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La stazione ferroviaria di Molfetta vietata ai disabili. La denuncia di un lettore di “Quindici”
14 agosto 2019

 MOLFETTA - Domenico Porcelli, un lettore di “Quindici” Molfetta, ci descrive uno dei problemi presenti oggi in città per le persone con disabilità ovvero l’utilizzo agevole della stazione ferroviaria. 

Viene fatto notare che chi desidera accedere al terzo binario e proviene dal lato Madonna della Rosa, non può farlo, se è su una carrozzina elettrica.
E' costretto ad aggirare la stazione e ad accedere dal suo ingresso principale di Piazza Aldo Moro.

Varie associazioni sensibili al tema della disabilità e presenti sul territorio, sia a livello locale che regionale (Mitocon Onlus, Rete A.MA.RE Puglia, Unitalsi, Contasudinoi, Avis, Apertamente, Auser, Smith Magenis Italia, Aido, Tribunale dei Diritti del Malato), hanno inviato recentemente alla Rete Ferroviaria Italiana (R.F.I.) e, per conoscenza, all’amministrazione comunale (al sindaco Minervini, all'assessore ai lavori pubblici Caputo, all'assessore alla socialità Balducci) una relazione in cui si richiede l’apertura di un varco che possa permettere non solo l’accesso diretto al terzo binario, dal lato Madonna della Rosa, ma anche l’attraversamento agevole della stazione per raggiungere le vie del centro.

L'ambito normativo, spiega Domenico Porcelli, fa riferimento, in primo luogo, alla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità.
L'Unione Europea riconosce l'accessibilità ai luoghi per le persone disabili come uno dei suoi principi generali, stabilendo che gli Stati firmatari devono adottare misure adeguate per garantire alle persone con disabilità l’accesso ai luoghi, su una base di uguaglianza con gli altri.

Queste misure devono includere l’identificazione e l’eliminazione di ostacoli e barriere all’accessibilità e si applicano, tra l’altro, anche all'ambito dei trasporti.
Infatti la Direttiva CE/57/2008 stabilisce che l’accessibilità è un requisito essenziale del sistema ferroviario all’interno dell’Unione Europea.

Tale direttiva istituisce il principio di attuazione graduale, stabilendo che, entro un lasso di tempo ragionevole, debba essere indicata una strategia di attuazione, al fine di realizzare una transizione graduale dalla situazione esistente ad una situazione finale di conformità alla norma. 

Il Decreto del Presidente della Repubblica del 24 luglio 1996, n. 503 (Regolamento recante norme per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici) garantisce il diritto di libero movimento alle persone disabili, oggi fortemente compromesso.

La stessa Carta dei Servizi della Rete Ferroviaria Italiana prevede un miglioramento dell’accoglienza dei soggetti diversamente abili nelle stazioni e nei treni in genere (Regolamento europeo 1371/2007).

Il decreto legislativo n.70 del 2014 disciplina le sanzioni per le violazioni del Regolamento precedentemente menzionato. 

Già il 18.10.2016, riferisce Domenico Porcelli, era stata inviata alla Rete Ferroviaria Italiana, una relazione per richiedere lavori infrastrutturali legati sia all’installazione degli ascensori all’interno della stazione che all’apertura di un varco per l’accesso diretto al terzo binario lato Madonna della Rosa, lavoro compiuto parzialmente. 

Eppure si tratterebbe di un lavoro semplice e a basso costo, rendere accessibile la stazione ferroviaria da entrambi i versanti stradali, considerando che ci sono ampi spazi per evitare un accesso diretto al binario (cosa che creerebbe dei rischi dal punto di vista della sicurezza).

Evidentemente -  conclude Domenico Porcelli - nonostante si parli sempre più spesso di rendere accessibili le città, resta sempre uno spazio di dimenticanza legato alle persone con disabilità.
Dobbiamo imparare ad uscire dai nostri schemi mentali abituali e immedesimarci in tutte le situazioni possibili, solo così potremo realizzare quella inclusione che ad oggi è limitata solo dalle nostre barriere mentali.”

Domenico Porcelli è padre di Aurora, una bambina affetta da due malattie rare e incurabili. Aurora è sulla sedia a rotelle e nonostante non viva un’esistenza facile, è una bambina gioiosa ed intelligente.
Domenico, suo padre, è vicepresidente di Mitocon, un'associazione che opera, sia a livello nazionale che locale, occupandosi dello studio e della cura delle malattie rare. 

In virtù dell’esperienza avuta con la figliola, dolorosa ma formativa per la conoscenza delle problematiche legate alla disabilità, Domenico Porcelli ha conseguito recentemente, presso l’Università di Bari, il titolo di disability manager. 

I disability manager sono dei professionisti che lavorano nel campo della disabilità, all’interno di istituzioni pubbliche o private. 

Nelle aziende private il disabiliy manager è una figura che fa parte dell’organizzazione aziendale, facilita le relazioni interne e l’accesso a supporti tecnici e organizzativi utili alla inclusione lavorativa delle persone disabili, valorizza la loro professionalità, implementa le loro competenze e li rende competitivi al pari dei loro colleghi. 

Il disability manager deve avere capacità di empatia, di facilitazione e di sintesi, coniugando il tutto con una gestione organizzativa efficace e in grado di raggiungere gli obiettivi strategici dell’azienda.

Nelle istituzioni pubbliche i disabiliy manager raccolgono le istanze dei cittadini disabili e delle loro famiglie, attivano il lavoro in rete di tutti gli enti ed i soggetti coinvolti, veicolano i bisogni delle persone disabili verso i servizi esistenti, mettono in atto ogni azione volta a favorire l’accessibilità urbanistica.

Segnalano, inoltre, tempestivamente ai responsabili degli uffici iniziative e azioni che possono porsi in contrasto con gli enunciati della Convenzione Internazionale sui Diritti delle persone con Disabilità e evidenziano possibili linee guida e di intervento al fine di promuovere i diritti delle persone con disabilità.

© Riproduzione riservata

Autore: Vincenza Amato
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