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Maretta nella maggioranza a Molfetta: salta il consiglio comunale, giochi elettorali già aperti. Intanto cresce l'allarme sicurezza e i cittadini sono preoccupati
L'aula vuota del consiglio comunale
01 ottobre 2021

MOLFETTA – C’è maretta nella maggioranza “ciambotto” che governa Molfetta. Le liste civiche sono sempre in agitazione e ad ogni stormir di fronde alzano il prezzo, sapendo che il sindaco Tommaso Minervini naviga a vista in acque sempre agitate.

Pur di restare alla guida della città, il buon Tommaso Minervini fa buon viso a cattivo gioco e solo la sua lunga esperienza gli permette di tenere insieme questa maggioranza frankenstein che ogni tanto perde qualche pezzo, che va riattaccato o sostituito (vedi i vari Pino Amato, Spadavecchia, ecc.). Dietro le quinte, questo moderno mostro politico (il mostro a tre teste l’ha definito Rifondazione: Minervini-Tammacco-Pd o meglio Piergiovanni), c’è sempre il consigliere regionale Saverio Tammacco, esperto burattinaio e vero dottor Frankenstein di questa orribile creatura, che di politico non ha nulla: serve solo a gestire il potere.

Dopo le dimissioni dell’assessore Pd Gabriella Azzollini, si era parlato di rimpasto e i rumors (non si sa quanto attendibili) davano per probabili nuovi assessori l’ex candidato sindaco del centrodestra con Antonio Azzollini, Ninnì Camporeale (espressione della lista civica “Noi” che a sua volta aveva perduto il suo referente Pasquale Mancini, il quale ormai naviga per conto proprio, battitore libero in attesa di posizionamento e, intanto, rema contro Tommaso nella speranza che la sua eventuale caduta possa rilanciare le sue posizioni politiche, ormai compromesse, essendo rimasto isolato: insomma Mancini abbaia alla luna) e Maurizio Solimini, referente dell’assessore alla Polizia Municipale e già all’Urbanistica Pietro Mastropasqua. Quest’ultimo non aveva mancato di manifestare il proprio dissenso nei confronti di questa maggioranza, forse per alzare il prezzo (comunque con Solimini sarebbero due le poltrone in giunta). Ma non è escluso che lo stesso Mastropasqua possa avere l’ambizione, dopo la sua esperienza amministrativa, di candidarsi a sindaco e questo sconvolgerebbe gli equilibri della coalizione “ciambotto” rimettendo in gioco l’ex sindaco ed ex senatore Antonio Azzollini, dopo la negativa esperienza del candidato sindaco perdente Isa de Bari, che difficilmente verrebbe riproposta.

Saranno questi giochi politici, a un anno dalle elezioni, ad aver provocato l’annullamento del consiglio comunale da parte del sindaco, per l’assenza di alcuni consiglieri della maggioranza.
Laconica e amareggiata è stata la dichiarazioni di Minervini: «Vista l'impossibilità di un confronto tra tutte le forze di maggioranza in merito agli argomenti all'ordine del giorno del Consiglio comunale, si è deciso per uno slittamento. Dopo i dovuti approfondimenti l’assise cittadina sarà riconvocata. Il sindaco richiama tutti i consiglieri al rispetto del ruolo istituzionale che ricoprono perché esclusivamente il Consiglio comunale deve rimanere il luogo istituzionale per le decisioni della città».

Un comunicato che conferma i giochi politici di esponenti della maggioranza, al di fuori dello stesso consiglio comunale. Non è un caso che il sindaco sia stato costretto a confermare alla guida delle municipalizzate i presidenti Paparella (Asm), La Grasta (Multiservizi) e Rossiello (Mtm), malgrado le prove non brillanti del loro mandato, soprattutto all’Asm che ci regala ogni giorno una città sempre più lurida. Insomma, non si premia il merito, anzi, ma l’appartenenza politica per mantenere precari equilibri, al punto da riconfermare questi personaggi fino al 2023, ben oltre il proprio mandato.

Insomma, il povero Tommaso che vorrebbe passare le sue giornate, come fa regolarmente, ad amministrare la città, è costretto a cimentarsi anche in alchimie politiche.

Intanto la criminalità avanza, l’allarme sicurezza cresce ogni giorno tra accoltellamenti, incendi di auto, droga, bombe ai cantieri, racket, senza calcolare i furti ormai costanti, e i cittadini sono sempre più preoccupati. Non basta un giardino in più o qualche opera pubblica a far dimenticare una qualità della vita che a Molfetta è diventata sempre peggiore.

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