Speciale: Il Mezzogiorno d'Italia
La svolta parlamentare del 1876
Napoli – 21. 9. 2006 – La fase “eroica” ed “idealistica” del Risorgimento terminò con la guerra per Venezia (1866) e la presa di Roma (1870). Nel 1866 l’Impero Austro-ungarico si era dichiarato disposto a cedere Venezia all’Italia attraverso la Francia, in cambio della neutralità del nostro paese nell’imminente guerra austro-prussiana. L’offerta giunse in ritardo, in quanto l’Italia aveva già sottoscritto il trattato di alleanza con la Prussia. Ma dopo le sconfitte subite a Custoza e Lissa ad opera dell’esercito austriaco duramente colpito dalla sconfitta di Sàdowua contro le truppe prussiane, l’Italia dovette subire l’umiliazione di ricevere il Veneto dalle mani di Napoleone III. Con lo stesso imperatore francese, nel 1865 l’Italia dovette firmare una convenzione con la quale, trasferendo la capitale da Torino a Firenze, di fatto, rinunciava a Roma. Ma con il crollo dell’impero francese, dopo la battaglia di Sèdan, Roma fu presa quasi senza combattere. Nonostante la legge delle guarentigie, con le quali si riconosceva la sovranità del Papa e la più ampia libertà della Chiesa, il trasferimento della capitale da Firenze a Roma nel 1871 inasprì ulteriormente gli animi, lacerando i rapporti tra cattolici e liberali. In questo nuovo clima maturò il declino della Destra, divisa al suo interno tra vari gruppi, che si identificavano con la loro provenienza regionale. Nel 1876 con la caduta del secondo governo Minghetti si ebbe l’avvento al potere della Sinistra, capeggiata da Agostino Depretis (nella foto). Si chiudeva un’epoca piena di chiaroscuri e di contraddizioni: al rivoluzionamento dell’ordine politico fece riscontro la netta e decisa conservazione dell’ordine sociale, che rafforzò gli interessi dei ceti possidenti inasprendo le condizioni di vita e di lavoro delle classi lavoratrici. La Sinistra si presentò al governo con un programma ambizioso: diminuzione della pressione fiscale; allargamento del suffragio; ampliamento di tutte le libertà. Negli stessi anni in cui in Italia cambiava il quadro politico di riferimento in Europa e nel mondo si assistette a dei mutamenti profondi. Nel 1871 Bismark condusse la Prussia alla realizzane dell’unità politica della Germania. Unità realizzata sotto il segno di una ferrea politica di potenza e degli strumenti della Realpolitik. Si assistette ad un’accelerazione del progresso tecnico e ad un intenso sviluppo delle comunicazioni sia terrestri, con l’ampliamento delle rete ferroviarie, sia marittime con l’inaugurazione del canale di Suez nel 1869. L’esplorazione dell’Africa aprì le porte alle conquiste coloniali. Negli U.S.A. cominciò la corsa all’Ovest, mentre la Russia si estendeva verso l’Asia centrale e la Siberia. Nel frattempo il Giappone conosceva il suo tumultuoso decollo economico-finanziario. L’Italia si inserì in questo quadro di cambiamenti politico-economici con l’intensificazione degli scambi commerciali e l’attivazione di società finanziarie e bancarie azionarie e la fondazione di varie imprese, tra le più famose bisogna almeno ricordare il lanificio Rossi; la società Pirelli e l’industria conserviera Cirio. Anche in Italia si diffuse un clima culturale positivistico, che richiamava gli uomini di cultura a fondare la teoria e la prassi sull’analisi scientifica dei fatti. Ed è proprio richiamandosi alla lezione del positivismo che furono condotte le prime grandi inchieste private sul Meridione d‘Italia, nella speranza di illuminare la classe dirigente nazionale sui mali di gran parte del Paese e di orientarne correttamente l’azione politica. Salvatore Lucchese
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