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La protesta di Rifondazione davanti all’ospedale di Molfetta: investire sulla sanità pubblica
29 novembre 2020

MOLFETTA – Ieri protesta del Partito della Rifondazione comunista davanti all’ospedale di Molfetta.

«La pandemia che stiamo affrontando ha dimostrato inequivocabilmente l'importanza della sanità pubblica. Una rete ospedaliera capillare e una medicina del territorio ben organizzata sono l'unica garanzia per la salute dei cittadini. Invece veniamo da anni di tagli alla sanità operati da centrodestra e centrosinistra nel nome dell'austerity europea e dei dogmi liberisti.

La Lombardia nella prima ondata è stata travolta anche a seguito dello smantellamento della rete dei medici di famiglia e della medicina del territorio, in questa seconda ondata invece le regioni del Sud Italia sono state colte in pieno scontando la mancanza di posti letto e di personale. Tagli di risorse alla sanità pubblica e il suo utilizzo come merce di scambio elettorale sono stati il corollario di precise scelte di politica sanitaria volte a favorire il settore privato. Ad aggravare la situazione ci si è messa la riforma balorda del titolo V della Costituzione che ha messo nelle mani delle regioni la gestione della sanità dando vita a 21 sistemi sanitari diversi, mandando nel caos l'intera rete italiana e indebolendo ancora le regioni del sud Italia.

La Puglia di Emiliano, distintasi per lo scontro istituzionale sulla scuola, dimostra tutta la fragilità del sistema sanitario regionale emersa drammaticamente dopo la propaganda elettorale. Anni e anni di piani di riordino, basati sulla chiusura di ospedali e tagli, non potevano che procurare questa situazione. Gravi pertanto le dichiarazioni di Emiliano che intende eliminare i tetti di spesa per permettere ai grandi gruppi della sanità privata di investire in Puglia.

Noi riteniamo che bisogna tornare ad investire sulla sanità pubblica in termini di potenziamento della rete ospedaliera, della medicina del territorio, nuove assunzioni a tempo indeterminato degli operatori sanitari ed eliminazione a livello universitario dei meccanismi che hanno bloccato la formazione di medici e infermieri.

Si tratta di misure necessarie non solo per affrontare la crisi sanitaria attuale ma anche per garantire cure degne ai malati non COVID che ancora di più in questo periodo vivono il disastro della sanità pubblica. I soldi ci sono, vanno recuperati introducendo una tassa per i patrimoni oltre il milione di euro, bisogna tagliare le spese militari e interrompere i finanziamenti pubblici alla sanità privata.

Questo governo non ha avuto nessuna strategia per affrontare la crisi sanitaria, nonostante il tempo a disposizione non ha potuto affrontarla al meglio perchè avrebbe dovuto cambiare politica economica e sanitaria, cosa che non vuole e non può fare. Eppure nel mondo non mancano gli esempi virtuosi: Cuba e Venezuela da sempre investono tanto sulla sanità pubblica, la Cina ha investito fortemente sul tracciamento.

Questi Paesi stanno subendo molto meno questa crisi e tocca a noi partendo da questi esempi tornare al modello di sanità pubblica presa ad esempio in tutto il mondo che si fondava nell'articolo 32 della nostra carta costituzionale». 

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