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Oggi resa dei conti o ammuina al vertice di maggioranza a Molfetta. Il ruolo del Pd e i giochi interni di potere delle liste civiche “ciambotto” Le preoccupazioni del sindaco Tommaso Minervini che dovrà scendre a compromessi per mantenere la poltrona
02 dicembre 2020

 MOLFETTA – Sarà l’ora della resa dei conti oppure la solita ammuina per accontentare qualcuno senza scontentare qualche altro, ma tutti nel segno dell’attaccamento alle poltrone e alla logica di non mollare il potere nemmeno di fronte agli scandali.

Questo pomeriggio è stato convocato alle 16 il cosiddetto vertice di maggioranza chiesto dal Pd, almeno per salvare la faccia di fronte a due episodi rilevanti: il tradimento dell’amministrazione comunale nei confronti del presidente della Regione Michele Emiliano, passando a destra con Raffaele Fitto (poi sconfitto e in questo il consigliere eletto Saverio Tammacco ha sbagliato i conti, finendo all’opposizione dove non conta nulla). L’altro fattore di possibile crisi, che ci sarebbe stata in altri tempi e con altri uomini, ma non ci sarà questa volta, è quello dello scandalo “Affittopoli” che vede indagati lo stesso sindaco Tommaso Minervini, l’assessore ai lavori pubblici Mariano Caputo e la consigliera di opposizione di destra Sara Castriotta di Forza Italia (questi ultimi due si sono dimessi in seguito allo scandalo per presunti appalti pilotatati).

Il Pd, messo alle strette anche dai Giovani Democratici e dai suoi elettori, ha mantenuto i suoi uomini nella maggioranza (il presidente del consiglio comunale Nicola Piergiovanni, l’assessore Gabriella Azzollini e il consigliere provinciale Gianni Facchini), ma vuole contare di più e dettare le condizioni, altrimenti minaccerebbe la crisi. Non è escluso che il posto vacante dell’assessorato ai Lavori Pubblici, dopo le dimissioni di Caputo, venga rivendicato proprio dal Pd, che potrebbe sacrificare l’assessore alle attività produttive Gabriella Azzollini, che fa capo a Piero de Nicolo, il cui peso all’interno dello stesso Partito Democratico si è molto ridotto dopo che alle ultime elezioni regionali ha raccolto solo 398 voti (quelli del suo candidato Domenico De Santis).

Sfilacciato anche il fronte di Noi (Nuova officina delle idee) sia per la mancanza di idee, sia perché il suo “coordinatore” Pasquale Mancini uomo di Saverio Tammacco non è riuscito a tenere unito il gruppo delle liste civiche, che hanno cominciato a disimpegnarsi dal ciambotto. A questo sfilacciamento ha contribuito la sconfitta di Raffaele Fitto e la mancata elezione in maggioranza di Tammacco che conterà poco nella prossima assise regionale.

Ecco perché si sono formati altri gruppi politici, da “Obiettivo Molfetta”, quello che fa capo all’assessore all’urbanistica Pietro Mastropasqua, con Alina Losito, Luigi Tridente, Sergio De candia e Leo Binetti e quello promosso da Enzo Spadavecchia (Molfetta per la Puglia”) con Peppino De Nicolò ex Pd che hanno aggregato il voltagabbana Pino Amato passato dall’Udc dell’opposizione di destra alla maggioranza costituendo la formazione “Popolari per Molfetta”.

La presenza di Pino Amato sarò determinante in caso di abbandono del Pd per permettere a Tommaso Minervini di restare sulla sua traballante poltrona, con una maggioranza risicata, ma senza commettere l’errore dell’ex sindaco Paola Natalicchio che si dimise avendo solo un consigliere in più di maggioranza.

Gli interessi politici sono molto alti per mollare tutto ora, quindi si cercherà un compromesso che possa salvare la faccia e ridare una parvenza di verginità al Pd e accontentare anche gli altri gruppi. Non sarà un incontro facile, dove conterà il manuale Cencelli per misura il peso dei gruppi, ma anche la capacità manovratrice di ciascuno.

"Quindici" vi racconterà tutto alla fine, quello che gli altri non dicono.

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