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Mentre si torna a parlare di Ospedale Unico Nord- barese, il Tribunale del malato di Molfetta insiste sulla carenza di servizi essenziali
07 maggio 2018

MOLFETTA – In questi giorni è tornato di attualità l’ospedale unico del nord barese. Su questo argomento interviene Marta Pisani presidente del Tribunale per i Diritti del Malato di Molfetta: «non intendiamo entrare ancora una volta nella querelle Ospedale Unico, poiché a suo tempo abbiamo espresso già la nostra posizione.

Dopo un exploit iniziale, a seguito del DGR 161 del febbraio 2016, in cui politici, operatori sanitari, rappresentanti di associazioni si mobilitarono per individuare soluzioni più o meno campanilistiche, tutto è rimasto lettera morta con la solita logica del “tirare a campare” al fine di non scontentare questo o quel Comune.

Ora ci si trova di fronte ad un ritorno di fiamma.

Il T.D.M., potendosi permettere una totale schiettezza, in quanto slegato da ogni logica partitica e preoccupandosi costantemente della tutela della salute dei cittadini, preferisce porre l'accento sulle carenze dell'oggi che mettono a dura prova gli operatori sanitari e la sicurezza dei loro interventi.

In attesa di decisioni politiche che pioveranno dall'alto, di valutazioni da parte di commissioni pseudo tecniche, mosse da criteri oggettivi leggermente dubbiosi, il T.D.M. adempie fino in fondo alla sua mission: il controllo dell'efficienza, dell'appropriatezza e della sicurezza sia di chi elargisce le cure sia di chi le riceve.

Entrando nello specifico, ricordiamo quanto il blocco del turn over del 2004 per la necessità del rientro finanziario, pur con qualche deroga , abbia inficiato e danneggiato la legittima domanda di salute.

Nel nostro ospedale si rileva una grave lacuna nel servizio di anestesia derivante da carenza dell'organico di dirigenti medici.

Questi, per ottemperare alle richieste, sono costretti a turni di reperibilità di gran lunga superiori a quelli previsti dalle norme contrattuali. Infatti a fronte di una pianta organica di nove medici, ne sono realmente operativi solo cinque e si teme un ulteriore riduzione nell'immediato futuro quando altri due medici per effetto di concorsi saranno trasferiti in altra sede.

Non va trascurato che per la delicatezza del loro operato non possono essere sottoposti ad eccessivo stress che si ripercuoterebbe sulla sicurezza degli interventi.

E' indubbio che nella sanità regni una certa confusione. Ne è l'esempio l'annuncio della chiusura di alcuni centri PPI tra cui quello dell'ospedale di Terlizzi. Dopo qualche giorno la ritrattazione giustificata con un errore di comunicazione. Ne prendiamo atto e ne siamo contenti poiché la sua chiusura avrebbe avuto ripercussioni sul nostro Pronto Soccorso che avrebbe visto lievitare in maniera esponenziale il numero di accessi. I centri PPI sono essenziali per il trattamento dei codici bianchi e verdi fino a quando non ci sarà un ampliamento dei servizi di MMG che auspichiamo da tempo ma che rimane sempre uguale nonostante mutino le esigenze dei pazienti».

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