati.
Ad ogni modo, l’elemento prioritario è la formazione dei gruppi e degli animatori con la costituzione di un gruppo tecnico-operativo, fatto di volontari adulti, che si prenda in carico di creare le condizioni per il rispetto delle regole nell’accoglienza, per la sanificazione degli ambienti fra un turno e l’altro, per rendere disponibile a tutti il necessario per l’igiene personale. Sarebbe utile la figura di un responsabile del protocollo di sicurezza.
Discorso a parte il documento riserva agli animatori che, essendo costituiti nella maggior parte da adolescenti, meritano un’attenzione formativa, spirituale e pedagogica, alla quale dovrà aggiungersi la conoscenza e il rispetto del distanziamento e le norme di sicurezza in vigore.
Non è opportuno rinunciare del tutto al digitale per poter coprire alcune esigenze irrinunciabili quali: classifica dei giochi, momento di preghiera, il prete o il responsabile dell’esperienza estiva che parla a tutti i partecipanti insieme, ma anche per continuare a far scoprire un uso più sapiente della tecnologia, cosa che potrà tornare utile anche nelle attività pastorali che riprenderanno in autunno.
Il documento sottolinea il tema della responsabilità condivisa con i Genitori; la grande sfida educativa, difficile, impegnativa, ma affascinante è quella di coinvolgere tutti in questo percorso di responsabilità condivisa e di affidamento reciproco. Ne guadagneranno le relazioni e la crescita di fiducia; ne guadagnerà la comunità stessa. Nelle conclusioni il documento individua alcune prospettive che costituiscono importanti opportunità pastorali:
1. è l’occasione per attivare reti intraecclesiali ed extraecclesiali di lavoro e di comunione;
2. superare l’idea di oratorio inteso esclusivamente come luogo del tempo libero, ma luogo di formazione alla vita, attraverso il protagonismo dei ragazzi che così imparano che cosa è la vita e in essa trovano anche la chiamata della fede;
3. la presa in carico dell’epidemia proprio come uno dei temi del percorso educativo e formativo di quest’anno, perché i ragazzi imparino a conoscerla, ad affrontarla con responsabilità e con solidarietà. Imparare l’uso delle mascherine, il lavarsi le mani, l’accompagnare con l’amicizia chi si ammala, imparare una solidarietà di affetto e di vicinanza, accogliere chi è più fragile, capire il senso delle norme igienico-sanitarie con senso di responsabilità… tracciano un cammino educativo interessante per quest’estate, dove l’importante non è costringere i ragazzi a mettere in pratica queste norme, ma ad assumerne responsabilmente e volentieri il senso.

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