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Speciale: Il Mezzogiorno d'Italia
Pasquale Saraceno e la questione meridionale (II parte)
NAPOLI - 19.4.2008
In occasione di un convegno del 1953, Pasquale Saraceno affronta organicamente il problema dello sviluppo del Meridione, sostenendo chiaramente che i finanziamenti della Cassa del Mezzogiorno dovevano essere indirizzati anche verso lo sviluppo industriale e la piena occupazione, da inquadrare in una politica economica generale per il Paese. A partire dal 1957, la politica meridionalistica si orienta verso l’industrializzazione del Sud d’Italia. In effetti nello stesso anno viene varata una legge che incentiva l’investimento delle imprese private nel Sud d’Italia e obbliga le industrie a partecipazione statale a destinare al Meridione il 40% dei loro investimenti. Se l’azione dell’intervento straordinario si orienta decisamente verso il sostegno diretto ed indiretto all’industrializzazione, la programmazione economica rimane un mero principio teorico. Solo a partire dagli anni ’60 con i governi di centro-sinistra la politica di piano viene recepita dalle forze di governo. Il ministro del Bilancio Ugo La Malfa (foto) chiama Saraceno a coordinare come vicepresidente i lavori della “Commissione nazionale per la programmazione economica”. Finalmente Saraceno ha la possibilità di dispiegare i principi sui quali lavorava oramai da anni, sintetizzabili nella denuncia del carattere dualistico dell’economia italiana tra zone industriali e zone rurali, dualismo trasversale alle regioni settentrionali e meridionali, e nella necessità di una politica che garantisca elevati incrementi di reddito. Gli strumenti ai quali Saraceno intende affidare la politica di piano da un lato sono gli incentivi, dall’altro sono le direttive alle imprese pubbliche di coordinare i loro interventi con quelli di altre imprese pubbliche e private.
Salvatore Lucchese
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