Molfetta, convegno sullo stalking: come difendersi dai molestatori
01 marzo 2009

MOLFETTA - La violenza è un cancro sociale di cui difficilmente riusciremo a liberarci e la cronaca palesa un aumento disarmante della violenza contro le donne. L'approvazione del Ddl Carfagna sullo stalking il 24 febbraio scorso da parte della Camera è una delle grandi vittorie della figura femminile e della tutela della sua libertà e dignità. L'art. 612 bis sancisce pene severe: chiunque minacci o compia atti persecutori nei confronti di qualcuno rischia il carcere fino a quattro anni; se a molestare è il coniuge (separato o divorziato), il convivente o il fidanzato e, se la molestia ad oggetto una donna incinta, la detenzione può durare fino a sei anni. Questo l'argomento della conferenza “Stalking. La persecuzione diventa reato. Parliamone…”, svoltasi nella Sala Finocchiaro della Fabbrica San Domenico su inziativa dell'associazione “Azzurro Donna Molfetta”, cui sono intervenuti l'avv. Isabella de Bari (matrimonialista), la dott.ssa Gaetana Sgherza (psicologa e psicoterapeuta), don Vincenzo di Palo, dott.ssa Olga Labianca (educatrice professionale) e Annacora Azzollini (moderatrice e coordinatrice dell'Associazione Azzurro Donna) (Nella foto: Azzollini, De Bari, Sgherza, Di Palo, Labianca). Lo stalking, fenomeno psicologico e sociale conosciuto come “sindrome del molestatore assillante”, “inseguimento ossessivo” o anche “obsessional following”, si realizza in presenza della figura del “molestatore assillante”, i cui comportamenti sono determinati da diverse motivazioni: il desiderio di avvicinare qualcuno dal quale è attratto in maniera ossessiva, la voglia di riallacciare una relazione con un ex partner, il desiderio di vendetta per un abbandono o un torto subito, la conquista ad ogni costo o il tentativo assillante di iniziare una relazione d'amore. Fra le attività di stalking rientrano appunto le intrusioni ed il controllo, le molestie indirette (come il corteggiamento), le telefonate insistenti, gli appostamenti, i pedinamenti, la diffamazione, gli insulti, le lettere anonime, che causano angoscia nella vittima e la portano, in alcuni casi, a limitare i propri movimenti. A seconda delle storie personali, familiari ed affettive di ognuno, a prescindere dalle motivazioni poste alla base della nascita dell'ossessione, lo stalker manifesta un'evidente problematica nell'area affettivo-emotiva, relazionale e comunicativa. In Italia, l'86% delle vittime è donna ed ha un'età compresa più frequentemente tra i 18 ed i 24 anni (20%), tra i 35 ed i 44 (6,8%) o dai 55 anni in poi (1,2%). Un'indagine australiana ha osservato, tramite un sondaggio con 6.300 donne, come il 2,6% delle vittime, sposate o legate stabilmente, riferisce non solo che il reo risulta essere il coniuge o l'ex- partner, ma anche di aver subito violenza da questi. La violenza fisica, spesso di natura sessuale, è quindi un tratto distintivo della vita della vittima. La novità del disegno di legge è poter leggere gli atti molesti in modo differente rispetto al passato, quando, come suggerisce l'avv. De Bari, non si teneva conto dei legami tra determinati comportamenti non illeciti, che, attraverso questo disegno di legge, sono considerati come finalizzati alla molestia”. Lo stalking è, infatti, uno dei tanti tipi di violenza, che si affianca a quella psicologica (l'umiliazione dell'atro), fisica ed economica (che interferisce con lo sviluppo umano e provoca povertà e dipendenza), alle intimidazioni (molestie morali reiterate), all'eccessivo e reiterato sarcasmo che lede la dignità della persona ed alla violenza assistita (realizzata su figure di riferimento per la vittima). La dott. Sgherza ha inquadrato questo fenomeno secondo alcuni aspetti psicodinamici, quali la ripetitività e l'ossessività, delineando cinque figure di stalker. Il “respinto”, in genere un ex che mira a ristabilire la relazione oppure a vendicarsi per l'abbandono, spesso oscilla tra i due desideri, manifestando comportamenti duraturi nel tempo che non si lasciano intimorire dalle reazioni negative manifestate dalla vittima, perché la persecuzione infatti rappresenta comunque una forma di relazione che rassicura rispetto alla perdita totale, percepita come intollerabile. La seconda tipologia è denominata “il bisognoso d'affetto”, motivata dalla ricerca di una relazione e di attenzioni che possono riguardare l'amicizia o l'amore: la vittima è considerata una persona che si ritiene possa aiutare, attraverso la relazione, a risolvere la propria mancanza di amore o d'affetto e il rifiuto è reinterpretato come il bisogno di sbloccarsi e superare qualche difficoltà psicologica o concreta. Il “risentito”, sospinto dal desiderio di vendicarsi di un danno o di un torto che ritiene di aver subito, quindi alimentato dalla ricerca di vendetta: si tratta di una categoria pericolosa che può ledere prima l'immagine della persona e poi la persona stessa. Il “corteggiatore incompetente”, che ha un comportamento alimentato dalla sua scarsa o inesistente competenza relazionale, tradotta in atteggiamenti opprimenti, espliciti e, quando non riesce a raggiungere i risultati sperati, anche aggressivi e villani. Infine, il “predatore”, un molestatore che ambisce ad avere rapporti sessuali con una vittima che può essere pedinata, inseguita e spaventata. Questo genere di stalking può colpire anche bambini e può essere agito anche da persone con disturbi nella sfera sessuale, quali pedofili o feticisti. È bene, allora, considerare lo stalking come “una psicopatologia, ovvero un fenomeno - sottolinea la dott.ssa Sgherza - che parte dalla normalità, si insinua nella vita di tutti i giorni per poi assumere la fenomenologia di un disturbo psichico, che pervade l'esistenza dello stalker e della vittima”. Ed è su quest'ultima che bisogna concentrare le maggiori attenzioni, perché stretta nella morsa dell'ansia, dello stress, della paura per i deliri del persecutore, che cambia il suo stile di vita e destabilizza i rapporti affettivi. Come comportarsi e quali misure adottare? La dott. Labianca ha marcato l'importanza dell'accertazione del problema, perché molte vittime, nel dubbio, tendono a trincerarsi nel silenzio: al contrario, bisognerebbe utilizzare atteggiamenti volti allo scoramento del molestatore e, ad esempio, non modificare le proprie abitudini, non rispondere alle telefonate anonime e spegnere il cellulare di notte, essere freddi, lucidi e calmi, mantenendo le relazioni sociali e, nel caso di minacce fisiche, usufruire dello strumento legale. È anche necessario mostrarsi attenti verso i consigli che possono essere offerti, soprattutto nella rete, perché, in questo caso, la gratuità e la semplicità sono fattori distorcenti. Il fenomeno della violenza è tutt'ora ignorato e misconosciuto in tutti i suoi aspetti per la presenza di numerosi pregiudizi che implicano una falsa conoscenza delle varie forme, anche le più subdole, della violenza, a tal punto che è difficile conferirne una definizione generale e pubblicamente accettabile. La risposta alla violenza è “il rispetto della persona – come ha sostenuto don Vincenzo di Palo – e lo stalker va punito, ma va anche curato”, prestando attenzione a saper discerne le situazioni le une dalle altre, senza effettuare generalizzazioni troppo sempliciste e veloci.
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Questo gravissimo, incivile e barbaro problema, forse, si potrebbe risolvere e non in pochi anni, partendo dalla radice. Dalla "cacciata dal paradiso", la donna ha continuato a subire diffamazioni spirituali e fisiche: perfino dai rappresentanti più eminenti delle culture religiose e filosofiche. In tempi moderni "stalking". Già Agostino aveva scritto che ogni disgrazia dell'umanità ha inizio in un certo modo con la donna, cioè Eva, per colpa della quale ebbe luogo la cacciata dal paradiso e ancora a cavallo fra il XIX e XX secolo, il racconto della Genesi sulla creazione e sul peccato originale era inteso dal papa come un resoconto da prendere alla lettera. Il demonio si servì non di Adamo ma di Eva, per attuare il progetto della "disobbedienza". L'uomo ha ceduto non per un suo errore, ma costretto a cedere da uno stretto legame con Eva. << Mentre la donna accetta come verità le parole del serpente, egli voleva restare legato alla sua compagna, anche nella comunanza del peccato>> ( De Civitate Dei 14.11 ). L'amore per la donna trascina l'uomo alla rovina. La monaca Ildegarda di Bingen ( morta nel 1179 ) accetta la spiegazione di Agostino e la chiarisce ulteriormente: << Il demonio vide che Adamo era preso da ardente amore per Eva, al punto che avrebbe fatto qualsiasi cosa ella gli avesse detto.>> ( Scivias I, visio 2 ). Questa è la solita vecchia condanna della donna che, secondo ogni teoria, è la raffigurazione del nemico; e le donne stesse hanno accettato troppo frequentemente il loro sesso come una specie di lebbra voluto da Dio. Ancora......... Alberto Magno di Bollstadt, conosciuto anche come sant'Alberto il Grande, Alberto di Colonia o Doctor Universalis. Vescovo domenicano, considerato il più grande filosofo e teologo tedesco del medioevo. Fu maestro di san Tommaso d'Aquino. La Chiesa lo venera come santo protettore degli scienziati e come Dottore della Chiesa. << La donna è meno consona alla moralità dell'uomo. Poichè la donna ha in sè più liquidità dell'uomo, e caratteristica del liquido è quella di ricevere facilmente e di trattenere male. Perciò le donne sono volubili e curiose, come mutevole il loro liquido. La donna non è affatto fedele. Credimi, se tu le dai fiducia, ne sarai deluso. Per questo gli uomini avveduti rendono partecipi il meno possibile le loro mogli dei loro progetti e delle loro azioni. La donna è un uomo malriuscito e rispetto all'uomo ha una natura difettosa e imperfetta. Perciò è insicura. Quello che non riesce ottenere da sola, cerca di raggiungerlo con la falsità e con inganni demoniaci. Perciò, per farla breve, l'uomo si deve guardare da ogni donna, come un serpente velenoso e da un demonio cornuto. La donna è furba, l'uomo è intelligente. La furbizia tende al male, l'intelligenza tende al bene. La sua sensibilità spinge la donna verso ogni male, mentre la ragione muove l'uomo verso ogni bene.>> ( Quaestiones super de animalibus XV q.11 ). Da queste citazioni si può vedere a quale deformazione umana è stata sottoposta, nei secoli, la donna. Oggi tutto questo viene definito "stalking". Sarebbe ora di prendere seri provvedimenti per ripagare la donna dai danni ricevuti, in cambio del grande aiuto che queste nostre compagne, sempre in civile silenzio, hanno accompagnato il cammino della civiltà.

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