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Nuovo porto commerciale di Molfetta: la giunta dà l'ok alla progettazione dei lavori di messa in sicurezza. Risposta a fantomatici “imprenditori” azzolliniani Approvata il 2 luglio la delibera per procedere agli atti propedeutici alla sottoscrizione del nuovo contratto, che sarà firmato unitamente all'amministratore giudiziario autorizzato dal Gip. Al giudice verrà anche chiesto il dissequestro di circa 5,8 milioni di euro del mutuo del porto, somme strettamente necessarie a tali lavori. Svuotata di contenuti la presunta conferenza stampa riservata agli amici dell'ex sindaco sen. Azzollini
07 luglio 2014

MOLFETTA – Un nuovo contratto per la direzione dei lavori di messa in sicurezza del nuovo porto commerciale di Molfetta, per poi procedere con le opere a mare che assicureranno sicurezza delle acque e delle opere e salvaguardia della pubblica incolumità. È quanto previsto dalla delibera della giunta di centrosinistra n. 170 del 2 luglio 2014 che demanda al dirigente del settore Lavori Pubblici l’adozione degli atti successivi, propedeutici alla sottoscrizione del nuovo contratto, che sarà firmato unitamente all’amministratore giudiziario autorizzato dal Gip. Al giudice verrà anche chiesto il dissequestro di circa 5,8 milioni di euro del mutuo del porto, somme strettamente necessarie a tali lavori.  Ne dà notizia il Comune di Molfetta in un comunicato.

“Siamo all’esito di un percorso durato alcuni mesi che ci ha visti collaborare quotidianamente con il custode giudiziario, con la direzione dei lavori e con la ditta esecutrice per trovare la soluzione più corretta nell’interesse della pubblica incolumità e della necessità di consolidare e salvaguardare le opere già eseguite”, afferma il Sindaco, Paola Natalicchio. “Le opere esistenti vanno protette dal pericolo, sempre incombente, determinato dal maltempo e dalle mareggiate di forte intensità che mettono a repentaglio la navigazione nello specchio portuale. Dobbiamo cercare di essere pronti in vista del prossimo inverno”.
La progettazione delle opere di messa in sicurezza sarà eseguita dalla ditta RTI Acquatecno Idrotec, Architecna Engineering, già selezionata con procedura ad evidenza pubblica per la direzione dei lavori e il coordinamento della sicurezza dei lavori di costruzione del nuovo porto commerciale. Tale affidamento è possibile ex articolo 57 del codice degli Appalti e dei Contratti, come sancito dal parere pro veritate che l’Amministrazione comunale ha richiesto, sul punto, al prof. Vincenzo Cerulli Irelli, uno dei massimi esperti nazionali di diritto amministrativo.
“Questo è il risultato - aggiunge l’assessore ai lavori pubblici Giovanni Abbattista - del gran lavoro fatto nei tavoli tecnici tenuti anche con la Procura a partire dal 17 ottobre 2013. Da quel momento i professionisti incaricati dalla direzione lavori hanno esposto i rischi derivanti dal danneggiamento delle opere o dallo spostamento dei cassoni nell’area portuale. Sono seguite nuove riunioni, nell’ultima delle quali, il Gip ha evidenziato la necessità di stipulare nuovi contratti con l’intervento del custode giudiziario”.
La progettazione delle opere di messa in sicurezza verterà  sul completamento della sovrastruttura delle banchine nord ovest e Martello con i cassoni che sono attualmente realizzati e affondati, allo scopo di preservare gli stessi dai rischi di spostamento libero nel bacino portuale, e dal ripristino dei danni subiti dal molo di sopraflutto per effetto del moto ondoso.
I lavori per la conservazione di opere già avviate sono stimati presuntivamente in 5,8 milioni di euro, anche se un calcolo più preciso potrà essere fatto in fase di progettazione esecutiva degli specifici interventi. 

Saranno soddisfatti, così, i fantomatici “imprenditori” che avrebbero convocato una fantomatica conferenza stampa per chiedere il dissequestro del porto e la messa in sicurezza dell’opera. In realtà, sembra che gli improbabili imprenditori siano solo dei fan dell’ex sindaco, sen. Antonio Azzollini, vero promotore dell’incontro riservato solo agli amici (per evitare che emergano scomode verità?).
Azzollini rimasto sempre più solo (buona parte del partito e tutti i giovani lo hanno abbandonato) cerca di recuperare qualche spazio di manovra politica per evitare la sua parabola discendente, già avviata nel centrodestra. In pratica, questo provvedimento svuota di contenuti lo show azzolliniano, che serviva a far dimenticare lo scandalo del porto, di cui, oltre a “Quindici”, ha parlato tutta la stampa nazionale e anche la nota trasmissione televisiva "Ballarò" per i due arresti e i 60 indagati (fra cui lo stesso ex sindaco e senatore). La fantomatica “conferenza” (alla quale di solito sono invitati solo i giornalisti e non il pubblico e la claque, per debita informazione di qualche commentatore ignorante e sprovveduto che si atteggia a improbabile giornalista, ndr) probabilmente avrebbe come obiettivo anche quello di esercitare un’indebita pressione sulla magistratura, che invece, contrariamente a quanto affermato da taluni, sta continuando il suo lavoro sulla presunta truffa da 150 milioni del porto, che dovrebbe scoprire tutti i retroscena di questo che potrebbe rivelarsi un grosso pasticcio amministrativo con ripercussioni e danni economici sulle generazioni future di Molfetta. Altro che più grande opera marittima d’Italia, Mose di Venezia docet. E, naturalmente, dopo lo scandalo Mose, occorre andarci piano con queste grandi opere, viste le conseguenze. Ma qualcuno, non sembra aver imparato la lezione.

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Il sig. Spaccavento scrive: "....in entrambi i casi trattasi di pura follia". Allora come non aggiungere solo la seconda parte di "Sistema", giusto per non stancare i lettori. "Il conte Axel Oxenstierna, cancelliere svedese durante la terribile Guerra dei Trent'anni, parlava con ampia cognizione di causa quando disse: “Renditi conto, figlio mio, che ben poco posto viene lasciato alla saggezza nel sistema con cui è retto il mondo.” Lord Acton, uomo politico inglese del secolo scorso, usava dire che il potere corrompe, e di ciò ormai, siamo perfettamente convinti. Meno consapevoli siamo del fatto che esso alimenta la follia, che la facoltà di comandare spesso ostacola e toglie lucidità alla facoltà di pensare. La perseveranza nell'errore, ecco dove sta il problema. I governanti giustificano con l'impossibilità di fare altrimenti decisioni infelici o sbagliate. Domanda: può un paese scongiurare una simile “stupidità difensiva” come la definì George Orwell, nel fare politica? Altra domanda, conseguente alla prima: è possibile insegnare il mestiere ai governanti? I burocrati sognano promozioni, i loro superiori vogliono un più vasto campo d'azione, i legislatori desiderano essere riconfermati nella carica. Sapendo che ambizione, corruzione e uso delle emozioni sono altrettanto forze di controllo, dovremmo forse, nella nostra ricerca di governanti migliori, sottoporre prima di tutto i candidati a un esame di carattere per controllarne il contenuto di coraggio morale, ovvero, per dirla con Montaigne, di “fermezza e coraggio, due virtù che non l'ambizione ma il discernimento e la ragione possono far germogliare in uno spirito equilibrato.” Forse per avere governi migliori bisogna creare una società dinamica invece che frastornata. Se John Adams aveva ragione, se veramente l'arte di governare “ha fatto pochissimi progressi rispetto a 3000 o 4000 anni fa” non possiamo aspettarci grandi miglioramenti. Possiamo soltanto tirare avanti alla men peggio, come abbiamo fatto finora, attraverso zone di luce vivida e di decadenza, di grandi tentativi e d'ombra".




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