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Molfetta si tinge di giallo per Patrick Zaki con Amnesty International
06 febbraio 2021

 MOLFETTA - Lunedì 8 febbraio Amnesty International, grazie al supporto del Comune di Molfetta, illuminerà di giallo la fontana in Piazza Aldo. Il gruppo locale della ONG che si occupa di difendere i diritti umani ha aderito all’iniziativa nazionale che nasce dall’idea di tingere di giallo le città italiane per un’unica grande richiesta: #FREEPATRICKZAKI,  Patrick Zaki libero.

Patrick George Zaki, 28 anni, attivista e studente dell’Università di Bologna, è ancora in stato di detenzione preventiva in Egitto. Il 7 febbraio 2020 Patrick è stato fermato all’aeroporto del Cairo, la capitale dell'Egitto. 

Dopo diverse ore di sparizione forzata, è ricomparso il giorno dopo di fronte alla Procura della città di Mansura, dove è stato convalidato l’arresto, sulla base di un mandato di cattura contenente le accuse di minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento a manifestazione illegale, sovversione, diffusione di notizie false e propaganda per il terrorismo.

Dopo estenuanti rinvii, le prime due udienze del processo si sono tenute solo a luglio. Nella seconda Patrick Zaki ha potuto vedere per la prima volta i suoi avvocati dal 7 marzo. In quell’occasione è apparso visibilmente dimagrito.  Il 25 agosto, sempre per la prima volta da marzo, ha potuto avere un breve incontro con sua madre. Il 7 dicembre il giudice della terza sezione del tribunale antiterrorismo del tribunale del Cairo ha annunciato il rinnovo per 45 giorni della custodia cautelare.

Dopo una prima fase di cinque mesi di rinnovi quindicinali ritardati dall’emergenza Covid, per Patrick Zaki è iniziata quella dei prolungamenti di 45 giorni che può protrarsi fino a un tempo massimo di due anni, come previsto dalla legge egiziana. Le accuse a suo carico sono basate su dieci post di un account Facebook che i suoi legali considerano fake, a differenza dei procuratori, ma che hanno configurato i reati di diffusione di notizie falseincitamento alla protesta e istigazione alla violenza e ai crimini terroristici. Reati che gli fanno rischiare fino a 25 anni di carcere. “L’obiettivo della detenzione preventiva prolungata è di consegnare un prigioniero all’oblio. Per questo, è fondamentale che in vista delle udienze che eventualmente seguiranno, non si disperdano l’entusiasmo, l’emozione e la solidarietà dell’ultimo mese e che ognuno continui a fare la sua parte”, ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

Il 19 dicembre Patrick Zaki ha potuto incontrare nuovamente la madre nel carcere di Tora. Le ha detto queste parole: “Sono fisicamente e mentalmente esausto, non ne posso più di stare qui e mi deprimo a ogni tappa dell’anno accademico mentre sono qui invece che con i miei amici a Bologna”.

In questi mesi la famiglia aveva ricevuto da Patrick Zaki solo due brevi lettere a fronte delle almeno 20 che il ragazzo aveva scritto e inviato.

Lo scorso 2 febbraio la custodia cautelare di Patrick è stata prolungata di altri 45 giorni, per l’undicesima volta dall’inizio della detenzione. Così lunedì 8 febbraio Patrick entra nel secondo anno di prigionia, però nel secondo anno entra anche la campagna di Amnesty International, dell’università e del Comune di Bologna, di tante altre università ed enti locali, giornalisti, per ottenere il risultato che prima o poi arriverà: la scarcerazione di Patrick.

Ricordiamo che tutti noi possiamo fare qualcosa per Patrick e per tutti i prigionieri di coscienza attivandoci e firmando su www.amnesty.it

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