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Le politiche a Molfetta: nessun parlamentare eletto in città. Analisi del voto e scenari futuri
07 marzo 2018

MOLFETTA - Nessun parlamentare molfettese eletto. Si riparte da qui. Persino Carmela Minuto, che aveva occupato un posto importante, non è riuscita a spuntarla. Il posto era quello di Antonio Azzollini, il glorioso ex senatore che ha segnato le sorti di Molfetta per 20 anni.

Non ce l’ha fatta nessuno. Per la prima volta anche Molfetta vive l’exploit del Movimento Cinque Stelle: circa 11 mila voti, 42%, ben oltre il dato nazionale. I Cinque Stelle a Molfetta non avevano mai sfondato, nonostante in tutta Italia il fenomeno stesse crescendo sempre più in fretta. È esploso in un colpo solo e ne hanno fatto le spese tutti gli altri, senza eccezione. I candidati del PD, espressione dell’amministrazione Minervini e dell’asse con Emiliano in Regione, prendono 6mila voti, poco più del 20%. Poco al di sopra della media nazionale va Forza Italia, nonostante la Minuto, che in ogni caso, a Molfetta, prende meno del PD. Anche “Liberi e Uguali” supera di poco il dato nazionale, mentre “Potere al Popolo” raggiunge oltre il triplo delle percentuali nazionali, confermando l’impegno nel territorio del circolo di Rifondazione Comunista allargato a soggetti attivi nel sociale.

Quell’ansia di rinnovamento e quell’esigenza di rottura che ha investito l’Italia intera ha contagiato anche Molfetta, che ha rotto con i vecchi partiti e i vecchi candidati. Il disagio, l’esclusione, la precarietà lavorativa ed esistenziale, sono esplose in una volontà di rottura col sistema dei partiti, colpevoli di aver sottomesso i bisogni della gente alle esigenze dei mercati, attraverso l’applicazione del ricettario europeo dell’austerity.

È lo stesso sentimento di rottura capitalizzato dalla Lega - che pure a Molfetta va molto bene - ribaltandolo contro i migranti, assunti come nemici responsabili del deturpamento dell’economia e dell’identità nazionale. Il recupero della sovranità e dell’identità come antidoto contro l’imperativo dei mercati, le cui esigenze sono tutelate dai partiti dell’austerity: PD e affini. Perché il problema è che i partiti a sinistra del PD non sono riusciti ad intercettare quel disagio, a dare voce a quell’esigenza di rottura.

Il Movimento Cinque Stelle, a suo modo, ha scardinato i vecchi codici della politica. Reddito di cittadinanza, rifiuto delle grandi opere, riconversione ecologica, ma soprattutto partecipazione. Non una visione da somministrare, ma un modello di partecipazione in cui tutti possano costruire il cambiamento. Certo, un modello pieno di ambiguità e contraddizioni, fra condivisione e controllo centralizzato delle piattaforme, partecipazione e assenza di analisi ed elaborazione condivisa del presente e delle possibili soluzioni. Per questo, le posizioni sono spesso state frutto degli umori immediati, piuttosto che di studio e confronto. Basti pensare all’ambiguità dell’atteggiamento nei confronti dei migranti, con l’opposizione allo ius soli.

Una discussione seria, a sinistra, avrebbe dovuto riguardare il modo in cui strappare la partecipazione ai metodi ambigui e surrogati dei Cinque Stelle, organizzando condivisione, confronto, partecipazione. Si è preferito riprodurre i vecchi schemi, procedendo per accordi e scissioni tra le segreterie, con parole d’ordine ormai consunte.

Il Movimento Cinque Stelle apre una nuova era della politica, anche a Molfetta. La politica, per essere al passo con le sfide del reale, deve oggi essere luogo di creazione. C’è bisogno di opporre al razzismo e al centralismo del potere la solidarietà e la cooperazione. Questo sarà possibile solo con un impegno collettivo, dal basso, con umiltà e determinazione.

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© Riproduzione riservata

Autore: Giacomo Pisani
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