Molfetta, continua lo scontro fra cittadini e residenti sull’ordinanza per l’accesso alla muraglia. Domani una manifestazione pubblica per la raccolta delle firme per la revoca del provvedimento Le ragioni degli uni e quelle degli altri. L’inspiegabile assenza e il silenzio del sindaco Tommaso Minervini
04 novembre 2017

MOLFETTA – Tiene ancora banco la controversa vicenda del divieto di accesso alla Muraglia di Molfetta, dopo che un’ordinanza del sindaco Tommaso Minervini ne ha vietato l’accesso nelle ore notturne.

Da una parte alcuni cittadini (di tutti gli schieramenti politici) i quali chiedono che l’ordinanza venga revocata perché “penalizza ingiustamente la libera fruizione di un luogo e di un bene pubblico” e hanno avviato una raccolta di firme per domani, domenica 5, in piazza Mazzini.

Dall’altra i residenti (divisi fra loro) nella difesa dell’ordinanza, non vogliono sentire ragioni e, anche quando hanno ragione (a difendere la privacy e soprattutto il decoro di un bene storico), rischiano di trovarsi dalla parte del torto.

Probabilmente questa decisione del sindaco Minervini, che somiglia alla frettolosa scelta dell’amministrazione precedente di mettere l’asfalto davanti al Duomo, è stata un po’ precipitosa, soprattutto nella parte relativa agli orari: come si può, infatti, impedire l’accesso alla muraglia dalle 21? Forse limitando il divieto alle ore notturne (intese come le 23) si riporterebbe alla ragione entrambi i “contendenti”.

Infatti, non si può nascondere che alcuni giovani abbiano scelto la muraglia per drogarsi, ubriacarsi, bivaccare, schiamazzare e anche come bagno pubblico. Di qui la reazione dei residenti, che, però, non deve sconfinare, col rischio di creare tensioni e scontri, come è avvenuto.

La ragione, di questi tempi, è diventata merce rara e un’azione un po’ sopra le righe, rischia di creare una reazione uguale e contraria (terza legge della dinamica), soprattutto quando da entrambe le parti si tende a personalizzare il tutto. Alla fine la battaglia non lascia nessun vincitore, ma solo “feriti” sul campo. E il problema irrisolto.

Ecco perché non è accettabile il silenzio da parte del sindaco, che proprio in queste situazioni dovrebbe dimostrare una capacità di mediazione (la politica non è forse mediazione?) e non una indifferenza o, peggio, una rigidità, che diventa un’anticamera dello scontro.

Ci sono cittadini, da una parte e dall’altra, che espongono le proprie ragioni: vanno messi quantomeno davanti a un tavolo per trovare un razionale compromesso che restituisca serenità a tutti e il monumento alla città. Questo, però, comporta che i trasgressori (quelli veri che sporcano, schiamazzano, si arrampicano col rischio di cadere, vandalizzano) vadano puniti, perché altrimenti non si potrà parlare più di tutela di un monumento, ma di ordinanza ad personam, col rischio che le parti continuino a scontrarsi e a farsi giustizia da sé, con la minaccia di portare tutto nelle aule di tribunale, aprendo un contenzioso infinito.

Il cittadino da una parte e il residente dall’altra non devono sentirsi discriminati. Forse il sindaco ha sottovalutato la tensione di questo problema, che va subito risolto, prima che degeneri da entrambe le parti. E i rischi ci sono tutti.

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