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No alla violenza di genere: un sentire comune tradotto in performance dalla comunità scolastica del Liceo Classico di Molfetta
Foto di gruppo finale con docenti, studenti, assessori (foto Carlo Pisani)
26 novembre 2018

MOLFETTA - A far vibrare le corde del cuore per il sesto anno consecutivo nella zona antistante il Liceo Classico “Leonardo da Vinci” di Molfetta è la consapevolezza. Quella maturata dai docenti e dagli studenti della scuola in occasione della Giornata Mondiale Contro la Violenza sulle Donne, fissata dall’ONU nella data del 25 novembre, e culminata nella performance-simbolizzazione che ha visto protagonisti gli studenti del triennio assieme all’altalena, che è apparentemente solo un gioco per bambini, ma incarna perfettamente il ciclo della violenza.

 Lo stesso che affonda le sue radici nei “c’era una volta” tramandati di generazione in generazione, che svolgono un ruolo determinante nella creazione di preconcetti e stereotipi, secondo cui i bambini sono avvezzi a credere nella superiorità del principe azzurro, al quale la sensibilità non è concessa e va lasciata alle femminucce, per la risoluzione di qualsiasi problema.

E come Cappuccetto Rosso, Biancaneve e Cenerentola, tutte le bambine sono a loro volta portate a trascurare l’opportunità di farsi strada nel mondo. Un mondo abitato da orchi, come quello a cui si è rivolto il coro femminile fattosi portavoce di creature fragili cui viene privata la vita sin da un’infanzia che non è piena di bambole ed affetto, ma di paura ed ombre. Perché la violenza di genere è una questione culturale, che purtroppo non si smentisce con un’auscultazione delle parole che costituiscono il lessico che impregna la nostra quotidianità. 

Il messaggio è proprio quello della disparità di genere, in cui “genere” non va inteso come mera distinzione uomo-donna, ma anche, grammaticalmente, come genere femminile e maschile: difatti è stato sottolineato come una stessa parola assuma un’accezione negativa nel solo passaggio dal maschile al femminile.

Mentre la prima parte della performance, improntata su una riflessione all’educazione e al conseguente sdradicamento di pregiudizi, ha messo in luce un testo di Raffaele Salinari, il mito di Erigone di Luciano, Ovidio, Apollodoro, la poesia “Biancaneve non c’è più” di Marta Ajó e un testo di Stefano Bartezzaghi, il suono della sirena ha richiamato all’attenzione del pubblico le recenti vittime di violenza, simbolicamente rappresentate da un numeroso gruppo di studentesse che ha effettuato un’azione mimata servendosi di candele.

È stata avviata così la seconda parte della manifestazione, quella incentrata più sui sentimenti, espressi in maniera tanto breve quanto efficace dalle liriche di Rupi Kaur e sulla denuncia, quella fatta da Tina Lagostena Bassi che, nel processo per stupro del 1978, da avvocato difensore di Fiorella si è trasformata in accusatrice di un certo modo di fare processi per violenza e dalle ragazze che hanno interpretato il testo “Ho ricevuto dei fiori oggi”.

Non è potuta mancare la speranza, volutamente affidata alla conclusione, messa in scena da un testo di Oriana Fallaci che infonde alle donne il coraggio di portare avanti la propria battaglia. Quella che non può prescindere, però, dalla presenza degli uomini, i quali sul palco hanno rappresentato la differenza fra amore ed abuso, abbattendone il muro che impedisce di aver chiara la visione della realtà. 

La stessa visione su cui hanno lavorato incessantemente, con professionalità e determinazione, le docenti referenti del progetto, la prof.ssa Emilia de Ceglia e la prof.ssa Eleonora Sciancalepore, coadiuvate dalla prof.ssa Maria Antonietta Cozzoli, dalla prof.ssa Marta Giancaspro, dalla prof.ssa Maddalena Salvemini e dal prof. Girolamo Samarelli.

La realtà si è trasformata però anche in danza, grazie alle originali coreografie della prof.ssa Rossella Lezza, sulle note di “Nessuna conseguenza” di Fiorella Mannoia e di “A wonderful life” di Zucchero, ma anche in musica, con l’intervento dell’orchestra del liceo (coordinata dalla prof.ssa Enza Ferro con il supporto di Marilena Gaudio e Nicola Nesta) che ha eseguito il brano di Fabrizio de Andrè, “Ho visto Nina volare” e il testo “Donna” di Mia Martini.

Lo sguardo sul mondo è quello che i docenti, assieme agli studenti carichi di entusiasmo e spirito di collaborazione, hanno lanciato unendo le proprie competenze e intersecando le chiavi di lettura del mondo classico con quelle contemporanee, dimostrando ancora una volta come una profonda conoscenza della cultura antica sia strumento per poter parlare di attualità.

Il percorso di formazione e di informazione che ha abbracciato l’intero mese di novembre non è solo una tradizione che sfocia in una manifestazione di stampo culturale, ma un sentire comune, un interesse collettivo, un gesto che parte dal cuore, un no alla violenza a caratteri cubitali: tutti elementi che si mescolano a tanta voglia di capire per poi farsi sentire. Si è trattato di un motivo di confronto che ha portato docenti e studenti sulle orme di un arricchimento trasmesso anche a livello comunale.

Non sono mancati infatti i riconoscimenti da parte della dirigente scolastica, la prof.ssa Anna Margherita Bufi, da parte dell’assessore alla Cultura, Sara Allegretta, che ha fatto le veci del sindaco, Tommaso Minervini, assieme all’assessore alle Pari Opportunità, Angela Panunzio, e da parte della senatrice Carmela Minuto. Espresso all’unanimità l’elogio per l’impegno di chi ha creduto davvero nelle potenzialità dell’iniziativa e per la capacità di proporre ogni anno lo stesso tema, attribuendone una sfumatura sempre diversa.

Perché diversi sono i brani scelti, diversi gli oggetti di scena e le azioni mimate, ma la radice è una sola e si chiama cultura.

© Riproduzione riservata

Autore: Sara Fiumefreddo
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