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Speciale: Il Mezzogiorno d'Italia
Pasquale Saraceno e la questione meridionale (III parte)
NAPOLI - 26.4.2008
Pasquale Saraceno distingue due modalità di programmazione economica: il programma generale e il programma ad obiettivo. Il programma generale ha il compito di ricomporre in un sistema coerente tutte le azioni da intraprendere nella sfera pubblica, in modo tale da rendere noto lo stato dell’intero sistema. Il programma ad obiettivo, invece, è di tipo operativo-decisionale e deve essere realizzato quando occorre all’interno delle coordinate stabilite dal programma generale. Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 Saraceno ribadisce la sua linea in difesa della politica economica di programmazione, criticando le torsioni dello Stato sociale e della spesa pubblica verso il sostegno ai redditi. Infatti, Saraceno continua a sostenere la validità di una programmazione generale incentrata sull’investimento nelle infrastrutture e sui servizi capace di garantire alle imprese buoni livelli di produttività. Nei fatti l’intervento pubblico per lo sviluppo del Mezzogiorno seguì strade completamente diverse da quelle propugnate da Saraceno. Come ha evidenziato Rullani: “Le partecipazioni statali sono da poco tempo divenute oggetto di sistemazione teorica e legislativa secondo i suggerimenti di Saraceno, che irrompono sulla scena l’ENI di Mattei e la nazionalizzazione dell’energia elettrica: due casi che disattendono clamorosamente tutti i criteri saraceniani. E che hanno, nonostante questo o forse grazie a questo, un altrettanto clamoroso successo. La programmazione ha ufficialmente inaugurato una nuova metodologia di rapporti tra pubblico e privato, che i potentati industriali, alcuni dei quali partoriti proprio dal seno delle partecipazioni statali, cominciano ad occupare la scena degli anni Sessanta e Settanta con le loro scorribande, facendo scempio di ogni metodologia e di ogni confine. La questione meridionale ha trovato nell’intervento straordinario il suo primo contatto con la modernizzazione guidata di ispirazione saraceniana, che si determina una netta involuzione della situazione sociale e politica del Mezzogiorno, in parte sulla spinta dei mezzi fatti affluire tramite i canali finanziari e industriali. Nuovi poteri e nuove coalizioni, non certo di progresso, si apprestano a spartirsi la torta, consegnando le isole di modernizzazione industriale create al desolante ruolo di “cattedrali nel deserto”. Insomma, tanto la teoria di Saraceno appare coerente e convincente, quanto la pratica appare distante, governata da istanze e logiche del tutto diverse. E, dal suo punto di vista, impreviste.
Salvatore Lucchese
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