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“La scuola, specchietto per le allodole per Emiliano e Lopalco. I focolai sono altrove” il comunicato di Priorità alla scuola 
05 aprile 2021

 BARI – Nei giorni scorsi si è tenuta un'altra manifestazione davanti alla sede della presidenza della Regione Puglia. «Avremmo voluto consegnare al presidente Emiliano un documento e chiedergli se sono avviati tutti i lavori previsti per il rafforzamento del trasporto pubblico, per l'efficientamento dell'edilizia scolastica e l'allargamento degli spazi, per il potenziamento della tutela sanitaria nelle scuole e tanto altro. Ma per l'ennesima volta ha rifiutato l'incontro con chi, da inizio pandemia, pratica partecipazione attiva e democrazia al fine di migliorare le condizioni di studio e di lavoro della comunità scolastica – dice un comunicato del movimento “Priorità alla scuola”. 

 In tutta la Regione, molti genitori, lavoratori e lavoratrici partecipanti al movimento Priorità alla scuola - Puglia, stanno denunciando quanto sui posti di lavoro i singoli contagi si stiano ormai trasformando in veri e propri focolai. Il presidente Emiliano e l'assessore Lopalco dovrebbero spostare completamente la propria attenzione con controlli a tappeto all'interno delle attività produttive, sempre tutte aperte anche in zona rossa, incluse quelle non essenziali.

Basti osservare i contagi Covid-19 sul posto di lavoro denunciati all'INAIL, per rendersi conto dei numeri che si riproducono dentro i call center, i magazzini della logistica, le fabbriche e gli hub della grande distribuzione organizzata. Tra l'altro, le statistiche sono sottostimate perché la strategia del ricatto occupazionale nei confronti di lavoratori e lavoratrici non si ferma certo in pandemia.

Senza tornare in Val Seriana, quando nel marzo 2020 fu proprio Confindustria il principale responsabile della non attuazione di una zona rossa, dopo oltre un anno di emergenza pandemica è facile leggere su qualsiasi motore di ricerca centinaia di denunce e di chiusure parziali di alcuni siti produttivi. Dall'ex Ilva AcelorMittal di Taranto alla Stellantis di Melfi, dalla Carbotech in provincia di Teramo alla zona industriale di Prato e Rovigo, fino al settore calzaturiero del Salento, dove due aziende sono state chiuse provvisoriamente dalla ASL dopo che i contagi sono passati da una media di 1 a 15 al giorno, su un totale di 700 dipendenti.

Nelle scuole i protocolli esistono e, fino ad adesso, ogni positività accertata ha corrisposto a quarantena per tutta la classe e tracciamento. Per quanto l'intero sistema possa e debba essere implementato, le migliaia di classi in quarantena da settembre a oggi testimoniano una profilassi attiva che altrove non esiste o che deve attendere decine di casi prima di essere applicata. Eppure, dall'inizio della pandemia è la scuola a scuotere gli animi: la scuola è il vero argomento divisivo di esperti e opinione pubblica di questo paese. Anche senza dati in chiaro e nonostante il fatto che la scuola sia rimasta semi-deserta per quasi due anni scolastici. Il grillo disse un giorno alla formica: finché la curva epidemiologica va (e lasciala andare) la scelta politica di chiudere le scuole si è dimostrata un fallimento.

Dopo un anno, continuiamo a pensare che la scuola debba essere l'ultima a chiudere e la prima riaprire. Che una disamina più ampia e critica delle priorità che il governo nazionale e regionale hanno messo in agenda non possa più essere posticipata. A dimostrarlo sono la continua assenza di investimenti nella sanità e l'istruzione pubblica; l'esternalizzazione della ricerca e della produzione dei vaccini alle multinazionali; i tredici mesi di luoghi produttivi non essenziali aperti; infine, gli altrettanti mesi di chiusura di tutti i luoghi di socializzazione: dall'istruzione alla formazione, dall'arte allo spettacolo. (Non) passando per i parchi.

Chiediamo che si chiudano le attività produttive non essenziali, garantendo reddito pieno per chi è impossibilitato a lavorare; si attuino controlli continui per tutte le attività produttive essenziali, garantendo tranquillità e sicurezza per chi lavora. Si investa in sanità, istruzione e trasporto pubblico, affinché sia garantito un ritorno in presenza dai nidi all'università. 

 

Il governo della Regione Puglia non può continuare ad utilizzare la scuola come specchietto per le allodole, continuando ad accusarla e a colpevolizzarla, quando ormai i dati ci dicono che il virus circola altrove. Non siamo più disposti all'ipocrisia di chi è responsabile della gestione politica ed amministrativa della pandemia. La loro arroganza addirittura li porta a non incontrare un movimento composto da docenti, genitori e studenti che si batte per il bene di uno dei pilastri della società: la scuola pubblica e l'istruzione assieme alla salvaguardia della salute e del sistema sanitario pubblico».

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