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Mostra "Il potere dell'armonia": foto e dipinti nel nome di Federico II. Riccardo Muti tra le personalità coinvolte nell'allestimento In tre castelli federiciani allestita l'esposizione dedicata al trattato "De Arte venandi cum avibus"
21 giugno 2018

ANDRIA – Inaugurata nelle scorse settimane una interessante esposizione, promossa da “il Cigno GG Edizioni e “Nova Apulia”, in collaborazione con l'Università degli Studi di Bologna e il Centro Europeo Studi Normanno-Svevo.

La mostra “Il potere dell'armonia. Federico II e il De Arte venandi cum avibus”, ideata da Lorenzo Zichichi e Tommaso Morciano, nasce dalla volontà di far conoscere al grande pubblico Federico II e il suo monumentale trattato, scritto anticipando di secoli la moderna etologia (l'osservazione e lo studio del comportamento degli animali).

L'esposizione, articolata in tre castelli legati dalla figura del sovrano svevo (ossia Castel del Monte, Castello di Bari e Castello di Trani), coinvolge quattro personalità di primissimo piano, autentiche eccellenze nei rispettivi campi.

Il prof. Ortensio Zecchino, docente di Storia medievale e presidente del'Enciclopedia Fridericiana della Treccani, curatore della mostra, è l'autore delle immagini fotografiche che attualizzano il Trattato, cogliendo le specie nel loro habitat murgiano e nel Tavoliere.

Accanto alle foto sono esposti le monumentali scenografie e gli acquerelli ispirati alle pagine del manoscritto federiciano del Maestro Piero Pizzi Cannella, fondatore della Nuova Scuola Romana nonché tra i massimi esponenti dell'arte figurativa.

La traduzione del “De Arte venandi cum avibus” e gli apparati scientifici sono stati curati dalla professoressa Anna Laura Trombetti Budriesi, ordinaria di Storia medievale all'Università di Bologna e massima specialista del Trattato.

Ma percorrendo le sale medievali in cui è allestita la mostra si ascoltano composizioni di Nino Rota, Sergej S. Prokofiev e anonimi medievali: tutti brani scelti e consigliati dal Maestro Riccardo Muti per accompagnare la visione della mostra e la lettura del Trattato. Il Maestro Muti, nel suo contributo alla mostra, ha dichiarato il suo grande legame con Castel del Monte e con la figura di Federico II, un sovrano che, come ha rimarcato più volte il professor Zecchino, a 800 anni di distanza continua ad affascinare.

A completare l'esposizione filmati, proiezioni e le riproduzioni del manoscritto tradotto in francese e splendidamente miniato (ispirandosi all'originale) nel Trecento, custodito nella Bibliothèque Nationale di Parigi.

Una iniziativa di straordinario spessore culturale, studiata e meditata da anni, che ha avuto un altrettanto interessante precedente nella mostra dedicata a Leonardo Fibonacci (svoltasi nel 2016 nei medesimi luoghi), e che proseguirà sino alla fine di ottobre.

"Quindici" se ne occuperà diffusamente nella rivista mensile in edicola a luglio.

@Riproduzione riservata

Autore: Isabella de Pinto
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