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Leonardo da Vinci figura magica, il prof. Borzacchini al Ghigno di Molfetta per “Storie italiane”
15 luglio 2019

MOLFETTA - “Qualcosa che non c’era e c’è, in continuo divenire.” Il futuro è il protagonista della rassegna letteraria estiva “Storie italiane”, organizzata dalla libreria “Il Ghigno” di Molfetta.

“Come può la cultura sopperire ai bisogni dell’umanità?”, una delle risposte può essere la letteratura, la lettura, l’arricchimento personale.

“Il primo evento del festival letterario “Storie Italiane”, patrocinato dal Comune di Molfetta, vede come protagonista la figura dell’intellettuale ecclettico Leonardo da Vinci, nel libro “Leonardo da Vinci, le radici della scienza moderna” del prof. Luigi Borzacchini, docente del dipartimento di matematica presso l’Università degli Studi di Bari e accademico pugliese delle Scienze”, introduce la prof.ssa Isa de Marco.

La lectio magistralis del prof. Borzacchini invita l’uditorio alla riflessione: “Il futuro è in gran parte la storia della scienza e bisogna capirne le origini”.

Leonardo Da Vinci è una figura “magica”, dai caratteri quasi mitici, un po' Prometeo, un po' Pitagora, un po' Mago Merlino, di difficile collocazione nella storia. Dal punto di vista storico, considerando le date biografiche di nascita 1452 e morte 1519 si colloca nel cuore del Rinascimento, periodo in cui le filosofie scolastica ed aristotelica non promuovevano la nascita della rivoluzione scientifica che ha avuto inizio successivamente con le figure di Keplero, Newton e Copernico.

Leonardo “omo senza lettere” non conosceva il latino e la matematica, parlava solo il dialetto toscano, era un mancino capovolto, ha lavorato per gran parte della sua vita nella bottega dell’artista Verrocchio e si è approcciato agli studi di geometria e latino solo all’età di 40 anni. Da sempre una personalità solitaria, può essere definito come il genio più solitario in assoluto visto che non è mai stato visto accompagnato da una donna o da un uomo nell’arco della sua vita”, spiega Borzacchini.

La tradizione non ha contribuito a definirne la figura: l’autore della Vergine delle Rocce ha sempre e solo scritto pagine di appunti, 30.000 di cui sono state tramandate solo 8.000 pagine. La fortuna dell’artista ha sempre affascinato gli storici che nell’arco dei secoli hanno dato diverse riletture del suo percorso intellettuale: nel secolo Seicento la dispersione dei manoscritto ha bollato Leonardo da Vinci come la figura emblematica e misterica del “sapiente”; l’800 l’ha definito “il genio universale”, eroe civilizzatore che ha portato alla vita la scienza dopo i secoli bui del Medioevo; solo il filosofo Pierre Duhem ha rivoluzionato il quadro: riconoscendo il fatto che i precursori di Leonardo fossero gli intellettuali del ‘300, scevri di scienza, algebra e calcolo, condannando la figura del pseudoscienziato nelle note a piè di pagina dei manuali di storia della scienza.

“I  mille Leonardi concentrati in una figura poco inquadrabile, hanno portato alla riflessione su un uomo che è stato un grande pittore, un grande osservatore, anche un illustratore e finanche il mago di Dan Brown, per poi sfociare nella dozzinale definizione di “curioso”.

Io penso che Leonardo da Vinci che abbia traccia la prima mappa della Luna, prima di Helvetius, che abbia posto le fondamenta della meccanica, l’idraulica e l’ottica grazie alla sua antropologia del moto, della traiettoria, possa portare il senso comune a definire Leonardo un uomo sui generis, che, per dote divina (definizione del Vasari) abbia osservato la realtà con una lente di ingrandimento “aumentata”.

L’apporto significativo dato alla storia dell’uomo si può racchiudere nella massima latina “Ars sine scientia nihil est”, strettamente connesso all’assioma dell’impossibilità della separazione tra scienza e tecnica, assioma senza cui non sussisterebbe il progresso.

I saluti finali sono stati a carico dell’assessore alla Cultura Sara Allegretta: “Abbiamo riportato in auge anche la cultura nella stagione attuale dell’estate molfettese, sono contenta di poter collaborare con la libreria “Il Ghigno” per stimolare l’interesse alla cultura e alla partecipazione attiva della cittadinanza molfettese”.

© Riproduzione riservata

Autore: Marina Francesca Altomare
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