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Ore difficili per l’amministrazione comunale di Molfetta: oggi consiglio comunale. Si parlerà degli arresti e delle dimissioni degli assessori?
28 giugno 2021

 MOLFETTA – Sono ore difficili per l’amministrazione di Tommaso Minervini a Molfetta.

Questa sera è stato convocato il consiglio comunale, ignorando nell’ordine del giorno la grave vicenda giudiziaria che ha travolto l’ex assessore ai Lavori Pubblici, Mariano Caputo, la capogruppo di Forza Italia Sara Castriotta, il funzionario comunale Orazio Lisena, arrestati con altre 13 persone fra dipendenti comunali e imprenditori nella cosiddetta “Appaltopoli”, che vede un numero complessivo di 41 indagati compreso il sindaco Minervini.

Viene proposto un ordine del giorno secondario (che riguarda la Tari) e si ignora la grave crisi che sta affrontando la città con l’annuncio dell’uscita del Pd che ha fatto dimettere il proprio assessore Gabriella Azzollini, ma non si sa se Nicola Piergiovanni resterà alla guida del consiglio: un’altra anomalia.

Molte forze politiche di centrosinistra e movimenti politici come “Rinascere” hanno chiesto che si discuta non solo dello scandalo delle presunte tangenti, ma delle dimissioni degli assessori e dell’uscita del Pd e di Officine dalla maggioranza. Infatti, oltre all’Azzollini si è dimesso anche l’assessore all’urbanistica Francesco De Gennaro della lista “Officine” di Pasquale Mancini. Quest’ultimo, in pratica, oggi rappresenta solo se stesso, avendo l’assessore Antonio Ancona (il più votato alle amministrative per quella lista) preso le distanze da lui e dalla lista civica, confermando la fiducia al sindaco, come hanno fatto le altre liste civiche della coalizione. Il gruppo “Noi”, in pratica non esiste più e i vari consiglieri comunali rappresentano solo se stessi. Una personalizzazione così accentuata, priva non solo di un’idea politica, ma di un progetto come non era mai accaduto prima.

Tace anche il consigliere regionale di centrodestra Saverio Tammacco, una volta sindaco ombra e oggi anche lui in difficoltà come consigliere di opposizione alla Regione, dove, in pratica, non conta nulla. Tra l’altro è ancora più emarginato dopo il tradimento fatto a Emiliano quando, a pochi giorni dalle elezioni cambiò, ancora una volta, casacca, passando con Fitto, che considerava il cavallo vincente. Poi gli è andata male.

Da dietro le fila, come sempre nella sua azione politica, quando ha preferito fare il burattinaio politico, Tammacco non sa che fare, ma certamente non vuole la caduta di Minervini.

Silenzio invece dal centrodestra, in grande imbarazzo da un lato per l’arresto della propria capogruppo Sara Castriotta, dall’altro, l’ex sindaco ed ex senatore Antonio Azzollini spera di “lucrare” politicamente dallo sfaldamento delle liste civiche, formate in gran parte da pezzi della sua ex maggioranza con a capo alcuni suoi ex sergenti.

Silenzio da parte della senatrice Carmela Minuto che è anche consigliera comunale di Forza Italia o di quello che resta di questa rappresentanza in consiglio comunale, dopo che anche Fulvio Spadavecchia è passato dall’opposizione alla maggioranza, insieme col solito Pino Amato, campione assoluto di cambio di casacche, il quale spera di lucrare un assessore, ora che si sono creati due posti in giunta.

Questi due ultimi rinforzi permetteranno al sindaco Minervini di continuare a governare con una maggioranza mutilata dal Pd e da Officine, ma che mantiene almeno i numeri.

Inutili finora gli inviti alle dimissioni, perché il sindaco, anche con lo spauracchio del commissario, vuole continuare fino alla fine del mandato e tentare di farsi rieleggere.

Cosa accadrà stasera in consiglio comunale? Sicuramente si prevede una seduta calda e imbarazzante, per la presenza di un presidente del consiglio che dovrebbe dimettersi e di due assessori ormai fuori.

La situazione è molto sfilacciata e con qualche rattoppo è difficile che si riesca ad andare avanti. Vedremo se il sindaco consentirà il dibattito su “Appaltopoli” e un dibattito sulla crisi della maggioranza, in attesa di un difficile rimpasto, perché oggi gli appetiti sono tanti e chi ha cambiato casacca vorrà il suo tornaconto politico.

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