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Le associazioni combattentistiche, “Per non dimenticare: il contributo delle donne di Molfetta”
08 marzo 2018

MOLFETTA – Le associazioni combattentistiche di Molfetta ricordano l’8 marzo e il contributo delle donne molfettesi: «Il giorno otto marzo ricorre la Festa della Donna, ormai antica e consolidata celebrazione a favore del genere femminile. Sarà un giorno con l’ennesima corsa alla ricerca del regalo e dell’acquisto della mimosa da donare alla propria amata. Accanto a ciò non possiamo dimenticare il complesso fenomeno che sta interessando il mondo occidentale ed in particolare l’Italia, cioè il femminicidio.

Noi delle Associazioni Combattentistiche e d’Armi ricordiamo ogni anno le donne che si sono distinte nel corso delle guerre mondiali e che hanno lottato per emanciparsi dal modello di società patriarcale che ha dominato fino alla prima metà del XX secolo. A fine ottocento il movimento delle “Suffragette” pose al centro il problema della donna nella società e che solo grazie all’avvento della prima guerra mondiale ebbe effettivo compimento. Dato l’altissimo numero di uomini mandati al fronte, toccò alle donne riempire gli enormi vuoti lasciati dai combattenti e dai sanguinosissimi scontri.

Molfetta subì il riflesso dei grandi eventi che sconvolsero sia l’Europa sia il mondo intero con le stragi compiute durante la prima e la seconda guerra mondiale. Molto critico per la città fu il periodo tra il 1943 ed il 1945. Molte donne rimasero senza marito poiché morto o disperso o prigioniero: prima degli alleati, nei Criminal Fascist Camp; poi dei nazifascisti come IMI, internati militari italiani. Fu un periodo triste che colpì soprattutto le fasce più deboli della popolazione ed i bambini. Senza mezzi di sostentamento, alcune donne si dovettero concedere agli occupanti di turno per ottenere in cambio viveri e protezione. Altre dovettero abbandonare i figli presso il convento di monache annesso alla chiesa di san Pietro. Le più sfortunate furono vittime di violenza fisica e carnale, taciuta nel tempo per non corroborare gli interessi degli alleati.

Soprattutto è stato dimenticato un eccidio avvenuto il primo maggio del 1945, in cui persero la vita le due giovanissime sorelle de Bari e su cui la storia ha steso un velo pietoso. Nei prossimi mesi pubblicheremo la storia delle vittime, grazie a minuziose ricerche archivistiche portate avanti dai soci.

Con l’auspicio che l’otto marzo sia festa della donna e della parità dei diritti, ci auguriamo un futuro di maggiore concordia e collaborazione tra uomini e donne, senza dimenticare i sacrifici e le dure prove affrontate dalle generazioni precedenti».

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