Speciale: Il Mezzogiorno d'Italia
Manlio Rossi Doria (II parte)
NAPOLI - 30.3.2008 Tuttavia, denuncia Rossi-Doria, i processi di trasformazione dell’agricoltura intensiva sono stati frenati dallo scambio svantaggioso tra prodotti agricoli e mezzi di produzione. Secondo lo studioso romano, la soluzione dei problemi dell’agricoltura meridionale non è individuabile nella rivoluzione contadina, che peggiorerebbe solo le condizioni di vita e di lavoro nelle campagne, bensì in un’opera sistematica, capillare e nazionale di bonifica e di investimenti da parte di tutte le forze progressive del Meridione e della Nazione. La riforma fondiaria, nell’ottica di Rossi-Doria, è solo un momento della più generale opera di trasformazione delle campagne meridionali. Essa deve essere incentrata sulle cooperative, in modo tale da coinvolgere direttamente i contadini. Tuttavia, “le cooperative da sole, sottolinea Rossi-Doria, in un ambiente quale è quello del Mezzogiorno, non sarebbero in grado di vivere: l’assistenza tecnica, il controllo, la guida, lo stimolo stesso per crearle e, principalmente, per mantenerle, deve venir loro da parte di organi tecnici, attrezzati a farlo, che si assumano direttamente la progettazione ed esecuzione delle principali opere necessarie, che forniscano i mezzi per la trasformazione, che aiutino, a un tempo, le cooperative e le private iniziative. Tali organi, per la funzione direttiva che dovrebbero avere nella stessa riforma fondiaria, potrebbero appunto essere gli enti regionali per la riforma agraria”. Con l’avvio della riforma agraria, Rossi-Doria conferma la sua linea di intervento basata sulla concretezza delle proposte e non sui programmi ideologici. In effetti, lo studioso romano suggerisce delle modifiche alla legge stralcio, in modo tale da escludere dall’esproprio le grandi proprietà già modernizzate dai proprietari, presenti in misura notevole nel Delta padano. Rossi-Doria punta in modo specifico alla promozione di una legislazione regolatrice che miri ad una riduzione delle rendite, in modo tale da indurre i grandi proprietari terrieri o a vendere le loro terre, o ad avviare i processi di trasformazione. Salvatore Lucchese
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