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Speciale: Il Mezzogiorno d'Italia
La transizione dall’intervento straordinario per il Mezzogiorno all’intervento ordinario per le aree depresse
NAPOLI - 15.3.2008
A partire dagli anni ‘70 in Italia si assiste ad un progressiva ed inesorabile degenerazione del sistema politico. In particolare, nel Mezzogiorno si è assistito ad un ampliamento delle attività della criminalità organizzata – oramai indirizzatasi verso il traffico internazionale della droga – caratterizzata da un rapporto sempre più stretto con la politica a livello nazionale e locale, nonché dagli intrecci con ampi e variegati settori dell’economia legale. Tutto ciò ha contribuito ad alimentare il pregiudizio antimeridionale, sino all’invocazione, da parte delle leghe, della secessione delle regioni settentrionali per abbandonare quelle meridionali al loro destino. Nel rinnovato clima antimeridionalista ed antimeridionale degli anni ‘90 è maturata la definitiva cessazione dell’intervento straordinario a favore del Meridione, con il trasferimento delle sue attività e delle sue funzioni alle singole amministrazioni ordinarie competenti nei vari settori. Inizia in questo modo la fase degli interventi ordinari – definiti dalla legge 488/1992 e dal D.lgs. 96/1993 – incentrata su due scelte fondamentali. 1. L’individuazioni di aree depresse del Paese, comprensive non solo del Mezzogiorno, ma anche delle regioni contro-settentrionali colpite da crisi industriali ed agrarie. 2. Le responsabilità di progettazione ed esecuzione degli interventi ordinari a favore delle aree depresse viene divisa tra vari ministeri: Bilancio, Tesoro, Ricerca, Lavori pubblici, Funzione pubblica; mentre i compiti di coordinamento e vigilanza sono affidati al ministero del Bilancio e al CIPE. 3. L’individuazioni delle risorse sulla base dell’esclusiva disponibilità finanziaria dei singoli ministeri. Tuttavia, è stato osservato che il Ministero del Bilancio non può adempiere in modo organico, tempestivo ed efficiente alle funzioni attribuitegli, in quanto non dispone di reali poteri di controllo e di impulso. Inoltre, essendo privi di riferimenti a territori specifici, i bilanci dei singoli ministeri non consentono un adeguato accertamento delle risorse da destinare alle aree depresse, rendendo anche difficile la disponibilità effettiva dei cofinanziamenti da parte dell’Unione europea.
Salvatore Lucchese
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