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Speciale: Il Mezzogiorno d'Italia
Le riforme meridionaliste del 1950 (II parte)
NAPOLI - 3.11.2007
Con la legge del 10 agosto 1950 si dà inizio all’intervento straordinario. L’idea di un intervento straordinario nelle regioni del Sud d’Italia prende corpo a partire dal 1947, quando l’Italia entra a fare parte della Banca Internazionale per la Ricostruzione, meglio conosciuta come Banca mondiale. Ma dopo il piano Marshall, il governo italiano teme che i finanziamenti della Banca internazionalei possano essere sostitutivi rispetto ai futuri prestiti del piano. Ma due membri della delegazione italiana, Donato Menichella (foto) e Francesco Giordani, formulano una proposta alternativa, in base alla quale il ricavato del prestito sarebbe stato destinato dall’Italia alla copertura del fabbisogno di importazioni, in modo tale da potenziare in via stabile la dotazione di capitale e la domanda delle regioni meridionali. In un primo momento, la durata dell’intervento è prevista per un decennio con una dotazione finanziaria complessiva di 1.000 miliardi di lire. Successivamente, con la legge del 1952 la durata dell’intervento viene estesa ad un arco di 12 anni con una dotazione finanziaria di 1. 250 miliardi di lire. La realizzazione del progetto prevede l’Istituzione di un nuovo ente: la Cassa per il Mezzogiorno. Ente dotato di una relativa autonomia gestionale, direttiva e comunicativa. Il piano dodecennale prevede un investimento del 70% dei finanziamento ottenuti per il potenziamento, il miglioramento e la costruzione di opere per l’agricoltura e il 30% per le opere civili. Il limite della Cassa del Mezzogiorno risiede nel suo carattere sostitutivo dell’intervento ordinario. Infatti, a fronte sia della manifesta inefficienza dell’azione politica ed amministrativa ordinaria sia della rapidità di intervento della Cassa ad essa vengono assegnati compiti che non sempre rientrano nelle sue finalità e che progressivamente la rendono un ente sostitutivo delle amministrazioni e degli interventi ordinari in vari settori, quali quelli dell’edilizia scolastica, sanitaria e popolare. L’originario piano organico di opere infrastrutturali per le campagne e per le città viene distorto in una miriade di interventi a pioggia. Nel frattempo lo sviluppo industriale del Nord richiede investimenti sempre più massicci da parte dello Stato per la crescente domanda di infrastrutture che lo accompagna.
Salvatore Lucchese
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