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Molfetta è Civitas Mariae ma non è bastato a tacitare le polemiche Archiviati i festeggiamenti per la nostra compatrona
16 settembre 2021

MOLFETTA – Archiviata per il 2021 la festa della Madonna dei Martiri, festa che, dopo lo stop pressocché totale del 2020, quest’anno è stata vissuta in maniera inconsueta, una maniera che non ha mancato di generare perplessità e polemiche. A bocce ferme è il caso di riflettere su ciò che ha funzionato e su ciò che andrebbe ripensato.

L’8 settembre 2021 ha segnato, soprattutto, la proclamazione di Molfetta a Civitas Mariae in una solenne e partecipata celebrazione che ha rappresentato l’apice dei festeggiamenti in onore della nostra compatrona.

«Per voi poi, cari molfettesi, è un giorno particolarmente bello, speciale direi, perché oggi la vostra città viene proclamata Civitas Mariae – Città di Maria, in occasione del 70° anniversario dell’incoronazione della Madonna dei Martiri, compatrona insieme a San Corrado. Tutto ciò giunge come coronamento di un percorso che ha mirabilmente coinvolto non solo il Comitato Feste Patronali, il Comune, la Diocesi e quanti amano la Madonna, ma in qualche mondo l’intera popolazione di Molfetta… Fratelli e sorelle, abbiamo di fronte a noi l’immagine della Patrona, segno artistico della presenza di Maria nel cuore della vostra città; presenza che oggi è ancor più fortemente significata dal radunarsi di questa Chiesa che siete voi, pietre vive, che nella celebrazione eucaristica costituite la vera basilica “maggiore”, come diceva il Vescovo Tonino Bello. Dove sono i discepoli riuniti lì è il Signore, e dove è il Signore e la sua comunità riunita, Maria è lì, Maria c’è. Questo è il vero motivo della festa e della gioia! Questa è la ragione profonda, cari molfettesi, per la quale la vostra amata città è Città di Maria: non per un titolo esteriormente conferito, ma per un impegno coerentemente e gioiosamente assunto»: con queste parole il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano ha sottolineato la dedicazione di Molfetta alla Madonna durante la solenne celebrazione officiata dallo stesso Cardinale e concelebrata dal vescovo Mons. Domenico Cornacchia e dal Nunzio apostolico Mons. Nicola Girasoli.

Certo, un titolo, di per sé, non cambia la realtà in cui viviamo (e la cronaca delle ultime ore lo dimostra) ma è un invito a fare propri dei valori, richiamati dallo stesso Cardinale nella sua omelia, condivisibili da credenti e non: l’ascolto delle sofferenze, l’accoglienza degli ultimi, il buon esempio da una generazione all’altra, la condivisione, la collaborazione, la fiducia, la disponibilità totale, il senso del dovere, la concretezza, la fedeltà, l’amore...

Nell’omelia non sono mancati i richiami alla visita del Papa nella nostra città, del quale ha citato alcuni passi dell’omelia tenuta quel 20 aprile 2018: «A Gesù non si risponde secondo i calcoli e le convenienze del momento; gli si risponde col “sì” di tutta la vita. Egli non cerca le nostre riflessioni, ma la nostra conversione. Punta al cuore. Ad ogni Messa ci nutriamo del Pane di vita e della Parola che salva: viviamo ciò che celebriamo! Così, come don Tonino, saremo sorgenti di speranza, di gioia e di pace».

La giornata si è poi conclusa con un bellissimo concerto della Fanfara del X Reggimento dei Carabinieri Campania.

Ma vediamo cosa, invece, ha scatenato una ridda di polemiche.

Il Comitato Feste Patronali ha scelto di avviare i festeggiamenti con la manifestazione “Luce in festa (luminarie in musica) dal 10 agosto. Su questa iniziativa, dopo la diffusione di alcuni video sui social, sono fioccate polemiche da parte di coloro che hanno considerato inopportuna la scelta di evidenziare a caratteri cubitali i nomi degli sponsor oltre ai brani scelti che, obiettivamente, poco avevano a che fare con la sacralità del momento e del luogo.

L’idea di allestire delle luminarie e prevedere spettacoli di videomapping non appare fuori luogo (la stessa cosa è stata realizzata in altre città, in situazioni analoghe), si potevano, però, scegliere con maggiore attenzione immagini e brani.

Le polemiche maggiori si sono registrate proprio l’8 settembre: la processione a mare è stata sostituita (sempre per le ovvie limitazioni legate alla pandemia) con un semplice trasferimento del simulacro dalla Basilica alla Cattedrale. A scatenare i commenti e a dividere i molfettesi, questa volta è stata la scelta di inserire la statua in una teca, collocata su un furgone; scelta da tanti giudicata di cattivo gusto anche se, in realtà, una soluzione analoga era già stata utilizzata nel 2010 per il trasporto a Molfetta della statua di San Nicola di Bari.

Pur non essendo stata pensata come una vera e propria processione ne ha assunto i contorni nel momento in cui è stato reso noto il percorso e i residenti sono stati invitati ad abbellire i balconi, per questo sarebbe stata auspicabile una maggiore cura, ad esempio ornando il furgone, magari con panneggi o con composizioni floreali.

In molti si sono lamentati della presenza di alcuni “accompagnatori” chiassosi, ma tutto sommato non c’è tanta differenza con i “tuffatori” o “bagnanti” che ogni anno accompagnano le barche della Madonna.

Lodevole sicuramente la scelta di far transitare la statua del Verzella nelle zone di nuova espansione e di farla sostare nell’Ospedale don Tonino Bello e nell’Istituto Don Grittani. Un segno di grande suggestione: nel giorno in cui la città diventa “la città di Maria”, l’effige della Vergine attraversa i quartieri periferici, abbracciando idealmente la città, e si ferma in due luoghi che accolgono fragilità. E proprio da quei luoghi sono giunti messaggi di gioia e commozione. Chi scrive, tra l’altro, ha avuto modo di avvicinare alcuni cittadini che hanno atteso lungo le strade il passaggio del simulacro e alcuni residenti. Nessuno di loro aveva fatto caso agli elementi di cui ci si lamentava sui social; tutti avevano avuto occhi solo per la statua della Madonna dei Martiri. La frase più ricorrente è stata, infatti, «La Madonna è venuta a trovarmi», pronunciata con grande gioia mentre dai loro sguardi traspariva tanta commozione.

Inevitabili, poi, gli assembramenti che si sono creati nelle serate di festa, sia nell’area del lunapark sia oltre le transenne che delimitavano gli spazi per le celebrazioni all’aperto o per il rientro del simulacro al santuario. Sicuramente il settore fieristico e degli spettacoli viaggianti è quello che sta ancora pagando il costo più oneroso delle norme per contrastare la pandemia ma maggiori e più costanti controlli sarebbero stati utili.

Grandi assenti quest’anno, pescatori e armatori. Anche se, per ovvi motivi, non è stato possibile tenere la processione a mare, si poteva pensare a un loro diverso coinvolgimento.

Si auspica che nel 2022 si possa tornare a vivere la solennità della Madonna dei Martiri secondo la più radicata tradizione, senza cancellare del tutto alcune innovazioni di quest’anno che, però, andrebbero ripensate.

@Riproduzione riservata

Autore: Isabella de Pinto
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