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Molfetta, la città di Bengodi: liberi tutti, senza regole?
23 agosto 2018

 MOLFETTA – Sembra una città senza regole e senza leggi, dove vige il principio “liberi tutti”, senza divieti né ordinanze che turbino la tranquillità dei cittadini elettori: i rifiuti? Si possono gettare ovunque. I divieti di sosta? possono essere ignorati. Mettere una bancarella della frutta dove ci piace? Ma se ormai c’è il mercato diffuso anche la notte. Viva i mercatini rionali! Parcheggiare al lungomare sullo scivolo dei disabili? Nessun problema. Servono nuovi vigili urbani? Bene, assumiamone una quindicina e diamo lavoro ai giovani. Tanto c’è poco da vigilare in una città “libera” (ma i vigili godono del sabato libero come i dipendenti comunali?). La città è sporca? Certo, ma meno di altre, qual è il problema? C’è poco lavoro? Rifacciamo i marciapiedi, in fondo è la teoria keynesiana alla quale sembra affezionato l’assessore ai lavori pubblici: in periodo di crisi, il Comune dovrebbe pagare i lavoratori disoccupati per scavare una gigantesca buca e poi riempirla. Divieto di balneazione? Si può ignorare. Divieto di accesso per la Ztl? Basta lasciare il varco libero.

Tutto è concesso, pur di non turbare il cittadino che li ha votati proprio perché questi amministratori sembrano essere gli amici dei cittadini… indisciplinati. Finalmente non ci sono più sceriffi, non si fanno più multe. Dove sarebbe questo “paradiso”? In provincia di Bari, in una città che si chiama Molfetta, dove si mangia buon pesce al punto che alle elezioni i cittadini hanno votato il famoso ©ciambotto contro chi predicava più ordine, più disciplina, una città più pulita e il rispetto delle regole.

Ma molti cittadini sono zozzoni e indisciplinati e in 10 anni di amministrazione di destra erano stati abituati a fare i propri comodi. Poi sono arrivati quelli della raccolta indifferenziata, delle zone pedonali, delle piazze libere dalle auto, dell’accoglienza agli stranieri (soprattutto neri, che orrore!), delle regole uguali per tutti. Ma che diamine, è una soppressione delle libertà individuali e collettive!

Ecco che la sera ci sono i soliti cittadini “liberi” che, come mostra la foto di un lettore di “Quindici”, parcheggiano le auto davanti al Duomo. E già perché è sospesa la Ztl, oppure non funziona la telecamera?

Ci piacerebbe saperlo. Ma come sempre questo interrogativo come altri che “Quindici” (quello che gli altri non dicono) pone agli amministratori, resterà senza risposta. E l’andazzo continuerà. Non disturbate il manovratore: lui è esperto e sa dove deve portare la nostra città. Niente critiche, per favore! I conti si fanno al termine del mandato, prima lasciateli lavorare! Insomma, per ora Molfetta è una città senza regole?

Il liberismo non solo in economia, secondo una certa teoria, ha sempre portato al progresso: si rifanno le strade, si sostituiscono i lampioni nuovi al Corso Umberto, mentre si lasciano marcire quelli vecchi sul lungomare o a Corso Dante (che ne dice l’assessore ai Lavori Pubblici Mariano Caputo, sponsorizzato dai giornalisti amici ogni giorno?), tanto se cadono non fanno danni a persone e a cose, come è già avvenuto. Perché quando si è fortunati, non c’è problema. La manutenzione? Roba inutile, bisogna fare il nuovo, bisogna fare lavori pubblici senza sosta, per dare l’idea del cambiamento, almeno fino a quando ci sono i soldi (degli altri), magari anche indebitandosi. Ma che importa! Quelli che verranno dopo saranno i cattivi che dovranno risanare i debiti con nuove tasse. Noi godiamoci il presente e soprattutto votiamoli: altrimenti a che serve?

Le formiche? Sono fastidiose, meglio essere cicale e cantare per 5 estati. Con l’incertezza del futuro, meglio vivere il presente, tanto i giovani che non trovano lavoro, se ne vanno all’estero e hanno l’impressione di essere sempre in vacanza. Così ci sono anche meno potenziali contestatori e possono lavorare in pace.

Lasciateli lavorare, per carità! Si divertono tanto a fare i presidenti, gli amministratori unici, i consiglieri di amministrazione. C’è un posto per tutti. La minoranza? Non è più chiassosa e poi la sente nessuno. E’ come se strillasse nel deserto di questa bella città. Di Bengodi!

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