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Speciale: Il Mezzogiorno d'Italia
Luigi Sturzo osteggiato da De Gasperi (III parte)
NAPOLI - 22.5.2007
Secondo Sturzo, il regionalismo e il decentramento sono il fondamento su cui operare per consolidare l’unità nazionale: “
La questione
– osserva il sacerdote siciliano –
nostra non è politica; è amministrativa e finanziaria. Che le regioni italiane abbiano finanza propria e propria amministrazione, secondo le diverse esigenze di ciascuna, e che la loro attività corrisponda alle loro forze, senza che queste forze vengano esaurite o sfruttate a vantaggio di altre regioni e a danno proprio, è razionale e giusto, date le enormi differenze che intercedono tra le une e le altre. Come è razionale e giusto che si possano tra le regioni ripercuotere i vantaggi ed i beni delle une sulle altre, per quel santo principio di nazionalità, che invece di disconoscere, altamente proclamiamo
”. Rispetto alla questione agraria, Sturzo intende promuovere un programma di riforme atto a favorire la formazione della piccola e media proprietà terriera nel rispetto delle funzioni sociali e produttive della grande proprietà. Ciò è dovuto anche all’impostazione interclassista del Partito popolare, in cui militano sia i grandi possidenti, sia i contadini. In occasione delle elezioni del 1919, il Partito popolare si afferma come la seconda forza politica, dopo i socialisti, della Camera dei deputati. Ma la maggioranza dei deputati popolari di orientamento moderato, contrariamente ai disegni di Sturzo, orienta il partito a partecipare agli ultimi governi prefascisti a guida liberale e allo stesso governo Mussolini dopo la marcia su Roma. Perduto l’appoggio della segreteria di stato vaticana, alla quale Mussolini fa intravedere la possibilità di risolvere i rapporti tra Stato italiano e Chiesa, Sturzo è costretto alla via dell’esilio. Rientrato dall’esilio nel 1946, Sturzo non ricopre nessun ruolo di rilievo nel nuovo partito di ispirazione cattolica, la Democrazia cristiana. Anzi una sua candidatura alle comunali di Roma del 1952 viene fortemente osteggiata da Alcide De Gasperi (nella foto da sinistra: Alcide De Gasperi, Stefano Cavazzoni e don Luigi Sturzo all’uscita dalla sede del Partito popolare nel1921) e dagli altri dirigenti del Partito. Nominato senatore a vita nel 1952, Sturzo si dedica alla lotta parlamentare contro la corruzione e la partitocrazia. Si spegne a Roma l’8 agosto del 1959.
Salvatore Lucchese
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