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"Non basta essere osservatori: bisogna trasformare il lavoro in servizio", il vescovo di Molfetta al consiglio comunale Seduta straordinaria in occasione della visita pastorale di Mons. Domenico Cornacchia
19 gennaio 2019

MOLFETTA – Una foto per suggellare quello che il presidente della massima assise cittadina Nicola Piergiovanni ha definito, giustamente, un “Consiglio comunale storico”. Nel pomeriggio di ieri, infatti, si è tenuto l’incontro del Vescovo Mons. Domenico Cornacchia con la massima istituzione civile della nostra città.

Il presidente Piergiovanni, nel salutare e accogliere il presule, ha evidenziato come il Comune abbia il compito di dare risposte ai bisogni, alle istanze, alle ansie, alle esigenze dei suoi cittadini così come, sia pure nel rispetto della diversità dei ruoli, fanno i parroci. Ha sottolineato come si sia costruita una rete sociale, umana e amministrativa che, negli anni, la Città ha messo su grazie alla Chiesa e al Comune.

La seduta straordinaria ha preso il via, dopo i consueti saluti, dalla lettura di alcuni brani (letti da diversi sacerdoti presenti nell’emiciclo consigliare) dal messaggio di Papa Francesco per la 52ª Giornata Mondiale della Pace, “La politica è al servizio della pace”.

Sono stati messi in evidenza l’importanza dell’azione politica quale “veicolo fondamentale per costruire la cittadinanza e le opere dell’uomo”, il valore del servizio, la responsabilità, il rispetto “della vita, della libertà e della dignità delle persone”, l’impegno teso ad assicurare un avvenire giusto a tutta la comunità: un programma che può essere condiviso da tutti, al di là della propria appartenenza culturale e/o religiosa. Non a caso sono state ricordate le “Beatitudini del politico”, proposte dal Cardinale vietnamita François-Xavier Nguyên Vãn Thuân e riprese da Papa Francesco nel suo messaggio.

Otto esortazioni che dovrebbero far riflettere a tutti i livelli, che definiscono beato il politico che ha un’alta consapevolezza e una profonda coscienza del suo ruolo; la cui persona rispecchia la credibilità; che lavora per il bene comune e non per il proprio interesse; che si mantiene fedelmente coerente, che realizza l’unità, che è impegnato nella realizzazione di un cambiamento radicale, che sa ascoltare, che non ha paura.

Mons. Cornacchia ha sottolineato come l’Aula consiliare sia il luogo in cui si prendono le decisioni più importanti per la vita di ogni cittadino, il luogo in cui si si assume la responsabilità delle proprie scelte e ha voluto esprimere il proprio incoraggiamento affinché «le difficoltà si trasformino in occasione per ridare freschezza al proprio e suscitare in giovani e adulti (credenti e non) la volontà di mettersi al servizio della città in modo maturo, competente e responsabile».

Un applauso da parte dei consiglieri ha interrotto l’intervento del Vescovo quando ha ricordato che il primo atto dopo la nomina a Vescovo della nostra diocesi è stato quello di richiedere la residenza a Molfetta («Molfetta è una città antica, ricca di storia e tradizioni, di bellezze artistiche e naturali»).

Mons. Cornacchia non ha mancato di evidenziare le criticità che affliggono la comunità cittadina (e non solo), dalle problematiche dei giovani che, per mancanza di lavoro, non possono progettare un futuro, a quelle di coloro che hanno difficoltà economiche, dalle vittime della depressione a chi è caduto nella rete della ludopatia. E ancora la presenza di immigrati, non sempre ben tollerati, o la solitudine (uno dei gravi mali contemporanei). Diventa indispensabile incontrarsi tra Istituzione civile e Chiesa, nel pieno rispetto delle competenze e del rispetto dei ruoli per poter dare ancora più forza al servizio da prestare agli uomini e alle donne che vivono in questo territorio. Si comprende quanto valore, in quest’ottica, rivesta il volontariato che si sta prodigando a favore dei più deboli.

Per Mons. Cornacchia è necessaria un’azione politica intrisa di vera umanità, che non solo si faccia carico di chi è povero, ma che operi perché non ci sia più povertà. Quando questo obiettivo diventerà prassi, allora si potrà dire che “la fede può diventare anche Politica”, politica intesa come “servire l’uomo” e non “servirsi dell’uomo”.

Alla riflessione di Mons. Cornacchia sono seguiti gli interventi di diversi consiglieri comunali. Isa De Bari ha rimarcato il ruolo dei cittadini come di coloro che sono chiamati a creare un ordinamento finalizzato al bene comune. Di qui l’appello a fare politica, ma politica di qualità. La consigliera di opposizione ha suddiviso in due ordini le difficoltà che oggi la società vive. Un ordine ambientale, legato al fatto che il contesto in cui viviamo sia quello di una “società liquida”, che dà spazio all’individualismo, e un ordine strutturale: la società ha pensato di poter fare a meno dei partiti, l’affermazione del civismo si è spesso trasformato in qualcosa che mischia tutto e il contrario di tutto. L’amara (ma reale) conclusione è che oggi manchino “maestri” e “formatori”.

Gianni Porta ha apprezzato la realizzazione dell’incontro, definito di “alto profilo istituzionale” ed ha auspicato che il “viaggio” rappresentato dalla visita pastorale possa diventare una “inchiesta” sulla realtà del territorio.

Nicola La Forgia ha sottolineato gli interventi realizzati dall’Amministrazione e dal Consiglio comunale in ambito sociale (dai cantieri di servizio alla richiesta di sospensione del Decreto Salvini, sin dallo scorso novembre).

Carmela Minuto ha auspicato che il Vescovo possa «contagiare con la parola del Vangelo tutti coloro che incontrerà con lo spirito di condivisione e solidarietà».

Il più intenso, e probabilmente il più autentico, intervento è stato quello di Leo Binetti che ha proposto una personale testimonianza di vita, nel quale ha inserito anche l’incontro con Papa Francesco.

Tre i concetti che, secondo il sindaco Tommaso Minervini, individuano il significato dell’incontro: accoglienza (l’incontro di un capo della Chiesa locale che si fa popolo, va in un organismo istituzionale e da questo viene accolto), un capo che “scende e si fa popolo, ascolto attivo (è un ascolto che si fa “servizio”).

«Queste visite sono una memoria che deve rimanere nelle nostre menti e nel nostro agire – ha affermato il primo cittadino e, riprendendo i riferimenti alle nuove povertà, ha proseguito – siamo in un momento in cui dobbiamo ricostituire la relazione tra individuo e comunità. La felicità della comunità è fatta dalla felicità dei singoli».

Mons. Cornacchia, esortando a trasformare il lavoro in servizio, poiché non basta essere osservatori, concluso l’incontro affermando «Siete la mia famiglia».

Immancabile lo scambio di doni, di grande valore simbolico. Il Vescovo ha consengato una pregevole croce in legno che ricalca la croce pettorale di don Tonino Bello, realizzata dai ragazzi della Comunità CASA di Ruvo e il messaggio di Papa Francesco per la Giornata della Pace. L'Amministrazione ha ricambiato con una scultura raffigurante lo stemma della città e "il nuovo lessico molfettese e italiano" di Rosaria Scardigno.

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Autore: Isabella de Pinto
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