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Le ragioni della Shoah e i suoi oscuri perché, convegno a Molfetta Iniziativa dell’Associazione Eredi della Storia-ANMIG con la collaborazione delle associazioni combattentistiche
Mezzina, Spadavecchia, Ragno
29 gennaio 2019

MOLFETTA - “Le ragioni della Shoah e i suoi oscuri perché?”, quesito ridondante nelle coscienze dei posteri allo sterminio, è il titolo del momento di riflessione del convegno dell’Associazione Eredi della Storia-Anmig di Molfetta, con la collaborazione delle associazioni combattentistiche e d’arma organizza, nella Sala Turtur.

I relatori del convegno sono stati il dott. Michele Spadavecchia, presidente dell’associazione Eredi della Storia e il prof. Giuseppe Maria Mezzina, mentre è stato moderatore il dott. Michele La Grasta.

Il Caronte che ha traghettato le anime della platea nell’inferno del Terzo Reich e della “Soluzione finale” è stato il dott. Michele Spadavecchia, presidente dell’Associazione Eredi della storia. Lo storico ha tratto le mosse dalle cause che hanno generato lo sterminio, sottolineando le diverse tappe che hanno portato in prima istanza alla disumanizzazione della popolazione ebraica, in seconda istanza all’eliminazione.

Già dal 1933 l’entourage hitleriano cercò di ridurre, poi eliminare le capacità artistiche e i moti d’animo degli ebrei: eliminando l’arte e chi la promuovesse come Kurt Weil: musicista, interdetto alla professione perché fautore di “musica degenerata” o Sigmund Freud. Andando nello specifico, il dott. Spadavecchia fa notare quanto l’opinione pubblica si sia scagliata in maniera brutale quasi esclusivamente sulla figura di Adolf Hiltler, dimenticando che egli si è contorniato di un ingente numero di seguaci, pari a lui per malvagità e crudeltà. Esempi di questo sono Alfred Rosenberg, autore del “Dizionario degli ebrei in musica” che stilò un vero e proprio elenco di ebrei da interdire alla professione perché “degenerati”, incapaci di poter essere un modello per qualsiasi tedesco che volesse diventare un musicista; e anche Ernst Bergmann, professore di filosofia, più propriamente un uomo vanaglorioso che delirò addirittura sul fatto che il popolo tedesco dovesse avere una propria religione e una propria chiesa, in quanto «Cristo era un panteista di origine impura». Quindi i tedeschi dovevano distaccarsi dal cristianesimo ed essere indipendenti da tutto; insieme a Streicher, uno dei tanti politici tedeschi delusi degli esiti della Prima Guerra Mondiale, che favorivano l’odio dell’opinione pubblica verso gli ebrei e i comunisti, in particolare la colpa di cui si macchiò Streicher fu quella di favorire la circolazione del libro “Protocolli dei savi di Sion”, opera paradossale in cui viene svelato un ipotetico, più falso, complotto degli ebrei per la conquista del mondo, creando l’ideale dell’antisemitismo e legittimando la loro prossima discriminazione. Per la campagna d’odio il regime si servi la fumettistica, antecedente ai mass media, alla portata di tutti perché presente nell’unico giornale di regime, affisso nelle bacheche di ogni città tedesca.

Dopo l’annessione dell’Austria, furono proposte una serie di soluzioni per l’eliminazione della popolazione ebraica, almeno dal suolo tedesco: per perseguire questo fine, in prima istanza, fu messo in atto il “metodo Eichmann”: dictat che prescriveva alla popolazione ebraica, residente in Germania, di spostarsi forzatamente a Vienna. Ovviamente gli spostamenti comportavano dei costi che solo i ceti ebrei abbienti potevano sostenere, così fu predisposto che gli ebrei più ricchi pagassero le spese di viaggio agli ebrei più poveri, non pesando economicamente sulle tasse del Terzo Reich.

In seconda istanza fu messa in atto l’ipotesi della deportazione nell’isola del Madagascar, purtroppo territorio francese, quindi rimase per sempre soltanto un’ipotesi. In terza istanza fu intrapresa la politica dell’annientamento fisico: il primo passo fu legalizzare la politica attraverso leggi che eliminavano gli ebrei e i loro parenti e discendenti dai posti di pubblica amministrazione; il secondo passo fu l’emanazione delle Leggi di Norimberga nel 1935 che eliminavano il diritto di cittadinanza della popolazione semita e attraverso la legge “della protezione del sangue e dell’onore” vietarono i matrimoni con ebrei, l’assunzione di ebrei e l’avvicinamento degli ebrei alla bandiera del Reich.

In seguito fu ordinata la chiusura di esercizi commerciali semiti e poi, in ultima battuta, che gli ebrei non potessero avere oggetti di proprietà. Così facendo, la disoccupazione tedesca del 40%, attraverso l’arricchimento dei beni ebraici e l’espropriazione dei negozi ebraici in favore di nuovi proprietari tedeschi, fu ridotta drasticamente.

Successivamente Martin Borman, nel 1941, fu incaricato di “ridurre in schiavitù e annettere i Paesi dell’Est”. La campagna di annessione si compose nel lavoro coatto: gli ebrei vennero privati di ogni diritto di assistenza pubblica, di esenzioni per le associazioni di mutuo soccorso e furono obbligati a svolgere i lavori più umili; il processo di disumanizzazione già avviato per la Germania continuò ad accompagnare, quasi in maniera indolore, la catabasi della popolazione ebraica in ogni Paese si trovasse. Seguirono le segregazioni in ghetti in Germania e le deportazioni, oltre 1 milione e mezzo di ebrei dell’Est furono sterminati. Poi fu la volta dell’Occidente, i membri più onorevoli del partito nazista, unico partito presente in Germania, si riunirono nel palazzo di Wansee, nei pressi della città di Berlino, e decisero di sterminare 25.000 ebrei all’ora, per un totale di 6.000 al giorno nei campi di concentramento, stava per avvenire un autentico genocidio! Genocidio che si risolse con numeri sconcertanti, con uno sterminio ad ampio raggio di una popolazione, che alla fine dei conti, non aveva fatto nulla per essere eliminata dalla faccia della terra. I nazisti superstiti, imprigionati nelle carceri di Norimberga, suicidati o processati nel grande Processo, non negarono le loro barbarie, affermando finanche che il genocidio ha colpito anche e soprattutto i bambini perché i bambini, diventati adulti, avrebbero potuto vendicarsi su figli, nipoti e pronipoti tedeschi e loro non lo potevano permettere.

Non ci sono parole per descrivere quanto successe durante il nazismo in Germania e in tutto il mondo, c’è solo da chiedersi: «il giorno della memoria funziona? O è diventata solo sterile retorica?» perché altri genocidi ci sono stati, e l’uomo moderno cosa ha fatto per redimersi? Cosa ha fatto per evitare di ripetere gli errori magistrali della storia? Nulla! Sicuramente non è facile da comprendere quanto l’ideologia di folli vanagloriosi abbia potuto ledere una popolazione e lo stesso concetto di umanità, insito nell’indole umana, ma bisogna rendere l’olocausto un argomento vivo e comprensibile a tutti! Le menti dei giovani, dei bambini, degli adulti del domani, avendo compreso e fatto proprio l’insegnamento di fratellanza ed uguaglianza dei popoli, non dovrebbe, si spera ripetere gli errori del passato.

Non ci resta di sperare di vivere in un mondo migliore, in cui ogni colore della pelle, ogni orientamento religioso e sessuale venga rispettato e tutelato, perché solo la collaborazione sociale dei popoli potrà portare al benessere e alla felicità di tutti.

La sede museale dell’associazione mutilati e invalidi di guerra, in piazza G. Mazzini, è rimasta aperta fino a tarda mattinata per permettere alla cittadinanza di visionare filmati e fotografie inedite riguardanti quelle atrocità.

Tra i caduti molfettesi nei lager ricordiamo: Abatangelo Basilio, anni 24; Allegretta Vito anni, 20; Amato Corrado anni, 22; Camporeale Giuseppe, anni 28; Centrone Domenico, anni 23; De Cesare Giovanni, anni 33; de Robertis Giambattista, anni 32; Fontana Nicolò, anni 44; Giovine Giuseppe, anni 32; Lazzizzera Pietro, anni 22; Mazzola Giuseppe, anni 28; Morolla Luigi, anni 51; Pappagallo Antonio, anni 25; Pellicani Corrado, anni 21; Pierro Mario, anni 20; Pisani Michele, anni 48; Porcelli Giuseppe, anni 22; Spadavecchia Bartolomeo, anni 24; Tonita Angelo.

Domenica mattina in piazza Mazzini sono state esposte le foto di ebrei molfettesi e anche la storia di due cittadini Salvemini e Raguseo che durante la guerra trasportarono in salvo in Israele con il loro peschereccio tanti ebrei di Puglia, ragion per cui furono perfino imprigionati. Al termine della guerra Salvemini restò in Sud Africa, mentre Raguseo tornò a Molfetta, dove continuò l’attività cantieristica.

© Riproduzione riservata

Autore: Marina Francesca Altomare
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