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Oggi il Molfetta day dell’Associazione Molfettesi nel mondo, seduta straordinaria del consiglio comunale
Angela Amato, presidente dell'Associazione "Molfettesi nel mondo"
09 settembre 2019

MOLFETTA – Torna il "Molfetta Day" oggi alle 17 con il corteo in partenza dalla sede dell'associazione "Molfettesi nel mondo", in Piazza Municipio, per recarsi verso la Villa Comunale: qui sarà deposta una corona d'alloro al monumento di Simon Bolivar. Dopo il corteo si tornerà nuovamente verso Piazza Municipio, dove nella sala consiliare di Palazzo Giovene è in programma una breve seduta straordinaria del Consiglio Comunale per un saluto agli emigrati tornati a Molfetta.

Il 38° Convegno dell’Associazione “Molfettesi nel mondo”, presieduta da Angela Amato, ex assessore al bilancio della giunta di centrosinistra di Paola Natalicchio, che quest’anno ha scelto come tema “La ricchezza delle origini”, è cominciato con una serata dedicata alla difficile situazione del Venezuela con l’intervento della giornalista Barbara Schiavulli, corrispondente di guerra e scrittrice, ha seguito i fronti caldi degli ultimi vent'anni, come Iraq e Afghanistan, Israele, Palestina, Pakistan, Yemen, Sudan. I suoi articoli sono apparsi, tra gli altri, su Fatto Quotidiano, Repubblica, Avvenire ed Espresso. Ha collaborato con radio (Radio 24, Radio Rai, Radio Popolare, Radio Svizzera Italiana) e TV (RAI, RAI News 24, Sky TG24, LA7, TV Svizzera Italiana) e, dal 2015, è direttrice di Radio Bullets.

«Uno dei problemi principali è l’iperinflazione, secondo uno studio i prezzi raddoppiano ogni 19 giorni – ha raccontato Barbara Schiavulli nei suoi reportage dal Paese sudamericano, dove vivono molti molfettesi -. L’87 per cento della popolazione è al di sotto della soglia della povertà. L’85 per cento delle medicine non sono reperibili. Ora il cibo si trova ma è troppo caro, una scatola di tonno costa quanto uno stipendio minimo di 6 euro. La pensione minima è di 3 euro. Gli ospedali mancano di molto se non di tutto, così come l’acqua è razionata per la cattiva manutenzione e la corruzione endemica nel paese. Questo ha anche fatto sì che ci sia un vero e proprio esodo di persone, tra cui molti professionisti che hanno deciso di andarsene impoverendo anche il panorama culturale del paese. Nelle scuole ci sono pochi insegnanti, non c’è cibo alle mense e i poveri sono sempre più poveri. Da qualche giorno con il livellamento del cambio ufficiale e di quello del mercato nero, qualche negozio ha cominciato a prendere dollari e a permettere l’uso delle carte di credito internazionali, ma non è ancora chiaro in quali posti.
Partorire un figlio costa almeno 2.000 euro e molti sono costretti ad andare in Colombia o si è tornato a farlo a casa senza un’adeguata assistenza. Le Nazioni Unite temono che nel 2019 si conteranno più di 5 milioni di persone fuori dal paese.
E non abbiamo parlato del narcotraffico che tiene in pugno il paese, della forte influenza di Cuba, della presenza di milizie locali e straniere, delle violazioni dei diritti umani e del controllo dell’informazione.

Oggi un passaporto costa 1200 dollari e ci vogliono mesi per farlo. Lo stipendio minimo, ovvero della maggior parte delle persone, dalla cassiera al professore universitario è di 6 euro. La gente chiede una possibilità di provare a risollevare il paese che ha tutte le risorse intellettuali e fisiche per farlo».

© Riproduzione riservata

Autore: Daniela Bufo
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