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Molfetta, anziano difende un senzatetto aggredito da balordi alla stazione e viene picchiato a sua volta
18 ottobre 2018

MOLFETTA – In una società sempre più insensibile e dove l’incitazione all’odio e al razzismo è diventata una moda, grazie anche a chi irresponsabilmente oggi rappresenta le istituzioni del Paese, accade che un anziano difenda un senzatetto da alcuni balordi e finisca per essere picchiato col ricovero in ospedale.

Succede a Molfetta in una sera di ottobre alla stazione centrale dove un gruppo di ragazzi balordi, più bullisti che baby gang, sotto l’effetto del branco influenzati dall’odio e dall’intolleranza quotidiana e magari dal solito leader negativo, comincia a deridere e insultare un povero clochard, un senzatetto che, per la notte, trova rifugio nella stazione.

Un anziano che si trova a passare in zona e vede questa scena incivile, invita i ragazzi a lasciare in pace quel poveruomo e per tutta risposta ne riceve percosse, calci e pugni anche in volto.

A salvare l’anziano intervengono alcuni passanti che mettono in fuga i giovani e lo portano al pronto soccorso dove viene medicato per gli ematomi conseguenti alle percosse ricevute.

C’è anche chi ha chiamato i carabinieri, arrivati troppo tardi per fermare i balordi autori della bravata, ma sperano di identificarli attraverso le telecamere di sorveglianza. Poi, magari, questi bulli vigliacchi, una volta individuati e presi singolarmente, non più branco, si ritroveranno a piangere davanti alle forze dell’ordine, cercando scuse o accusandosi a vicenda.

Scene già viste, storie già sentite che sono finite anche peggio con il clochard dato alle fiamme. E’ lo specchio di una società dell’odio e di genitori che non educano più (basti pensare alle frequenti aggressioni ai professori) e giustificano ogni malefatta di figli sempre più incivili e razzisti dall’equilibrio psico-fisico instabile, che porta a questi barbari comportamenti.

Ci dovremmo interrogare di più sulla deriva che sta prendendo la nostra società dove il diverso, il più debole non riceva solidarietà, ma violenza da parte degli altri. Una storia emblematica su cui riflettere. E’ triste che questo avvenga a Molfetta, città di don Tonino Bello.

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