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Molfetta, “Sguardi incrociati” su Guglielmo Minervini Un ricordo di Lazzaro Gigante e Maria Sasso nel 4° anniversario della morte dell’ex sindaco della città e assessore regionale
Guglielmo Minervini
02 agosto 2020

MOLFETTA – Ricorre oggi 2 agosto, il 4° anniversario della morte di Guglielmo Minervini, già sindaco di Molfetta e assessore regionale. Lazzaro Gigante e Maria Sasso l’hanno voluto ricordare così:

 La sensibilità sociale

Se il senso di un’esistenza si comprende nella sua globalità alla fine, esso trova precise indicazioni sin dall’inizio. E su questo vale la pena soffermarsi.

Guglielmo Minervini cresce in una famiglia che vive un’identità forte, anzi fortificata dalla madre, che chiude la sala da pranzo, quando il padre parte per il rituale imbarco, e la riapre solo al suo ritorno: una concretezza stracarica di significati potenti. Questa identità permette a Guglielmo di non vagare ma di conciliare diversi compiti: studiare lodevolmente al liceo, essere scout e pure provvedere alle consegne domiciliari per godere di un amato motorino scalcagnato e sostituire in quel compito e per alcune ore un garzone, il quale, altrimenti, non avrebbe potuto frequentare la scuola.

Dalla frequentazione delle strade avverte l’urgenza della cooperazione e socializzazione della cultura. La contestazione liceale del 1976-78 lo vede collaboratore in una radio popolare. Negli anni a ridosso della laurea è promotore di una scuola popolare di informatica. Ma è soprattutto l’esperienza scoutistica a potenziare le ragioni delle sue scelte.

Negli ultimi anni ’70 l’associazione degli scout cattolici è particolarmente impegnata nelle attività di animazione dell’infanzia disagiata di Molfetta vecchia. Guglielmo se ne occupa con grande coinvolgimento. Anche come scout promuove un “collettivo non violento”, un piccolo gruppo di giovani che fanno propri gli ideali di “nuovi modelli di sviluppo e pace nel mondo”. Nell’invito (febbraio 1983) alla cittadinanza a partecipare all’iniziativa “Scuola ed educazione alla pace”, è già presente quello che è il canto fermo dell’esistenza di Guglielmo: “La manifestazione si propone di sensibilizzare l’opinione pubblica alla formazione di una coscienza critica ed autonoma, che porti la gente a pensare la cultura e la propria vita in funzione di una trasformazione che possa avviare ad un nuovo modello di sviluppo”.

La realizzazione di questo progetto viene vista come frutto della più ampia partecipazione dei diversi raggruppamenti presenti in città e con la testimonianza efficace degli aderenti. Ad essa Minervini non si sottrae, anzi non solo rinuncia alla carriera universitaria e preferisce l’insegnamento nelle scuole superiori, ma sceglie ancor prima il servizio civile perché convinto obiettore di coscienza.

Questa scelta di vita diventa la culla dell’amicizia con don Tonino Bello. Con il contributo del nuovo Vescovo si realizza la sede della vita comunitaria prevista per gli obiettori. Lì nasce la “Casa per la pace”, con l’intento di promuovere una cultura di pace e di nonviolenza e di agganciare la teoria alla prassi. Con don Tonino, Guglielmo e gli altri volontari girano nei luoghi della emarginazione, provvedono insieme ai primi soccorsi e alle altre necessità, praticano l’obiezione di coscienza alle spese militari, intervengono contro la militarizzazione della Murgia barese. Gli obiettivi della Casa diventano sempre più organici: seminari, biblioteca, scuola popolare. Con un particolare ricorso alla creatività, alla poesia, all’uso di linguaggi alternativi, i volontari si suddividono in commissioni e approfondiscono e socializzano le questioni relative all'educazione, all'emarginazione, all'obiezione di coscienza e alla qualità della vita.

La volontà di comunicare i temi vissuti fa maturare la scelta di realizzare una cooperativa e di aprire un punto vendita di prodotti del commercio equosolidale e di testi sul percorso culturale avviato. Alcuni soci della Casa, in primis Guglielmo, creano la meridiana, che pubblica nel 1986 come primo libro “Canberra peacemakers - Un modello di difesa popolare nonviolenta”, traduzione italiana di Capital Defence, con la redazione di Minervini. La stessa casa editrice pubblica i primi scritti di don Tonino e la rivista “Mosaico di Pace”.

La morte di Mons. Bello impone rispetto e fecondità della sua eredità, anche nella realizzazione della “politica come arte sacra”, secondo le sollecitazioni del Vescovo amico, fratello e padre di tutti.

Dopo tale evento Guglielmo confida l’idea di un progetto di partecipazione civica a pochi amici che operano nel mondo del volontariato. In un breve periodo si crea un gruppetto di una decina di condivisori. Nasce l’evento più importante della vita civile molfettese del dopoguerra. Si giunge alla realizzazione di un comitato promotore di circa 160 membri che ad ottobre 1993 propone alla cittadinanza l’appello “Restituire la città ai cittadini”.

In esso, dopo aver delineato la crisi del vecchio regime è scritto: “In questi anni difficili, però, c’è stato anche un altro modo di fare politica, un’opposizione diffusa, che ha di volta in volta assunto forme collettive o individuali, visibili o sommerse, ma sempre civilmente consapevoli… È giunto il momento che questa ‘politica diffusa’ si aggreghi e assuma il compito di governare la città rompendo radicalmente con il passato”.

Si realizza, quindi, un “Percorso”, non un movimento e nemmeno un partito, ma un progetto politico di interpretazione della nuova legge sulla elezione diretta del sindaco. Ed esso, mediante la grandissima partecipazione creativa dei cittadini, nonostante le minacce anche pesanti dei baroni dell’amministrazione in scadenza, porta alla elezione di Minervini a sindaco di Molfetta.

Sono, quindi, già evidenti gli aspetti peculiari sia della sua attività amministrativa, come innovatore sindaco e amministratore regionale, sia della sistemazione teorica (i suoi libri: Mar Comune, La meridiana, 1997, su Molfetta; Puglia e Italia, I nodi della politica, Lo Straniero, luglio 2015; La politica generativa, Carocci Editore, 2016, la sintesi ultima del suo pensiero).

Lazzaro Gigante

 

L’intelligenza politica

Ho conosciuto recentemente un gruppo di giovani veramente brillanti e sinceramente appassionati alla politica. Parlando con loro ho scoperto, sorprendendomi, che non conoscevano Guglielmo Minervini: uno di loro lo aveva visto durante la campagna elettorale per Paola Natalicchio sindaco, ma nessuno aveva avuto modo di sapere cosa e come avesse realizzato politiche geniali nel ruolo di sindaco e poi di assessore regionale.

Un vero peccato perché la capacità di innovazione e di progettazione delle politiche che ha attuato Guglielmo sono state a dir poco dirompenti e possono diventare guida e ispirazione per chiunque, con onestà intellettuale, voglia andare oltre se stesso e investire le sue energie per contribuire a creare un mondo migliore.

Provo quindi a raccontare solo alcune delle caratteristiche di Guglielmo politico.

In primis, grande capacità di ascolto: Guglielmo parlava con tutti senza discriminazioni rispetto al livello culturale o allo schieramento politico; riconosceva a tutti pari dignità di pensiero e di espressione facendo tesoro dei “diversi sguardi” per approfondire l’analisi dei problemi da affrontare. Non inseguiva il consenso, anzi cercava punti di vista altri, rispetto al suo, per crearsi una visione integrata e il più possibile completa delle situazioni da cambiare o migliorare.

Poi, in seconda istanza, uno spiccato e istintivo esercizio dell’ars maieutica: dagli incontri densi e frequenti riusciva ad astrarre idee e spunti originali e spiazzanti, tali da rivoluzionare in maniera costruttiva i tradizionali approcci alla costruzione delle politiche. Rispetto ai giovani, per esempio, ha smontato il deprimente luogo comune di parlare del “problema dei giovani” per proporre “i giovani come risorse” indispensabili per introdurre creatività ed energie nuove nei processi evolutivi della società.

Così come, rispetto agli ambienti della politica, ha abbattuto i muri delle stanze riservate ai politici di professione per aprirli alla cittadinanza attiva ed accogliere chiunque volesse collaborare in maniera disinteressata.

Ancora, come terzo elemento, Guglielmo era dotato di un’elevatissima capacità progettuale: raccogliendo il contributo di ognuno, trasformava le idee in strategie politiche attuabili e incisive. “Lo sport per tutti”, “Bollenti Spiriti”, “La legge sulla trasparenza”, “Le scuole di partecipazione CAST”, “Il piano per la salute partecipato” sono solo alcune delle politiche inedite, create dal nulla in qualità di assessore regionale e diventate best practice della Comunità Europea.

Ancora prima, come Sindaco, con l’intelligenza altruistica che lo caratterizzava, è stato capace, tra l’altro, di rivitalizzare il Centro Storico di Molfetta abbandonato da decenni e di far ripartire la zona industriale paralizzata da vincoli comunali privi di fondamento razionale.

Un patrimonio politico inestimabile da valorizzare insieme alla bozza di legge per i giovani che non ha avuto il tempo di completare.

Guglielmo è andato via ricco, fino all’ultimo momento, di voglia di esserci e di donare il meglio di sé.

A chi dice “col tempo i vuoti si colmano” direi che non è vero niente; il baratro che ha lasciato Guglielmo diventa purtroppo sempre più profondo. Molti di noi non vedono all’orizzonte nessuna statura politica paragonabile a quella di Guglielmo e allora… la parola passa ai giovani:

AVANTI TUTTA GIOVANI DEMOCRATICI!

Guglielmo vi avrebbe sostenuto con tutte le sue forze.

Maria Sasso

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