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Nuovo Porto Commerciale di Molfetta, un altro milione di euro liquidato a Cmc e Acquatecno
14 dicembre 2020

MOLFETTA - Nel dicembre di un anno incredibile, alle porte di un Natale irripetibile, in una Molfetta sconvolta dalle morti per Covid e dall’intenso incedere dell’epidemia, continua incessante l’attività dell’Amministrazione Comunale, che sembra non aver rallentato le sue falcate, anche nel settore Lavori Pubblici, travolto dal “caso Appaltopoli”.
E così, sull’Albo Pretorio, spunta una Determina Dirigenziale che non può passare inosservata, la 1438 del 10 dicembre. Oggetto: “Lavori di completamento opere foranee e costruzione Porto Commerciale. Perizia di Variante numero 3. Sal numero 42”. Non sono numeri della tombola, bensì cifre che scandiscono la nuova storia dei lavori del Porto Commerciale, che riaccendono la fabbrica dell’illusione collettiva e soprattutto la macchina dei soldi.

Intanto notiamo che anche questa determina è firmata dal Settore Territorio. Anomalia legata alla tremenda riorganizzazione dei settori comunali voluta dal sindaco Minervini. Non avendo più un settore Lavori Pubblici (e ormai nemmeno un Assessore delegato), il Porto è passato sotto il settore Territorio. Che in realtà dovrebbe occuparsi di una sola questione, non di poco conto, completamente assente dal pubblico dibattito: il Piano Regolatore Portuale. La delibera ci dà alcune informazioni scottanti, tra le osservazioni preliminari, come fossero di poco conto, soprattutto sul destino dell’ATI appaltatrice. Si tratta (o è meglio dire “si trattava”?) della Molfetta Newport, che comprendeva tre ditte: CMC (capofila), Sidra e Cidonio. L’ATI viene chiamata in tutta la determina “ATI CMC”. Perché? Perché nel silenzio generale, le ditte dell’ATI hanno avuto complicate vicende societarie e la Molfetta Newport è stata sciolta.

A pagina 2 della determina si legge “In data 6 luglio 2020 in Ravenna è stato stipulato atto transattivo tra CMC e Impresa Pietro Cidonio – IPC, di cessione delle quote IPC possedute in seno all’ATI appaltatrice, in favore della CMC”. A luglio, insomma, Cidonio esce di scena. Vende le quote a CMC e se ne va. Cosa accade due giorni dopo? “In data 8 luglio 2020 in Ravenna è stato stipulato atto transattivo tra CMC e SIDRA, di cessione delle quote IPC possedute in seno all’ATI appaltatrice, in favore della CMC”. Due ditte su tre dell’ATI Molfetta Newport escono e vendono le quote a CMC. E dunque, in data 6 ottobre, l’ATI si scioglie, ma l’appalto continua, poiché CMC sostiene davanti al notaio Luigi Gallori, in Roma, di poter assumere in via esclusiva i lavori. E quindi la ATI si chiama ATI/CMC. E se ATI vuol dire “Associazione Temporanea di Imprese” la cosa fa anche amaramente sorridere. Cosa fa, la CMC, si associa con se stessa?

Ma la vera domanda è: è tutto regolare? Una domanda inevitabile, visto che mentre tutto questo accadeva, i lavori al Porto riprendevano, in pompa magna, affidati in subappalto. Come dimostra un’altra determina (la 1002 del 14 settembre 2020), i lavori sulla “perizia di variante numero 3” sono stati consegnati il 29 gennaio 2020. Ma con lo stop Covid, di fatto, sono iniziati praticamente in estate. Affidati in subappalto, peraltro, come abbiamo già scritto su “Quindici”. Quindi: lavori di una manciata di mesi, svolti tra l’estate e il 15 ottobre, che sono costati 1.118.292,80 euro, liquidati con la determina di ieri. Di questi, quasi 70 mila euro sono soli incarichi: 37.911,13 alla Acquatecno s.r.l. e 30.310,33 all’ing. Gianluca Loliva. L’Acquatecno, lo ricordiamo, è la RTI (raggruppamento temporaneo di imprese) che vinse l’appalto per la progettazione esecutiva, il coordinamento della sicurezza e la direzione lavori.

Ma quali sono i lavori in corso, costati oltre un milione di euro alla comunità? Si tratta di lavori di completamento dell’opera, come dice il titolo della determina, o lavori di sola messa in sicurezza, unica possibilità data al sindaco dal parere Anac, a valle del procedimento dell’Autorità Giudiziaria? Perché in determina non ci sono dettagli alcuni sui lavori di cui paghiamo in modo solerte e tempestivo il salatissimo conto? Siamo alla seconda determina, dopo la già citata 1002, in cui senza dare chiare spiegazioni di come va avanti il cantiere, si susseguono solo numeri di fatture elettroniche e le relative somme da saldare. Cosa ci sta guadagnando davvero la città?

Intanto, secondo indiscrezioni, mentre i lavori del Porto proseguono a singhiozzo, con due ditte su tre che hanno lasciato l’ATI, l’Amministrazione vuole accelerare l’operazione del Nuovo Terminal ferroviario legato al nuovo Porto Commerciale, operazione che rischia di cementificare 12,5 ettari di agro nella zona a valle dell’area industriale. Il procedimento che vede al centro il progetto da 70 milioni di euro, presentato il 10 agosto dalla ISTOP SPAMAT, potrebbe “precipitare”, con i provvedimenti che potrebbero arrivare in consiglio comunale in tempi record. L’opposizione di sinistra in Consiglio comunale - con un accesso agli atti delle consigliere Silvia Rana e Paola De Candia - ha chiesto tutte le carte agli uffici e intende inviare gli atti all’Autorità di Bacino e alla Soprintendenza, poiché il timore di aggravare la situazione di rischio idrogeologico della zona, già molto compromessa, è altissimo. Va organizzandosi anche un Comitato No Terminal, che tiene insieme forze politiche, cittadini, associazioni e singoli cittadini. Intanto, non va dimenticato che nell’inchiesta denominata “Appaltopoli” il cantiere del Porto è uno di quelli sotto osservazione da parte dell’Autorità Giudiziaria. Sotto la lente della Procura di Trani sembra esserci in particolare la questione del monitoraggio delle acque, che è attività obbligatoria e propedeutica allo svolgimento stesso dei lavori. Il Sindaco, però, va avanti per la sua strada. Spalle alla città, visto che in tre anni e mezzo di mandato non ha mai sentito l’esigenza di chiarire fino in fondi i dettagli della situazione del Porto, preferendo alla luce della trasparenza la fresca ombra del silenzio.   

Paola Natalicchio

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