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Parla una psicologa-psicoterapeuta: a scuola dai bambini!...
Miriam Marinelli
06 giugno 2020

A scuola dai bambini!...
Già, proprio così. Non c’è alcun errore! Quando ho letto i “messaggi di gentilezza” che i bambini di terza elementare, su sollecitazione della maestra Angela, hanno inviato a mezzo mondo, mi son vista io, grande e colta, seduta in un banco di scuola ad ascoltare quei piccoli che con la loro profonda semplicità mi stavano insegnando a riscoprire le “cose belle” della vita. Quali? Ve ne propongo alcune emerse dalle loro straordinarie letterine che rappresentano un serio monito di umanità per noi grandi, ma solo SE siamo capaci di ascoltarli e comprenderli davvero, senza banalizzare quello che ci dicono con i nostri soliti, snobbanti, “son cose da bambini…”                

Questi piccoli ci raccontano… UN INNO ALL’AMICIZIA, quella vera, quella che ti fa voler bene all’amico così come è, con i suoi pregi e difetti senza chiedergli di essere come tu vorresti.

 “Cari amici della 3°E, sapete che penso di voi? Siete dei bambini gentili, gioiosi come il grano al sole in estate e agitati però siete i miei migliori amici” (Carlo)

Quanta voglia e fatica di costruire delle belle relazioni c’è dietro quel “gioiosi e agitati” …Quanta turbolenza faticosa da gestire! Quel “però” vuol dire che ogni difficoltà che può nascere delle diversità si può superare, e che quegli amici, nonostante tutto, restano i migliori! E quanta poesia in quella immagine delle “spighe dorate che si agitano al sole in estate”. Cogliere delle scene che la natura ci offre e riuscire descriverle in certi particolari richiede davvero grande sensibilità e capacità di dare parola alle emozioni tanto da riuscire a trasmetterle a chi legge… Non è, questa, POESIA?

“Cari amici della 3°D mi mancate tanto, tutti, tutti… Spesso penso a quando ci facevamo gli scherzi, litigavamo e poi facevamo la pace… in questi giorni mi basta pensarvi e mi torna il sorriso” (Francesco).                                                                           
Questa si chiama Amicizia con la A maiuscola!           

“Cari amici del regno di OP… vi penso sempre e mi mancate. Ne abbiamo passate tante insieme e ben sapete che per noi portare le mascherine, lavare bene le mani, stare a lungo in casa non è una novità. Per me siete il sorriso, la gioia, l’allegria. Siate forti... andrà tutto bene!” (Nicole).                                                                                      
Quando il dolore unisce e diventa umana solidarietà, calda amicizia, allegra condivisione, perfino in un reparto di ospedale! Che lezione di vita arriva da questi piccoli per tanti di noi adulti, grandi borbottoni e perenni lamentosi per ogni minime contrarietà…

UN SENSO DI PROFONDA GRATITUDINE per tutti quelli che stanno dedicando tempo, fatica, energie per il bene degli altri anche a costo sacrificare un po’ dei propri affetti, delle proprie famiglie, delle proprie sicurezze… 

 “Cari medici… Grazie per il sacrificio, mentre la mamma è con me, voi siete costretti a stare lontano dai vostri figli, come il mio papà, anche se non fa il medico… Siete il nostro orgoglio!!! (Danilo)

“Cari dottori ed infermieri… Voi siete i nostri angeli! Siete costretti a lasciare i vostri mariti, mogli, figli, genitori per salvare le vite umane. In più state rischiando la vostra vita” (Gaia)

Sempre lei, in un altro passaggio, tira fuori tutta la sua preoccupazione affettuosa, quasi “materna”, verso quelle donne e uomini coraggiosi con un accoratissimo “Mi raccomando di usare la mascherina, i guanti e le tute per proteggervi, altrimenti rischiate di ammalarvi anche voi!” Altro che ministro della sanità! Con quanta premura, chiarezza e fermezza questa piccola si prende cura di quei grandi… E questo senso di gratitudine da parte dei bambini si allarga oltre ogni possibile confine estendendosi finanche alla Cina:

“Cari medici cinesi, voi siete stati gentili con gli italiani e ci avete portato le mascherine, i guanti e le tute che da noi sono introvabili e servono soprattutto per i dottori perché loro aiutano le persone malate” (Vincenzo)

UN AFFETTO INFINITO PER I NONNI ED UNA GRANDE SENSIBILITÀ VERSO GLI ANZIANI

“Sei un nonno bravo e gentile anche se sei anziano (gli anziani sono un po’ brontoloni). Mi manca giocare a scacchi e a dama con te” (Gabriele)

“Cari nonni vi scrivo perché siete un pezzo del mio cuore…” (Danilo)

“Cara nonnina Vittoria… Tu questa situazione la stai gestendo bene! Anche alla tua età di 86 anni! Io penso che tu sei una donna, nonna per me fortissima!! Sei sempre in gamba e lotti fortemente.” (Francesco).                                                                              
I nonni sono, nell’imaginario dei piccoli, come le grandi querce secolari con le loro radici salde, forti, e le grandi chiome folte, riparo sicuro e accogliente nelle difficoltà. Rappresentano la solidità che dà sicurezza e la tenerezza che dà accoglienza. I nonni sono “mitici” perché sanno essere piccoli con i piccoli, sanno raccontare la vita, la storia, il passato, e nel presente sanno offrire la pazienza e la dolcezza del loro affetto smisurato. Spesso proprio i nonni, nelle famiglie più fragili e complesse, diventano i veri punti di riferimento, di “attaccamento sicuro” (come direbbe lo psicologo Bowlby) per i bambini che si aggrappano a loro come ad ancore di salvezza. È dolcissima la chiusa della lettera di Francesco che si firma a lettere grandi - “FRANGESCO - come tu mi chiami”. In quel voluto svarione grammaticale c’è tutto il sapore della affettuosa familiarità espressa nel gergo più vero ed intimo che è proprio il nostro dialetto, quello che parla della nostra terra, della nostra appartenenza, delle nostre radici!
Il rapporto forte e delicato insieme nei confronti degli anziani, porta alcuni bambini a scrivere messaggi gentili anche a chi è oltre la stretta cerchia parentale, allargandosi al buon vicinato:

“Cari vicini, anche se siete a due passi dalla mia casa in questi giorni non possiamo vederci. Alla più anziana vorrei dire che io posso continuare a tenergli compagnia per telefono. Magari può raccontarmi una delle storie del passato…” (Corrado).         
Quale regalo più bello si può fare ad una persona anziana se non quello di chiederle di raccontare la propria vita, così carica di esperienze e ricordi, ma che difficilmente i grandi hanno tempo e voglia di ascoltare e, meno che mai, di riascoltare…?!

IL DESIDERIO DELLA SCUOLA, il piacere di poter tornare a stare ancora tra i banchi con gli amici e con le maestre, quelle straordinarie persone che sono le maestre delle quali i bambini scrivono meraviglie:

“Carissime maestre come state? Spero bene e non annoiate dalla nostra mancanza” “…Non ci crederete ma mi manca tanto la scuola” (Checco)

“A proposito delle mie maestre, loro ci danno pochi compiti, non ci fanno vedere tante video chat - solo una volta a settimana - con compiti spesso piacevoli e leggeri: le mie maestre sono speciali!” (Asia)”

“A voi che vi state impegnando per farci sentire vicini, a voi che vi state ingegnando in mille modi per fare SCUOLA, a voi che ci lanciate continuamente messaggi di speranza… grazie con tutto il mio cuore” (Nicole)

UNA AFFETTUOSA ATTENZIONE ALLE DIFFICOLTÀ NEL MONDO DEL LAVORO, che esprime una sensibilità di comprensione e condivisione per le vicissitudini dolorose di chi vede perso il frutto del proprio lavoro, fatto con tanta fatica, grande impegno, tenace pazienza, per tanto tempo…                                                                                      
“Carissimi vivaisti che in questo tempo vedete appassire il frutto del vostro lavoro. Voi siete delle persone speciali perché curate un semino, ogni giorno, facendolo diventare una pianta bella e rigogliosa… supereremo presto questo momento grigio… sicuramente i colori e l’allegria dei vostri fiori aiuteranno la gente a comunicare il loro affetto” (Lia).                                                                                                                 
Bellissimo ed efficacissimo il linguaggio dei colori con i quali la bimba racconta la vita descrivendo la tristezza di un oggi col grigio e tinteggiando la speranza di un domani con i colori allegri dei fiori.  Ecco che le emozioni si dispiegano su una tavolozza variegata di colori ed assumono le tonalità e le sfumature proprie del linguaggio pittorico. Solo se si sa ascoltare il mondo delle emozioni ed osservare la natura si è capaci di dipingere la vita, raccontandola, nei vari momenti, attraverso i colori…                                                                                                                                           
UNA GRANDE CREATIVITÀ COME FORZA DI RIPRESA: è quella che i grandi chiamano elegantemente RESILIENZA, cioè quella capacità di non spezzarsi, di non lasciarsi abbattere dalle dure prove della vita, di non arrendersi di fronte a quelle brutte situazioni nelle quali, spesso, si riesce a tirare fuori quella “grinta” per ricominciare che forse non si sapeva neanche di avere...                                                                                                                          
 “Questi giorni sono un po’ annoiato, mi manca la routine giornaliera; sto scrivendo un libro dal titolo “GIOCARE CON LE PAROLE” (Checco).                                            Caspita! Spesso diciamo che la depressione può diventare una grande fonte di creatività. E qui un piccolo dalla noia… tira fuori la stesura di un libro nel quale gioca con le parole. Come si chiama se non RESILIENZA?

UNA DIMENSIONE RELIGIOSA DELLA VITA nella quale la preghiera diventa forza di vita, condivisione familiare e comunitaria attraverso i mezzi tecnologici utilizzabili.    “Caro Papa Francesco… ti seguo sempre in TV. So che per te è triste essere a messa senza i fedeli. Però stai tranquillo, anche se sono in casa noi ti seguiamo sempre e preghiamo con te. Ti voglio bene.” (Chanel)

“Carissimo monsignor Cornacchia, so che lei prega ogni giorno per la salute di tutti noi. Volevo dirle che anch’io sto pregando insieme alla mia famiglia... vedrete che con lo sforzo dei dottori e le nostre preghiere il mondo guarirà!” (Roberto).

É una chiave di lettura molto matura delle due dimensioni, scienza e fede, che non si combattono o contrappongono ma, ciascuna per il suo specifico, si alleano per una stessa buona causa: affrontare e vincere la malattia.

UNA CAPACITÀ DI VIVERE LA SOLITUDINE FACENDO COMPAGNIA A SE STESSI

“Caro Francesco, so cosa provi perché vivo dentro di te. Non hai paura ma vorresti fare tante cose che non puoi… Vorresti giocare con gli amici ma in qualche modo ce la fai sempre a superare la solitudine.” (Francesco)

Guardarsi dentro, imparare a parlarsi, sapersi incoraggiare, riuscire ad organizzarsi con quello che si ha disposizione, sono tutti segnali di una bella capacità di introspezione che è il terreno più fertile per poter imparare a stare bene anche con gli altri.                                                                                                                                                   

UNO SGUARDO ATTENTO ALLA VITA SOCIALE DELLA CITTÀ                                                                
“Carissimo sig. Sindaco di Molfetta, in questi giorni difficili la immagino a casa sempre impegnato a rispondere alle telefonate… Spero che anche per te, tutto torni alla normalità. SINDACO NON MOLLARE!” (Asia)

“Cari Vigili Urbani, so che il vostro lavoro non è per niente facile in questo periodo perché dovete assicurare che nessuno esca di casa senza un valido motivo e che tutti rispettino le regole imposte dal governo. Se questa pandemia finirà presto sarà anche merito vostro. Continuate cosi!” (Saverio)

UNA CAPACITÀ DI AFFRONTARE A VISO APERTO LA DIFFICOLTÀ E LA FIDUCIA NELLA FORZA NEL GRUPPO                                                                                                                               
“Caro coronavirus, ho deciso di mandare un messaggio gentile a te, perché questo tuo viaggio per il mondo non mi sta piacendo per niente. Quindi ti voglio dire che noi ce la faremo e finalmente riusciremo a batterti! E saremo più forti di prima!!!” (Luca)

È il messaggio più intenso di forza gentile rivolto frontalmente, direttamente al nemico più duro: Sua Maestà il virus. Sarà sconfitto dalla forza del NOI, dalla capacità di tenersi uniti, e per questo diventare addirittura PIÙ FORTI DI PRIMA!

Giunta questo punto, alla fine di queste brevi riflessioni nate dalla lettura attenta ed appassionata delle loro letterine, sono io che sento il desiderio di mandare un mio messaggio-gentile a questi splendidi bambini.

“Carissimi piccoli amici,

voglio dirvi che, seminando i vostri messaggi gentili, avete fatto proprio un gran bel lavoro del quale potete essere davvero fieri! Siete stati molto in gamba e il “VIRUS BIRBANTELLO” presto dovrà fuggire a gambe levate perché voi, con il coraggio della vostra gentilezza e la forza del vostro sorriso, siete i nostri piccoli-grandi eroi in questa situazione strana e difficile che stiamo tutti vivendo!

Perciò quello che sento di dirvi anche a nome di tanti, tanti grandi è soprattutto un grande, affettuoso, profondo GRAZIE!!!                                                                                 
GRAZIE piccoli amici, perché attraverso i vostri messaggi gentili, state aiutando noi grandi a fermarci per riflettere su noi stessi per impegnarci, sul serio, a diventare dei grandi migliori, più sensibili verso la natura, più attenti alle difficoltà degli altri, specie dei più fragili, più gentili nei nostri modi di dire, di fare, di vivere…
GRAZIE perché ci aiutate a tirar fuori il nostro bisogno di tenerezza sepolto sotto cumuli di arroganza, di presunzione, di “lei non sa chi sono io!”
GRAZIE perché ci ricordate che anche noi grandi, dentro, in fondo in fondo, siamo tutti un po’ bambini, tutti con gli stessi bisogni di attenzione, di riconoscimento, di coccole, di risate, di sostegno, e proprio per questo siamo tutti ugualmente umani. Tutti, proprio proprio tutti. Nessuno escluso!
GRAZIE perché, come recita un detto popolare, “a volte nella vita da uno sfascio viene un aggiusto” e la forza della vostra gentilezza con cui ci avete positivamente contagiati, è il più bel risultato di questo brutto sfascio che si chiama coronavirus.
GRAZIE perché ci siete, perché siete così come siete e ci volete bene anche se siamo… così come siamo!

Di una cosa siamo certi: grandi e piccoli, INSIEME…CE LA FAREMO!!!

Un abbraccio grandissimo a tutti voi.

Dott.ssa Miriam Marinelli 
Psicologa - Psicoterapeuta

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