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La sindaca di Malnate, Irene Bellifemine, originaria di Molfetta, che ha vaccinato i suoi cittadini, ospite ieri in tv nella trasmissione “A ruota libera”
Irene Bellifemine
29 marzo 2021

 MOLFETTA – L’iniziativa della sindaca di Malnate, una cittadina di 17mila abitanti in provincia di Varese, Irene Bellifemine, 49 anni di Molfetta, è stata ripresa ieri anche dalla trasmissione “A ruota libera” di RaiUno ieri sera, con la conduzione di Francesca Fialdini.

La signora Bellifemine, madre di 4 figlie, che oltre ad essere sindaco, esercita il mestiere di infermiera, ha deciso, sabato scorso, di attivarsi in prima persona per la vaccinazione di anziani con difficoltà motorie e soggetti fragili che nelle loro abitazioni hanno ricevuto la prima dose del vaccino.

«Si può e si deve vaccinare altrimenti non ne usciremo più, da questa pandemia», ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera. Detto fatto: 176 somministrazioni in un giorno grazie alla disponibilità totale di tutti i medici di famiglia, dieci, a cui se ne sono aggiunti addirittura altri due, i sostituti. La sua iniziativa ha fatto il giro d’Italia e ora Irene Bellifemine riceve telefonate di colleghi amministratori che le chiedono come fare.

Un esempio di come, quando si vuole e ci si attiva, le vaccinazioni si fanno. Basta organizzarsi: certo, è più facile in un Comune piccolo, che in quelli grandi. Ma ogni cosa può essere fatta con le dovute proporzioni, e soprattutto con i mezzi più grandi che i Comuni maggiori certamente possiedono, anche se non sempre riescono ad organizzarsi.

«Ci siamo resi conto che le vaccinazioni andavano a rilento – ha dichiarato Bellifemine al Corriere della Sera - allora abbiamo fatto richiesta ad Ats Insubria di poter somministrare i vaccini a domicilio a persone fragili, ultra ottantenni con gravi patologie e difficoltà a deambulare. Ats ha chiesto di presentare un progetto e così abbiamo “fatto rete” con i medici di base coi quali già in periodo autunnale avevamo organizzato la campagna antiinfluenzale».

Ma allora le cose erano diverse dal momento che le iniezioni avvenivano nelle palestre comunali. Qui invece sono stati medici e infermieri a entrare nelle case dei cittadini. «Abbiamo stilato un programma con medici e volontari. È stata coinvolta “Sos Malnate” (associazione di soccorso ndr) per il primo soccorso con diverse ambulanze disponibili, oltre a polizia locale, protezione civile, carabinieri e associazione carabinieri in congedo».

Sabato scorso il piano è entrato in azione. Come quartier generale sono stati scelti i locali del consultorio dove un’infermiera ha preparato le dosi poi consegnate alle squadre che raggiungevano il domicilio dei pazienti. Una vera e propria staffetta. «Non appena le dosi terminavano – continua la sindaca nella sua intervista al Corriere della Sera -, veniva contattato il consultorio che ne preparava altre, poi tutto veniva inserito nella borsa frigo e si partiva per altre vaccinazioni», spiega Irene Bellifemine al telefono con la voce afona, uno dei postumi della malattia.

«La stessa cosa che è stata fatta qui da noi può venire replicata anche altrove. Certo Ats Insubria ci ha ascoltati e grazie alla sinergia forte fra tutte le forze in campo è stato possibile vaccinare. Mi sento di lanciare un appello: sabato a Malnate abbiamo dimostrato che grazie ad un’incredibile catena della solidarietà si può e si deve vaccinare, spero che questo modello venga presto adottato anche in altri Comuni».

Irene Bellifemine, come è stato commentato da alcuni cittadini, «è riuscita a fare quello che tutti noi ci aspettavamo facesse la regione Lombardia. Non è uno scherzo il Covid, non possiamo aspettare 15 giorni, un mese. La vaccinazione serve a salvare vite, a farci stare meglio, a farci vivere tranquilli e a farci recuperare uno stile di vita che consideravamo normale fino a più di un anno fa. Cari signori prendete esempio».

In un’intervista all’edizione milanese di Repubblica, la sindaca ha anche spiegato come è avvenuta la somministrazione dei vaccini: «Un'infermiera volontaria è stata accompagnata con un'auto della Polizia locale a prelevare i vaccini alla farmacia ospedaliera di Varese, poi un'équipe di infermiere specializzate nel nostro consultorio si è incaricata della preparazione delle singole dosi, che sono state distribuite ai vari medici. Ogni cinque pazienti vaccinati, il medico avvisava il consultorio e venivano predisposte nuove dosi, consegnate tramite staffetta».
La sindaca Bellifemine del Pd è sempre attiva nel suo Comune e ha scritto anche al  Presidente della Repubblica Mattarella, al Presidente del Consiglio Draghi, e al Governatore della Lombardia, sul problema della scuola e della didattica a distanza: «Come Sindaco della mia amata Città di Malnate e come mamma di 4 figlie vi scrivo perché voglio esprimervi la mia preoccupazione per i nostri figli costretti alla didattica a distanza.
Un antico detto africano afferma che per fare un bambino ci vuole un intero villaggio. In questo momento storico, dove prevale il distanziamento, il villaggio viene a mancare e i bambini si sentono sempre più soli e lontani dai compagni, dagli insegnanti che, dopo i genitori e i nonni, sono le persone più importanti per la loro crescita affettiva e cognitiva.
L’uomo è un animale sociale e come tale per vivere, crescere, imparare deve rapportarsi con gli altri. Un bambino impara attraverso il contatto, gli sguardi, l’imitazione, l’inflessione della voce di chi lo circonda: la mamma, il papà, gli adulti, i coetanei.
Il mio insegnante delle superiori ci diceva che l’etimologia dal latino della parola insegnare vuol dire “incidere, imprimere dei segni” ovvero un buon insegnante, sia esso un genitore, un educatore, un maestro, un professore deve lasciare il segno nella mente dei ragazzi per contribuire alla sua crescita armoniosa.
Ora mi chiedo: come può un insegnante lasciare il segno nella mente dei suoi studenti attraverso un monitor?
Come può un bambino al suo primo anno di scuola imparare ad impugnare la penna nel modo corretto se non può essere accompagnato dal tocco premuroso della sua insegnante?
Come può un bambino o un adolescente confrontarsi con i suoi coetanei e sviluppare le sue competenze sociali attraverso il pc o peggio attraverso il cellulare senza incorrere nei rischi del web?
La dottoressa Lucangeli afferma che le emozioni generano i ricordi e i ricordi imprimono dei cambiamenti nella psiche del bambino in evoluzione, che saprà dunque riconoscerle in futuro e adeguare la sua risposta.
Dunque che emozioni possono generarsi davanti ad un PC durante le tante ore di didattica a distanza?
Sono una madre di 4 ragazze e capisco le difficoltà dei ragazzi e il disagio che provano nella privazione di un diritto importante  come quello dell’istruzione ma anche della socializzazione. Capisco che la pandemia vincola nelle scelte governative, ma occorre trovare strategie diverse per tutelare le nuove generazioni ed anche i genitori.
Allora perché non autorizzare le lezioni all’aperto in questo momento di emergenza? Garantendo il distanziamento si potrebbe arginare ulteriormente il rischio di contagio permettendo comunque ai bambini di frequentare le lezioni in presenza.  Si potrebbe pensare a turni di lezioni nei parchi, nelle piazze messe a disposizione per le scolaresche, nei cortili delle scuole, negli oratori…
Inoltre la dad sta penalizzando le famiglie già in gravi difficoltà lavorative. Sta discriminando ancora una volta le donne costrette spesso a rinunciare al lavoro per seguire il figli. Inoltre ci sono molte famiglie che, per ragioni economiche, anche legate alla pandemia, non possono permettersi di comprare un pc o ne necessitano più di uno in famiglia e non possono permetterselo.
Dunque chiedo di evolversi e trovare nuove strategie per ritornare ad essere un “villaggio” che sa prendersi cura della crescita di un bambino, di un ragazzo che ha il diritto di socializzare, di imparare, di esplorare, di crescere in modo sano.
Come Sindaco mi metto a disposizione della scuola, dei genitori, dei bambini e dei ragazzi al fine di evolverci come comunità e trovare nuove strategie per affrontare la pandemia garantendo i diritti dei nostri figli in sicurezza.
Venerdì scorso ho accolto una delegazione di genitori che mi hanno manifestato i loro timori relativi alla continua didattica a distanza.  Comprendendo le loro paure mi sono resa disponibile ad un confronto.
Chiedo ora che ad alto livello governativo, regionale e statale, si prendano decisioni per legittimare e favorire strategie alternative di didattica che non sia solo davanti ad un pc o un cellulare. Sono sicura della comprensione e confido nel vostro interessamento verso questo tema delicato e importantissimo e spero in una celere risposta. Grazie. Cordiali saluti».
Anche il sindaco di Molfetta, Tommaso Minervini, ha espresso il compiacimento per l’inziativa delle vaccinazioni a domicilio fatte dalla Bellifemine: «In questo momento difficile mi sarebbe piaciuto essere un medico o un infermiere per poter andare a vaccinare come la collega Irene Bellifemine Sindaco per Malnate. Come educatore posso solo esortare alla responsabilità, come Sindaco lavoro costantemente per mettere a disposizione strutture per volontari, polizia locale, ASL, medici e infermieri...

Irene è Sindaca di Malnate. Irene è anche una infermiera. Irene è di Molfetta e come tutti i molfettesi ha un cuore grande. E cosa fa una sindaca con la professionalità di una infermiera in una pandemia? Porta i vaccini a casa degli anziani. Brava Irene. Noi molfettesi siamo orgogliosi di te perché esprimi il valore dell'essere molfettesi, e si sa che nelle difficoltà diamo il meglio di noi. In tutto il mondo lo sanno dall'America all'Australia. Ora più che mai sfidiamo insieme il virus con la tenacia e il coraggio dell'essere molfettesi. Uniti, con responsabilità».

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