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“Libera” racconta a Molfetta l’antimafia etica, il caso don Tonino Bello
Valeria Biasco, il vescovo Cornacchia, Pinuccio Fazio e Franca Carlucci
31 ottobre 2018

MOLFETTA - E’ vero. Sono passati 25 anni da quando Don Tonino Bello ci ha lasciati ma il suo spirito, i suoi insegnamenti vivono con noi. E non ci si sorprende se ancora oggi emergono aspetti nuovi e antichi di una personalità che, senza tema di smentita, scrive la storia perché don Tonino era un prete di strada, perché aveva fatto della cura degli ultimi non una sua personalissima interpretazione, ma l’interpretazione originale della parola di Dio. Ed allora nessuna sorpresa se si associa il concetto di antimafia etica alla figura di don Tonino.

Il presidio Libera di Molfetta “Gianni Carnicella”, ha dedicato al don Tonino un convegno “L’antimafia etica, il caso di don Tonino Bello”, vescovo che ha ascoltato la voce di tutti quando altri ritenevano di far bene a non immischiarsi, come affermato Mons. Domenico Cornacchia, Vescovo della Diocesi che ha salutato i presenti introducendo la dott.ssa Valeria Biasco del Presidio Libera di Milano. Originaria di una Puglia orgogliosa e moralmente attiva, Valeria Biasco studia a Milano ove si laurea in sociologia con una tesi sul “caso” don Tonino Bello. La prima parte della sua vita preannuncia la “normale” grandezza dell’uomo prima ancora che sacerdote. Rifiuta lo stipendio da docente di religione perché, afferma, di non poter prendere soldi per annunciare la parola di Dio. Questi soldi verranno utilizzati per organizzare viaggi per quelli che lui definiva “suoi ragazzi”.  

Antonino Caponnetto, giudice del pool antimafia, usava utilizzare le parole di don Tonino per chiudere i suoi incontri con i giovani, quando il giudice lasciò la magistratura all’indomani delle stragi del 1992 in cui perirono il Falcone, sua moglie, Borsellino e i membri delle loro scorte.  Don Tonino è uno stile di vita che ti porti dietro, parole di Guglielmo Minervini, il più vicino tra quei giovani che divisero con don Tonino anni difficili per le città della diocesi flagellate dalla droga, disoccupazione, mancanza di alloggi.

Don Tonino non fa il prete tra le pareti del Vescovado. Raggiunge gli operai delle acciaierie che occupano i binari per protesta perché non ricevono lo stipendio da mesi, è tra i fondatori della casa editrice La Meridiana, trasforma il settimanale diocesano “Luce e vita” in un giornale attento ai problemi sociali, fonda con Guglielmo Minervini e Francesco De Palo, la Casa per la Pace.

L’omelia per la morte del Sindaco Gianni Carnicella smuove le coscienze di una città in cui tutti sanno e tutti tacciono, per quella logica che delimita i propri interessi alle pareti della propria casa e di chi vi abita.

A nome del Presidio Libera di Molfetta, Franca Carlucci, ha salutato Pinuccio Fazio, padre di Michele che in una terribile afosa serata, il 12 luglio 2001, fu ucciso a Bari vecchia a pochi passi dal portone di casa per un errore, per una spedizione punitiva contro un membro di un clan di quartiere. Michele era un ragazzo, un cittadino di quella Bari vecchia onesta che col lavoro aiutava la sua famiglia, i suoi tre fratelli, una famiglia semplice ma ricca di valori, un bene inestimabile.

Lella e Pinuccio, i suoi genitori non sono andati via dalla strada in cui giacque, in una pozza di sangue Michele, hanno deciso di restare ma sono andati via, afferma Fazio, gli Strisciuglio ed i Capriati. “Continuo ad affacciarmi al balcone. Continuo a raccontare la nostra storia non per ricordare Michele ma perché così ci riprendiamo il nostro quartiere. Dico ai ragazzi di scegliere di restare dalla parte del bene perché chi viene risucchiato dal vortice della malavita ha due vie d’uscita: la morte o il carcere”.

Una famiglia,che ha fatto una cosa banale: ha predicato l’onestà, si è nutrita e ha nutrito i quattro figli di valori, ha tradotto in atti concreti la parola di Dio, come Don Tonino Bello, un uomo, un prete scomodo che fu anche osteggiato per la sua interpretazione del messaggio cristiano anche da quelle persone che ora ne piangono la morte, da quelli che si definiscono suoi seguaci, che si recano in pellegrinaggio ma che guardano con sufficienza l’immigrato al supermercato, il povero, quelle stesse persone che frequentano i convegni, come questo, che occupano i primi posti affinché la loro presenza si noti, per poter dire “io c’ero”, che ritornano a casa convinti di aver reso omaggio a lui, paghi di una beneficienza che a loro non costa nulla, ma è soltanto materiale.

Ma di Don Tonino non si smetterà mai di parlare ed è questa la meraviglia della sua opera.

E come ha ricordato Mons. Cornacchia, riprendendo una citazione di Niccolò Castiglioni, “il rumore non fa bene ma il bene non fa rumore”. Semplice.

© Riproduzione riservata

Autore: Beatrice Trogu
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