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Lazzaro Gigante al sindaco di Molfetta Minervini: sbagliato dire “noioso qualunquismo” a chi non la pensa come lui
Don Tonino e Papa Francesco
31 gennaio 2019

 Caro direttore,
non riesco a capire il “noioso qualunquismo” affibbiato dal sindaco Tommaso Minervini a chi non la pensa come lui, in merito ai monumenti (a Papa Francesco e a don Tonino) che si stanno innalzando a Molfetta.

Minervini deve sapere che anche io, come altri, mi sono chiesto il senso di questa discesa nell’impoverimento delle opere volute da don Tonino, dipeso da molte cause, a confronto dell’accrescimento dei monumenti, forse in suo ricordo, il cui costo sarebbe stato, probabilmente, più appropriato per corroborare quelle opere.

Non ho manifestato in alcun modo questa perplessità, per non turbare la preziosità della presenza di papa Francesco tra noi, per continuare a essere tutti debitori, senza contese, del suo riconoscimento alle nostre memorie. Ho voluto mettere da parte quanto ci divide per rafforzare ciò che ci unisce, ma non è giusto sentire il disprezzo verso chi ha diritto di chiedere una migliore “ricapitalizzazione” di quell’eredità o comunque di esprimere, come si suole in democrazia, le proprie perplessità.

Vede, non è solo questione di garbo e di laceramento della comune partecipazione a quel capitale. Fa problema proprio il cattivo impatto con l’ondata di risveglio di quel santo Vescovo e, così, riusciamo a perderci nell’orgoglio e nell’insignificanza di una verbosità inneggiante a monumenti di pietra et similia, dimenticando il lessico insegnatoci da don Tonino, quello riferito all’uomo come basilica maggiore. Nel nome dell'uomo egli ci ha chiamati a raccolta per aprire le chiese e le case a Mohamed e alla turba sempre più crescente di immigrati confinati in una nave oppure ghettizzati in lager libici; per raccomandarci i ragazzi che oggi da noi non vanno a scuola, pur non essendo presenti nelle liste degli evasori scolastici; per stornare le risorse da spese inutili (come i nuovi lampioni del corso) e creare presidi a maggiore tutela delle fasce marginali; per porre maggiore attenzione alla ricorrente violenza tra le strade, ecc.  E ci saremmo ricordati della sua raccomandazione a collaborare con le istituzioni, dimenticando anche il torto che lui aveva subito da amministrazioni saccenti che auspicavano allora il suo silenzio tombale. E ora il nostro non essere noiosi.

In questa città è in atto la visita pastorale del Vescovo, che meritava ben altra risonanza, mentre è stata inaugurata con una strana seduta del consiglio comunale, dove la città non esisteva se non tramite gli amministratori che si autoelogiavano per l’"ordine che regna a Roma". Mons. Bello, però, ci ha detto: “Riappropriatevi della città. Non sopportatela, ma vivetela. Vedrete: le cose cambieranno. Diversamente, non basterà il ristrutturarsi delle istituzioni democratiche. Non saranno sufficienti i buoni propositi dei partiti. Non approderà a nulla l'infittirsi delle cosiddette scuole di politica. Saranno inutili i più raffinati programmi pastorali… Se voi riuscirete a liberarvi dalla rassegnazione, se riporrete maggiore fiducia nella solidarietà, se la romperete con lo stile pernicioso della delega, se non vi venderete la dignità per un piatto di lenticchie, se sarete così tenaci da esercitare un controllo costante su coloro che vi amministrano, se…”

Se il sindaco Minervini, aggiungo io, si ricordasse di Gaetano Salvemini (a lui pare molto caro) – e se insieme evitassimo di trascinare la memoria di don Tonino in una banale litigata o in una réclame di casalinga celebrazione -, capirebbe di più perché don Tonino ci chiedeva di essere “spina dell'inappagamento conficcata nel fianco del mondo”. Se lo esigeva da noi chiesa, si immagini, direttore, se poi non l’avrebbe chiesto ai mangiapreti, con i quali con-viveva benissimo, non per fare fotografie insieme, ma per la passione inquieta per la città.

Gli incidenti di percorso sono sempre utili. Se lo si riconosce.

Con stima.

Lazzaro Gigante

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