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Mareducazione, una mattinata a bordo di un peschereccio per gli alunni della Battisti-Pascoli di Molfetta
29 maggio 2019

 MOLFETTA - Gli alunni dell’I.C. Battisti-Pascoli hanno partecipato ad una bellissima esperienza, unica nel suo genere, significativa da un punto di vista educativo.

Le classi quarte hanno aderito ad un progetto proposto dalla associazione “Sailors” che prevede una giornata organizzata nei pressi del porto di Molfetta, dove gli alunni hanno svolto, nell’arco della mattinata, delle esperienze legate ai luoghi del mare. Sono saliti a bordo di un peschereccio, hanno visitato le sale di comando della capitaneria e conosciuto il capitano, sono saliti sulla motovedetta, hanno visitato il faro, hanno visto i pesci pescati nel nostro mare ed infine, guidati dai cuochi, hanno preparato la frittura di pesce, che hanno gustato nei coni di cartone.

La visita guidata rientra nel progetto dell’istituto comprensivo denominato “La mia città, storia, cultura, tradizioni e natura”.

Arrivati sulla banchina, gli alunni mostrano il massimo dell’entusiasmo e dell’impazienza prima di salire sui pescherecci, uno dei quali appartiene all’armatore Enzo Farinola. Indossano ordinatamente i giubbotti salvagenti e vengono trasbordati uno ad uno e con delicatezza dalle mani dei pescatori.

Un’esperienza incredibile per loro, non fanno altro che porre domande e soprattutto guardano il mare e ne sono affascinati, lo vedono da una nuova prospettiva. I pescatori hanno preparato un giaciglio di coperte per loro affinché’ non siedano sul legno umido e vi è anche una copertura che, per fortuna, li proteggerà da una leggera pioggerellina.

E’ tutto perfettamente organizzato. A bordo ci sono il comandante e armatore Antonio Tedesco, che spesso interviene nell’offrire spiegazioni, un giovane marinaio e Alessandro Gadaleta. Alessandro appartiene da cinque generazioni a una famiglia di pescatori, non è solo un pescatore, è armatore di due pescherecci, comandante e direttore di macchina. La sua vita è dura, racconta ai bambini, ma è anche vero che il mare è la sua vita. Vive sul mare da trentadue anni, da quando ne aveva sette e vomitava continuamente ad ogni imbarco.

Ci descrive la sua giornata di lavoro: si alza alle due di notte, trascorre nel peschereccio la notte e il giorno successivo, insieme al suo equipaggio. Riesce, di rado, a dormire un’ora al massimo, in dei piccoli e modesti giacigli che sono stati ricavati nella stiva del peschereccio e che vengono fatti visitare ai bambini dal giovane marinaio. Alle cinque del pomeriggio si sbarca, si smista il pescato che è pronto per essere venduto al dettaglio. Già i primi bambini, sul peschereccio, dicono che vogliono diventare pescatori da grandi!

Alessandro mostra loro dei grandi poster colorati che raffigurano tutti i pesci più comunemente pescati nel mar Adriatico. I bambini ne apprendono anche i nomi dialettali: per esempio la tracina, pesce assai velenoso, che può avere effetti paralizzanti, in dialetto si chiama “parsaci” oppure la sogliola, che vive sui fondali, viene chiamata “zanchetta”, “u grengh” sarebbe il grongo. Poi il pesce di san Pietro, con le sue caratteristiche macchie sul dorso, di cui viene raccontata la leggenda e infine lo scorfano. Sono tutti pesci che gli alunni poi vedranno dal vivo in uno stand organizzato vicino al duomo, dove Gabriella de Candia, biologa marina, mostra ogni pesce, le loro pinne (velenose o meno) e ne fa notare le caratteristiche.

In questo stand gli alunni infarineranno, in grandi contenitori, gamberetti e piccole seppioline che più tardi gusteranno, dopo che saranno fritte dai giovani chef dell’associazione dei cuochi baresi presso il ristorante. Piacevole la scoperta, per molti, di nuovi sapori: gustano il pescato incuriositi. Alcuni dicono che riferiranno ai genitori di preparare il pesce nel medesimo modo. Gli alunni sono circa 100 e a gruppi, guidati dagli insegnanti e da vari componenti dell’associazione visitano vari luoghi del porto Per esempio nella capitaneria di porto hanno conosciuto il comandante del porto, capitano di fregata Michele Burlando che ha fornito alcune spiegazioni sul suo ruolo e sulle funzioni del luogo, rendendosi disponibile a rispondere alle domande poste.

Sono stati tutti molto gentili, disponibili e professionali, sempre e completamente a disposizione dei bambini, in ogni momento della visita didattica. Gli alunni entrano nella capitaneria di porto guidati da Silviamaria Malagrinò, comandante in seconda. Con stupore visitano la sala di comando e sono affascinati dalla grande quantità di monitor che riprendono in diretta immagini di vari luoghi del porto, che devono essere tenuti sotto controllo. C’è anche una specie di joystick, che a loro viene consentito di usare. Riescono a spostare le telecamere, quelle a visione circolare e vedono luoghi diversi rispetto a quelli proiettati in precedenza. Poi su un altro monitor, vedono tanti piccoli simboli attorno al profilo della Puglia: erano tutte le navi che navigavano nel mar Adriatico. Proviamo a metterci in contatto con loro via radio e anche i bambini dicono piccole frasi tipiche come “ti sento forte e chiaro” oppure “passo e chiudo”.

Si immagini che emozione e divertimento sia per loro sapere di parlare con il comandante di un’altra nave. Poi si passa in un’altra stanza della capitaneria dove conoscono un giovane artigiano di nome Massimo, soprannominato “Un mare d’arte”. Lui realizza particolareggiati modellini di barche da pesca che possono richiedere anche mesi di lavoro. L’artigiano ne mostra uno agli alunni, molto grande e tutti rimangono stupiti dalla sua bellezza e dalla precisa riproduzione dei dettagli.

Gli alunni vengono poi invitati a progettare, attraverso disegni su fogli, nuove navi riproducendone con precisione le varie parti. La mattinata, prosegue con la visita al faro. La guida Leonardo de Giglio ne descrive la struttura. E’ costruito in pietra, ai suoi piedi c’è un basamento più largo, abbellito da una balconata. Per lungo tempo è stato il faro più importante dell’Adriatico, così come lo era il porto e la marineria di Molfetta. E’ stato anche uno dei fari più antichi e inizialmente era alimentato con olio di origine vegetale.

La sua costruzione risale addirittura al regno borbonico, nel 1837, regnando re Ferdinando II e fu finanziata dai cittadini molfettesi. La sua pianta è ottagonale, simile a quella di Castel del Monte. E’ alto 22 metri dal livello del mare ed abbellito da un terrazzo con una ringhiera che avvolge la lanterna. La portata della sua luminosità arriva fino a 17 miglia nautiche. La sua luce bianca si accende e spegne per un tempo che dura sei secondi e tale durata di tempo lo rende riconoscibile ai naviganti come faro di Molfetta.

Infine, guidati da Giuseppe Allegretta, a piccoli gruppi, gli alunni salgono sulla grande motovedetta della capitaneria, che presta soccorso in mare ai naviganti, rispondendo al numero di emergenza 1530. Gli alunni, con grande gioia si mettono al timone di legno, osservano l’ecoscandaglio, che indica la profondità del mare, utilizzano dispositivi e manopole sotto gli occhi del capitano che li conduce anche nella parte sottostante della motovedetta, dove c’è un piccolo lavabo, una cucina e diversi letti disposti a semicerchio secondo la forma della prua. I bambini sono stati felicissimi di visitare questi ambienti e si sono naturalmente sdraiati sui letti. Con la visita alla motovedetta una bella mattinata si conclude, pur  sfidata dalla pioggia e dalla mancanza di sole.

Gli insegnanti sono grati all’associazione “Sailors” per il loro progetto “Mareducazione”, esperienza unica e bellissima che hanno fatto vivere ai loro alunni. Il progetto è seguito da Valeria Passatore, che cura i contatti con le scuole oltre ad occuparsi di altri aspetti organizzativi. Ringraziamo Francesco Samarelli, presidente dell’associazione, il vicepresidente Leonardo de Giglio e tutti i soci che, normalmente, si occupano di varie aree tematiche di competenze (dai cantieri navali al porto commerciale, dall’approdo turistico al porto pescherecci) e che in occasione di questa giornata si sono prestati a divenire nostre guide.

Oltre ai soci nominati, che hanno seguito la sezione C dell’istituto, ricordiamo anche i nomi degli altri soci presenti all’evento ed ugualmente impegnati con le altre sezioni (A-B-D-E): Corrado Petruzzella, Pasquale de Nichilo, Loredana Lezoche, Leonardo Scardigno, Lorenzo Scaramuzzi, Domenico Altamura.

© Riproduzione riservata

Autore: Vincenza Amato
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