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Matite sbriciolate: i militari italiani nei lager nazisti. Il libro presentato a Molfetta
Spadavecchia, Bufi, Bartolo Colaleo, Mastropasqua
01 marzo 2018

MOLFETTA - Matite Sbriciolate è il titolo del libro scritto da Antonella Bartolo Colaleo, per narrare la vicenda di suo suocero Antonio Colaleo, uno dei 650mila militari italiani che dopo l’8 settembre 1943 si rifiutarono di aderire alla RSI e ai nazisti per restare fedeli alla loro Patria; per questo furono internati nei campi di prigionia tedeschi e lì furono da molti dimenticati.

La presentazione del libro, organizzata dall’A.N.M.I.G. (Ass. Naz. Mutilati e Invalidi di Guerra) sez. di Molfetta e dall’ Ass. Eredi della Storia, con la collaborazione delle altre associazioni combattentistiche di Molfetta e dell’Ass. Naz. Carabinieri sez. Molfetta, è avvenuta martedì 13 febbraio presso la Sala Consiliare del Comune di Molfetta, che ha anche patrocinato l’iniziativa. Presente, in rappresentanza del sindaco, l’assessore all’urbanistica, avv. Pietro Mastropasqua, che dopo essersi complimentato con le associazioni, ha promesso alle stesse la presenza di un loro delegato all’interno della commissione toponomastica.

Relatori l’avv. Nicola Bufi, presidente regionale dell’A.N.M.I.G., il dott. Michele Spadavecchia, presidente dell’associazione Eredi della Storia e l’autrice del libro Antonella Bartolo Colaleo. Ospite d’onore il prof. Giuseppe Binetti, presidente onorario dell’ANCR (Associazione Nazionale Combattenti e Reduci) di Molfetta, uno degli ultimi IMI (Internati Militari Italiani) molfettesi ancora vivente, il quale ha raccontato in maniera dettagliata la sua permanenza nei campi di concentramento tedeschi facendo commuovere l’intera platea. Nell’occasione il presidente dell’A.N.C.R. Molfetta Vincenzo Piccininni e il consigliere federale Andrea de Gennaro hanno omaggiato il reduce di Guerra col il quadro dell’Albo d’Onore dell’associazione, il quale a sua volta ha deciso di donare il suo fez dei bersaglieri.

Il dott. Michele Spadavecchia ha esposto la sua ricerca, attraverso video e diapositive, analizzando la figura degli IMI, che non essendo considerati prigionieri di guerra non erano tutelati dalla convenzione di Ginevra e quindi costretti a subire la violenza e la fame. A farla da padrone nell’ultima parte del convegno, è stato il carisma dell’autrice, che ha spiegato il motivo del titolo del libro, che richiama alla mente proprio quelle matite sbriciolate che suo suocero riuscì a spezzare affinché non venissero sottratte dai tedeschi, per poi disegnare quei disegni che sono parte integrante del suo libro. Inoltre ha esposto brillantemente tutto l’iter che ha dovuto affrontare per reperire le fonti utilizzate per scrivere il libro, fino ad affrontare un viaggio nel 2014 che l’ha portata nel campo di prigionia di suo suocero. Infine ha mostrato alcuni dei disegni autentici di suo suocero suscitando gran commozione nei presenti.

Hanno chiuso il convegno i ringraziamenti dell’avv. Bufi, che, dopo aver fatto presente che è possibile ottenere le medaglie d’Onore in ricordo dei cittadini italiani vittime dell’internamento nazista, ha annunciato la prossima presentazione del libro Matite Sbriciolate, fissata per sabato 17 febbraio a Bari presso la Casa del Mutilato.

Al pian terreno di Palazzo Giovene i volontari delle associazioni hanno allestito una mostra fotografico-documentale con foto inedite di tutti i molfettesi finiti nei campi di concentramento. In primis il cav. Onofrio Bufo, già presidente A.N.M.I.G., internato nel campo di concentramento di Lipsia, Alfonso Mezzina, internato nel campo di concentramento di Dortmund, in Renania, e gli oltre 500 molfettesi che subirono lo stesso destino. La nostra città vanta il primato di essere una delle poche a detenere un archivio così prezioso, grazie soprattutto all’impegno di quei giovani impegnati con le associazioni combattentistiche promotrici dell’iniziativa, che sono riusciti a recuperare e custodire quel materiale, tra cui un’ampia documentazione audiovisiva, curata da Sergio Ragno, che diversamente, sarebbe andato perso per sempre.                                                                                                  

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